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Polonia, la grande sfida delle elezioni presidenziali

Domenica 12 luglio si tiene in Polonia il secondo turno delle elezioni presidenziali. Gli sfidanti sono il presidente uscente Duda e Rafał Trzaskowski. La posta in gioco è enorme: si decide se la Polonia rimarrà il Paese fedele ai valori tradizionali con al centro la famiglia, o diventerà un altro Paese dove vige la dittatura del politicamente corretto

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Varsavia, ultimo giorno di campagna elettorale

Domenica 12 luglio si tiene in Polonia il secondo turno delle elezioni presidenziali. Gli sfidanti sono: il presidente uscente Andrzej Duda, appoggiato dal partito Diritto e Giustizia (Prawo i Sprawiedliwość, PiS), e l’attuale sindaco di Varsavia Rafał Trzaskowski, dalla Coalizione Civica (Koalicja Obywatelska, KO). La posta in gioco è enorme: si decide se la Polonia rimarrà il Paese fedele ai valori tradizionali con al centro la famiglia, o diventerà un altro Paese dove vige la dittatura del politicamente corretto. Questa posta in gioco fa sì che contro il presidente uscente si siano coalizzate tutte le forze, anche le lobby internazionali, che combattono la famiglia naturale e la religione cattolica, che promuovono l’aborto e l’ideologia gender, che vogliono il Paese succube dell’UE dominata da Germania e Francia e sottoposto all’incontrollato processo di globalizzazione con la perdita di radici nazionali e spirituali.

Duda, il presidente pro-famiglia   

Il presidente Duda durante il suo mandato ha incoraggiato e appoggiato le iniziative pro-famiglia dell’esecutivo e alla vigilia delle elezioni, il 10 giugno, ha sottoscritto la Carta della Famiglia a garanzia del sostegno finanziario per essa. In quella occasione Duda si è impegnato a "proteggere la famiglia", sottolineando che il sostegno alla famiglia e al matrimonio inteso come unione tra una donna e un uomo e alla maternità è garantito costituzionalmente. "La famiglia costruisce la società e senza la società non esiste uno stato", ha detto Duda. Il presidente ha sottolineato che la famiglia è radicata nella tradizione polacca e fa parte del "codice culturale" polacco. Parlando della politica del sostegno finanziario per le famiglie, ha elencato i programmi già operativi: 500Plus (500 PLN cioè circa 110 euro per ogni figlio, indipendentemente dal reddito dei genitori), 300Plus (300 PLN d’aiuto per ogni figlio all’inizio dell’anno scolastico) e MamaPlus (è un programma indirizzato alle donne che hanno 4 o più figli e per questo motivo non sono riuscite a maturare la pensione; lo stato si impegna a garantire a tali donne una pensione minima). Ha inoltre ricordato la sua intenzione d'introdurre un buono vacanza di 500 PLN per ogni bambino. Ha assicurato anche un'attenzione speciale alle famiglie che crescono bambini con disabilità. All’estero si parla poco della riuscita politica familiare dell’attuale governo polacco ma bisogna sottolineare con forza che grazie al programma 500Plus in Polonia si è riuscito a debellare il terribile fenomeno della povertà dei bambini che in tutto il mondo colpisce i figli dei genitori con basso reddito.

Ma il sostegno alle famiglie non è soltanto finanziario: Duda ha dichiarato la sua volontà di difendere l’istituto familiare inteso come unione tra un uomo e una donna, come lo definisce la Costituzione polacca, precludendo così la possibilità di approvare altre forme di matrimonio (vedi unione tra persone dello stesso sesso). Questa visione della famiglia differenzia il presidente uscente dallo sfidante Trzaskowski, promotore dell’ideologia gender anche nelle scuole, protettore delle organizzazioni LGBT+, che da sindaco di Varsavia, ha firmato, oltre un anno fa, una cosiddetta Carta LGBT. 

