• CARO PETROLIO

Paradosso benzina: calano i consumi, sale il prezzo

Il 2012 si è chiuso con una pesante flessione per i consumi petroliferi italiani, nel mese di dicembre sono ammontati a circa 5 milioni di tonnellate, con una diminuzione dell'11,1% rispetto allo stesso mese del 2011. E le tasse?

Benzina

Il 2012 si è chiuso con una pesante flessione per i consumi petroliferi italiani, nel mese di dicembre sono ammontati a circa 5 milioni di tonnellate, con una diminuzione dell'11,1% rispetto allo stesso mese del 2011.
Lo ha rilevato l'Unione petrolifera (Up), nell'intero anno i consumi sono stati pari a circa 63,9 milioni di tonnellate con un calo del 10,1% (-7.191.000 tonnellate) rispetto al 2011. Nonostante il crollo dei consumi petroliferi registrato nel 2012, secondo le stime Up però ''i ripetuti incrementi della componente fiscale hanno prodotto una cifra record per il gettito complessivo'' che ha sfiorato i 42 miliardi di euro.

Si tratta di un incremento di oltre 3,8 miliardi di euro (+10%) che rappresenta la crescita più elevata mai registrata in un solo anno. Limitatamente alla fattura petrolifera, cioè quanto l'Italia paga per approvvigionarsi di petrolio, il dato è di 35 miliardi, +1,3% (+450 milioni) rispetto al 2011 (2,2% del Pil).
In termini di domanda di energia, il 2012 registra una diminuzione stimata del 4,3%, attestandosi sui 170,6 Mtep: un valore analogo a quello riscontrato a metà degli anni 90.

Contemporaneamente l’uso di combustibili solidi (carbone in particolare) aumenta invece del 6% soprattutto per impieghi nella produzione termoelettrica. In netta ascesa il contributo delle fonti rinnovabili, cresciute grazie ai ricchi incentivi complessivamente del 10%, e che con 22,3 Mtep coprono il 13,1% della domanda di energia anche grazie al cospicuo contributo dell’idroelettrico. Il calo del consumo di carburante potrebbe essere anche una bella notizia se dietro a questo tracollo ci fosse stata un’azione strategica per ridurre i consumi energetici (garantendo i livelli produttivi e non aumentando la spesa pubblicala) e/o una più competitiva mobilità pubblica, invece si tratta in gran parte dell’impatto del forte aumento del prezzo dei carburanti dovuto essenzialmente al carico fiscale, delle aziende che chiudono o riducono la produzione, delle famiglie costrette ormai a risparmiare su tutto.

La crisi sta mordendo. I consumi petroliferi sono stati stimati per il 2012 in 63 milioni di tonnellate per il totale dei vari prodotti petroliferi. Secondo Up la differenza con il 2000, su 12 anni, è enorme: dai 93,5 mln/ton del 2000 ai 63 mln/ton di oggi ci sono quasi 30 mln/ton, un terzo in meno. Il calo dell’introito del fisco a dicembre 2012 è stato di 229 milioni di euro (-7,2%), non ha compromesso il bilancio dell'annata per l'Erario, gli effetti però potrebbero essere ben più gravi in futuro ed avere effetti sul bilancio del 2013.
Se la flessione delle entrate dovesse protrarsi per tutto il nuovo anno con perdite dell’entità di quella dello scorso di dicembre la perdita stimata per le casse dello Stato ammonterebbe a circa 2,6 miliardi di euro, da dover trovare con qualche manovrina o taglio.

L’inizio del nuovo anno ha confermato queste fosche previsioni, le entrate fiscali di gennaio dovute alla tassazione sui carburanti sono calate di 150 milioni di euro, ovvero del 5,2% rispetto a un anno fa. Le imposte sulla benzina e gasolio sono superiori alla media europea di quasi 25 centesimi. Inoltre gli italiani spendono per luce e gas il 20% in più che gli altri europei.

Secondo un'indagine che ha confrontato le tariffe medie italiane e quelle europee, una famiglia italiana media spende circa 1820 euro all’anno per gas e luce, con costi del 20% superiori rispetto a quelli in vigore in Spagna, Germania, Francia e Gran Bretagna. Secondo la Confartigianato le aziende pagano la luce il 36% in più rispetto alla media della Ue e per le forniture di gas sborsano il 5,8% in più rispetto ai concorrenti europei.
Eppure anche lo scorso fine settimana sono aumentati i prezzi consigliati per la benzina verde e il gasolio, a metà anno il previsto aumento di un 1% dell’IVA avrà un impatto anche sul costo dei prodotti energetici che ricadrà inevitabilmente sui costi di produzione e sulla competitività delle aziende italiane.

Il circuito virtuoso attuato finora è semplice: aumenta la tassazione e il prezzo del carburante, diminuisce la quantità consumata ma nel contempo l’erario aumenta l’introito, inoltre diminuisce il traffico e le emissioni di CO2 rendendo l’esborso più accettabile in quanto tinto di “green”. Tutto sembra funzionare, allora come mai a livello mondiale quasi nessuno segue questo tipo di politiche?

Siamo nella condizione del rozzo contadino che per guadagnare di più incrementava ogni giorno il carico del suo asino, grazie ad una “spending-review” capì che poteva “razionalizzare” riducendo anche i quantitativo di cibo che dava all’animale in modo da ottenere anche l’effetto secondario di sporcare il meno possibile. In breve tempo, non appena l’animale morì, il teorico guadagno si trasformò in perdita reale.
Le teorie dei professori e dei tecno-burocrati europei talvolta possono ricordare quella del contadino, l’aspetto peggiore però è il dover rilevare che chi ebbe la peggio non fu il contadino, ma l’asino. 

Dona Ora