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Jihad

Oltre 200 prigionieri delle ADF liberati in Congo

 

Sono stati salvati da una operazione congiunta portata a termine da soldati ugandesi e congolesi nell’est della Repubblica Democratica del Congo

 

Dalla Repubblica Democratica del Congo arriva la bella notizia della liberazione di oltre 200 cristiani che erano stati rapiti dalle Forze Democratiche Alleate (ADF), il gruppo jihadista originario dell’Uganda che da oltre 20 anni ha stabilito le sue basi nell’est del paese, dal 2016 è affiliato all’Isis, lo Stato Islamico, e dal 2019 fa parte dell’Iscap, la Provincia dell’Africa centrale dello Stato Islamico, insieme ad Ansar al-Sunna, i jihadisti attivi in Mozambico dal 2017. La liberazione si deve a una operazione di soldati ugandesi in collaborazione con l’esercito congolese che ha portato all’individuazione di un campo base ADF controllato dal tristemente  noto comandante ADF Ssebagala, noto anche come Mzee Mayor. Tra i rapiti ci sono anche dei minori il più giovane dei quali è una ragazzina di 14 anni. Un comunicato dell’esercito ugandese descrive i civili liberati come molto provati “da condizioni di prigionia dure, denutrizione, lavori forzati e punizioni per disobbedienza”. Alcuni sono in pessime condizioni, ammalati di malaria, con difficoltà respiratorie e un preoccupante stato di esaurimento.  Ancora non è chiaro quando e dove erano stati rapiti. Diversi combattenti ADF sono stati uccisi durante l’attacco al campo – sostiene l’esercito ugandese – e sono state ricuperate le armi di un deposito. Il comunicato non dice se ci siano state vittime tra i militari dei due paesi. Secondo una indagine svolta da BBC Monitoring, nel 2024 le ADF risultavano responsabili di oltre metà dei civili uccisi nell’est del Congo dove sono attivi decine di gruppi armati. Alla fine del 2025 la ricercatrice Rawya Rageh di Amnesty International ha denunciato che donne e ragazze rapite vengono usate come schiave sessuali. “Uomini, donne e bambini mi hanno raccontato di essere fuggiti per salvarsi la vita – riporta la ricercatrice – mentre i combattenti armati di lame e pistole si abbattevano sui loro villaggi. Gli ostaggi liberati hanno parlato di periodi strazianti, a volte mesi e anni, trascorsi in prigionia, praticamente affamati e costretti a svolgere vari compiti nei campi delle ADF”.