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Natale, casa e vino: l'ideologia Ue soffoca i cittadini

Prima il documento della Commissione sulla comunicazione inclusiva che ha cancellato il Natale, poi la rigida linea "gretista" per rendere invendibili le case non a impatto zero. E infine la clausola voluta dai gruppi socialisti e verdi di una tassazione aumentata sugli alcolici, dimenticando che sarebbe un colpo mortale a un settore agroalimentare vitale per l'Europa. È il quadro di un regime regolamentatore, dirigista, paternalista, invasivo nella vita e nelle scelte dei cittadini ad ogni livello.

- LA POLITICA DEI PASS ECOLOGICI di Ruben Razzante

Non sono cattiva … È che mi disegnano così!”. Tutti ricordano la battuta della femme fatale Jessica in Chi ha incastrato Roger Rabbit? di Robert Zemeckis. Anche gli europeisti “ortodossi” reagiscono più o meno in maniera simile ogni volta che “euroscettici”, sovranisti e antiglobalisti di varia estrazione accusano l'Unione europea di essere un'istituzione verticistica e iperburocratica che opprime la libertà dei popoli degli Stati ad essa aderenti; sostenendo invece che nell'epoca della globalizzazione l'Ue, pur con tutti i suoi difetti, è garanzia di salvaguardia della libertà e della democrazia nel Vecchio Continente, e che le voci critiche verso di essa sono frutto di concezioni particolariste superate dalla storia.

Ma le istituzioni comunitarie continentali negli ultimi tempi sembrano  impegnarsi strenuamente per remare contro i loro apologeti, utilizzando ogni occasione possibile per apparire prepotenti, autoritarie, ostili, inutilmente vessatorie nei confronti dei cittadini europei.

Da questo punto di vista nelle scorse settimane gli esempi si sono accumulati, quasi come se fosse in atto una vera e propria campagna pubblicitaria al contrario, per raffreddare anche i più euroentusiasti.

Prima il documento interno della Commissione sulla “comunicazione inclusiva” - divulgato grazie a uno scoop dell'associazione Nazione futura e del “Giornale” - che seguendo i canoni più estremi della retorica “politicamente corretta” prescriveva l'abolizione dei riferimenti al Natale cristiano, alla famiglia naturale, ai nomi della tradizione cristiana europea.

Poi la bozza di direttiva che, in ossequio alla rigida linea “gretista” di una riconversione ecologica radicale, intenderebbe vietare entro il 2030 addirittura la vendita e l'affitto di tutti gli immobili nel frattempo non riqualificati in modo da essere a “impatto zero” dal punto di vista energetico. Obbligo incombente che si va ad aggiungere alle più generali misure ultradirigistiche e recessive per la “neutralità climatica”, come la tassazione delle emissioni di CO2, con i suoi effetti pesanti sul costo della vita, o come l'invito della Commissione von der Leyen – già prontamente raccolto da alcuni governi, tra cui quello italiano – a prevedere che a partire dal 2033 vengano immatricolate soltanto auto elettriche, mandando in soffitta tutte quelle a benzina e a diesel.

Infine - ciliegina su una torta già piuttosto indigesta – è venuta alla luce in questi giorni la clausola inserita dai gruppi socialdemocratico e verde nel rapporto della Commissione Beca del Parlamento europeo per la lotta al cancro, in cui si propone di aumentare la tassazione su tutti gli alcolici, inclusi vino e  birra, di impedire alle case produttrici la sponsorizzazione di eventi sportivi e di inserire sulle confezioni delle bevande avvertenze che ne indichino la pericolosità, come da tempo in uso per le sigarette. Sferrando così un colpo mortale a settori fondamentali per l'economia di alcuni paesi – tra cui il nostro – come l'agroalimentare e allo stesso stile di vita legato alla civiltà europea da millenni.

Il quadro tratteggiato da tutte queste misure – adottate, in preparazione o anche soltanto evocate – è quello di un regime regolamentatore, dirigista, paternalista, invasivo nella vita e nelle scelte dei cittadini ad ogni livello. Un regime che, da quando l'Europa e la Ue sono diventate l'epicentro dell'emergenzialismo “pandemico”, si è incarnato anche nella pressione in direzione dell'obbligo vaccinale da parte della presidente von der Leyen.

Le istituzioni Ue, lasciandosi andare senza freno a ideologie oggi dominanti – dal woke/cancel culture all'ambientalismo radicale, dal salutismo alla bio-sorveglianza - “disegnano” se stesse sempre più esplicitamente in una prospettiva dispotica e distopica, che quasi nulla ormai sembra avere a che vedere con il presunto “presidio di libertà e democrazia” visto in esse dai loro corifei. Comunque la si pensi in materia di multiculturalismo, ambiente, salute, energia, cosa c'entra con la libertà e la democrazia un super-potere sovranazionale non rispondente ad alcuna sovranità popolare che impone regole minuziose, afflittive, economicamente dolorose in tutti gli aspetti della vita sociale e civile, giustificandole in base a dogmi arbitrari formulati con minaccioso moralismo e accompagnati da un continuo, severo scrutinio sui comportamenti individuali dei cittadini - inclusi quelli che hanno a che fare con la sfera della vita privata, del lavoro, delle attività economiche?

Come un cittadino medio dell'Ue può immaginare la sua esistenza quotidiana nei prossimi decenni se norme simili fossero assimilate nelle legislazioni nazionali? Un'ininterrotta sequela di censure, divieti, strumenti di controllo, restrizioni ai movimenti, ostacoli insormontabili a lavoro e impresa, in un quadro di crescente imposizione fiscale e di costi astronomici. Una specie di incrocio tra la Cina di Xi e la disumana burocrazia descritta da Franz Kafka.

Il futuro dell'Ue tende così ad apparire, anche a chi riconosceva l'auspicabilità di uno spazio politico-istituzionale continentale e sperava che esso si evolvesse in una democrazia federale, come una prigione da cui l'impulso naturale è quello di fuggire: anche se, come nella vecchia canzone Maracaibo di Lu Colombo, non si sa dove.

La Jessica Rabbit comunitaria fa di tutto, insomma, per presentarsi nella luce peggiore ai suoi popoli e ai suoi cittadini. Lo comprenderà prima o poi la classe politica-burocratica-dirigente dell'Unione, o continuerà a farsi e farci del male, percorrendo ostinatamente la strada che rischia di condurre l'edificio comunitario alla dissoluzione e i popoli europei al caos?

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