a cura di Anna Bono
  • Jihad

Niger. In cerca di scampo alla violenza

 

Dopo l’ennesimo attacco dei jihadisti in Niger a un villaggio, il 13 maggio, nella zona di Dolbel, almeno un centinaio di cattolici sono scappati nella capitale Niamey per mettersi al sicuro. Lo racconta con amarezza all’agenzia Fides padre Mauro Armanino, missionario della Società delle Missioni Africane. La violenza jihadista è una strategia precisa che danneggia tutti non soltanto i cristiani, spiega: “i cristiani non sono gli unici a scappare dalla zona e da altre seriamente minacciate dalle violenze dei gruppi armati. La politica della ‘terra bruciata’, dopo aver prelevato tasse, rubato bestiame e trucidato vari capi tradizionali perché sospettati di connivenza con le autorità statali, sembra meglio rispondere al progetto di questi gruppi, affiliati allo Stato Islamico o Al Qaida. Si contano a migliaia le persone che hanno cercato rifugio a Tillabery, situato a un centinaio di chilometri da Niamey”. Il numero degli sfollati cristiani è destinato ad aumentare: “che la piccola comunità cattolica, composta da membri del gruppo Songhay, abbia scelto di partire per motivi di incolumità, è un segno che fa riflettere l’intera comunità diocesana e civile – dice padre Armanino – seppure da tempo la parrocchia in questione non avesse un prete residente (ferito da colpi di arma da fuoco mentre si trovava nel presbiterio), la vita della comunità continuava grazie ai laici presenti sul territorio della parrocchia. Ora, per le ragioni menzionate, anche i laici impegnati e le famiglie, sono state forzate alla fuga. Un colpo al cuore alla fragile Chiesa dell’arcidiocesi di Niamey. La zona Gourmanché, con un buon numero di cattolici, dove è stato rapito e poi rilasciato Padre Pierluigi Maccalli, e la zona di Songhay sono entrambe in un tempo di persecuzione”.