Ovviamente questa posizione di Duda provoca le ire e gli attacchi degli ambienti LGBT, tanto più virulenti da quando egli ha dichiarato che “la Costituzione polacca dovrebbe contenere una disposizione expressis verbis secondo cui l'adozione di un bambino da parte di una persona in una relazione omosessuale dovrebbe essere vietata". Duda ha già firmato un apposito documento, insieme al progetto di modifica presidenziale della costituzione, che verrà presentato al Parlamento (Sejm).

Nell'ambito della presidenziale iniziativa legislativa, Duda ha anche presentato una bozza di modifiche legali per aumentare il ruolo dei genitori nel decidere che cosa insegnare ai loro figli a scuola. Se diventasse legge, i genitori deciderebbero chi e che cosa insegnare ai loro figli nelle attività facoltative riguardanti le materie umanistiche, particolarmente l’educazione alla vita familiare e sociale. Senza il consenso dei genitori, i loro figli non potranno partecipare a certe lezioni. In Polonia, le attività delle organizzazioni di sinistra sono diventate sempre più problematiche e i genitori non avevano un controllo sufficiente su ciò che stava accadendo nelle classi e sui contenuti di certe attività. Invece la nuova legge dovrebbe proteggere efficacemente i minori, ad esempio contro la precoce iniziazione sessuale e l'ideologia gender.

Lo strano sfidante “cattolico”

Quest’anno tra i candidati nelle elezioni presidenziali è apparso un’”outsider”, un uomo senza partito dietro, Szymon Hołownia. È un giornalista, scrittore e conduttore televisivo, relativamente giovane (nato nel 1976) ed estraneo al mondo politico. Hołownia si presentava come una persona credente, un cattolico ma con idee originali: chiedeva una Polonia laica, con la netta distinzione tra lo stato e la Chiesa, al punto da voler eliminare le croci dagli spazi pubblici. Ha poi promesso di chiudere la cappella nel Palazzo Presidenziale abolendo la funzione del cappellano presidenziale. Hołownia, con la sua visione del cattolicesimo “democratico”, “aperto”, così ben conosciuto anche in Italia, con grande spazio nei media liberal e tanti sponsor interessati, ha attirato una parte dell’elettorato cattolico ottenendo un rilevante risultato: il 13,9% dei voti, giungendo al terzo posto. L’obiettivo vero era dividere i cattolici e il blocco di destra così da impedire la rielezione di Duda nel primo turno. Obiettivo riuscito, e dopo il primo turno Hołownia ha gettato la maschera appoggiando Trzaskowski nel secondo turno.

Il grande gioco dei media in mano straniera

Dopo l’anno della svolta, dal 1989, in Polonia è cominciato un travolgente processo di privatizzazioni: le fabbriche, le banche, i servizi, il patrimonio immobiliare sono passati spesso in mano alla vecchia nomenclatura comunista ma prima di tutto in mano straniera. Questo processo non ha risparmiato i media che prima appartenevano allo stato: sono stati privatizzati. Ma la portata del fenomeno è inimmaginabile: secondo gli ultimi dati disponibili, circa il 75% dei media del Paese appartiene a gruppi stranieri, principalmente tedeschi (i due terzi). Tra i gruppi tedeschi al primo posto c’è il gruppo Bauer di Amburgo; c’è il colosso svizzero-tedesco Ringier Axel Springer che pubblica in Polonia il più diffuso giornale Fakt, il settimanale Newsweek Polonia, il mensile Forbes ma anche il più diffuso giornale sportivo Przeglad Sportowy. Invece la stampa regionale è dominata dal gruppo editoriale Polska Press che appartiene ad un altro colosso tedesco, Verlagsgruppe Pasau. Come si deduce da questi fatti sono principalmente i tedeschi che controllano i media in Polonia: giornali locali, giornali e media elettronici. E da parte di questi media sono partiti gli attacchi al presidente Duda. Si può parlare di vera democrazia quando il “quarto potere” è in mano straniera? La domanda è tanto più pertinente se prendiamo in considerazione che gli interessi, economici, politici, ideologici tedeschi non sempre coincidono con gli interessi nazionali polacchi.

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