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Polonia e Malta difendono la vita. Quindi l'Ue le accusa

Il Rapporto sul rispetto dei Diritti Riproduttivi in Europa condanna Malta e la Polonia per le loro leggi contro l'aborto, in difesa del diritto alla vita. Anche al di fuori dell'Ue, la Cedu ha accolto le denunce di 15 organizzazioni pro-aborto in Polonia. Invece Malta è nel mirino della Commissaria per i Diritti Umani.  

Polonia, il simbolo pro-aborto

Polonia e Malta, Paesi ancora cattolici e pro life, sono sotto assedio da parte dell’Europa. L’EPF, il network parlamentare di IPPF in Europa che raccoglie formalmente poco più di una decina di membri del parlamento europeo (in realtà può contare su una maggioranza trasversale consolidata), ha pubblicato lo scorso 11 febbraio, il primo Rapporto sul rispetto dei Diritti Riproduttivi in Europa. Nella specifica classifica sull’aborto del Rapporto, Polonia e Malta, insieme alla Russia e pochi altri, sono risultati i Paesi peggiori (cioè i migliori nel difendere la vita nascente).

La Polonia ha le leggi più pro life del continente europeo e Malta addirittura è l’ultimo Paese che vieta l’aborto sul proprio territorio. L’assalto a queste due roccaforti che difendono la vita del concepito è ad una svolta. Negli ultimi mesi, la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) ha accolto il deposito delle denunce di 15 organizzazioni pro-aborto contro la Polonia, pur non avendo alcuna competenza in materia, soprattutto nel valutare la decisione della Corte costituzionale di un Paese che vieta l’aborto eugenetico. La lobby mondiale dell'aborto è stata mobilitata in un modo senza precedenti, lo dimostra chiaramente un recente Report dell’ ECLJ di Gregor Puppinck. E’ probabile che molte di queste denunce non vengano poi effettivamente prese in considerazione dalla Corte, tuttavia è bene metter in evidenza, come fa l’ECLJ, che 14 su 15 di esse lamentano l'impossibilità di eliminare i bambini disabili prima della nascita.

Il centro studi polacco pro famiglia e pro vita Ordo Juris, insieme all’ECLJ di Strasburgo hanno, non solo presentato proprie memorie in cui si chiede che la Corte non prenda in considerazione alcuna delle denunce presentate il dovere della Corte polacca ed Europea di proteggere la vita nascente,  ma hanno altresì dimostrato il palese conflitto di interessi tra tutte le organizzazioni pro aborto denuncianti, i loro finanziatori ed alcuni giudici e i movimenti attivi sul territorio polacco. Non sfugge la medesima ‘mano benevolente’ che unisce (e controlla gran parte del flusso di denaro) con le proprie elargizioni Amnesty International, Human Rights Watch, Center for Reproductive Rights, International Commission of Jurists, International Federation for Human Rights, International Planned Parenthood Federation European Network, Women Enabled International, Women's Link Worldwid, World Organisation against Torture, Federa…cioè la gran parte delle organizzazioni che hanno presentato le denunce contro la Corte polacca e la Polonia, per aver attuato  la  decisione di vietare gli aborti eugenetici due anni orsono.

La Corte Europea prenderà le proprie decisioni nei prossimi mesi, ma già ad oggi lo scenario della disfida epocale è chiaro. Dopo le dichiarazioni improvvide del Commissario dei Diritti Umani Dunja Mijatović contro la Corte polacca del novembre scorso, proprio l’EPF aveva promosso a fine dicembre una petizione tra i parlamentari contro la legge polacca e chiesto alla Commissione di intervenire con sanzioni contro il Governo di Varsavia.

E Malta? Solo pochi giorni dopo la pubblicazione del Report di EPF, anche per Malta è scattato l’assedio. A muovere le prime armate all’attacco del baluardo isolano della vita è stata la notissima Commissaria dei Diritti Umani del Consiglio di Europa Dunja Mijatović, già collaboratrice delle ONG di Soros, che il 14 febbraio, con la pubblicazione del suo rapporto sui diritti umani nell’isola,  ha invitato Malta ad abrogare il divieto generale di aborto, dicendo che tale norma mette a rischio il diritto delle donne alla salute e viola i diritti umani (si vedano paragrafi dal 80 al 91) e la raccomandazione finale (paragrafi 96 e 97). Il giorno seguente, senza alcun ritegno né rispetto del ‘bon ton’ istituzionale, la ONG inglese Abortion Support Network  rilasciava una dichiarazione in cui si diceva di essere orgogliosi per aver aiutato 269 ‘clienti’ di Malta che stavano cercando informazioni, logistica e supporto finanziario per accedere all’aborto.

"L'ente di beneficenza ha supportato i clienti per accedere a pillole abortive sicure e organizzare aborti nel secondo trimestre in cliniche e ospedali di altri paesi europei", si legge nella nota stampa rilasciata. Non sarà mica un caso che proprio in questi giorni di aspra la campagna elettorale ed il solo partito di opposizione (Partito Nazionale) riecheggiando le parole del Vescovo Ausiliario di La Valletta Joseph Galea-Curmi dei giorni scorsi, abbia giurato di difendersi perché nell’isola continui a rispettarsi il diritto del concepito e rimanga il divieto all’aborto. Siamo di fronte a interessi palesi di influenzare il corso politico, elettorale e democratico di paesi sovrani, usando le istituzioni europee, in funzione di un unico scopo: fare dell’Europa il primo continente dove l’omicidio del nascituro sia un diritto assoluto. I cattolici di Polonia e Malta, ultimi paesi in cui la dignità e vita umana del concepito è tutelata,  sapranno resistere? Noi preghiamo e, per ciò che possiamo, combattiamo al loro fianco.

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