• IL PADRE DI UN BIMBO A RISCHIO EUTANASIA

«Midrar vive e cresce. Perché i medici inglesi dicono che è morto?»

Dallo scorso settembre Midrar Ali, 4 mesi, è ricoverato al Saint Mary’s Hospital di Manchester, dove i medici vogliono staccargli il supporto vitale. La diagnosi dell’ospedale è di «morte del tronco cerebrale». Ma la famiglia la contesta. E il padre, uno scienziato biomedico di nome Karwan, racconta alla Nuova Bussola: «Il cuore di mio figlio batte, la sua circolazione funziona. Lui suda, continua a crescere e intanto è arrivato a pesare sette chili. Com’è possibile sostenere che sia già morto?». Il 22 gennaio si è conclusa l’udienza di primo grado, e ora si attende il verdetto del giudice che deciderà sulla vita di Midrar.

«Il cuore di mio figlio Midrar batte, il suo apparato digerente funziona, lui suda, continua a crescere e intanto è arrivato a pesare sette chili, più di quanto i medici si aspettassero. Com’è possibile sostenere che sia già morto?». Malgrado l’angoscia per la situazione del figlio, Karwan Ali, scienziato biomedico di 35 anni residente in Inghilterra ma originario del Kurdistan iracheno, risponde con lucidità alle domande della Nuova Bussola, che lo ha contattato telefonicamente. Il suo piccolo Midrar, nato lo scorso 18 settembre, ha oggi quattro mesi e si trova ricoverato al Saint Mary’s Hospital di Manchester, dopo aver subito una grave lesione cerebrale per una carenza d’ossigeno, a sua volta dovuta a complicazioni prima del parto.

L’ospedale britannico, basandosi su tre test condotti poco dopo la nascita, sostiene che la situazione di Midrar rientri nei criteri della «morte del tronco cerebrale» e vuole staccargli il ventilatore. Ma Karwan e la moglie Shokhan, 29 anni, sono contrari a togliere la vita al figlio e continuano a chiedere di continuargli le cure.

Così è iniziata l’ennesima battaglia legale nel Regno Unito tra il National Health Service, da un lato, e la famiglia del bambino in cura, dall’altro. Il tutto proprio nei giorni in cui dall’Italia emergono notizie dei miglioramenti di Tafida Raqeeb, la bambina inglese di cinque anni oggi ricoverata all’Ospedale Gaslini di Genova dopo che i suoi genitori sono riusciti a ottenere dal giudice il permesso di trasferirla dalla struttura - il Royal London Hospital - che voleva staccarle il supporto vitale.

A dicembre si è svolta l’udienza preliminare davanti all’Alta Corte di Preston (giudice MacDonald). E dal 20 al 22 gennaio si è tenuta l’udienza vera e propria, al termine della quale il giudice Nathalie Lieven ha fatto sapere che si riserva il tempo di decidere. La sua sentenza dovrebbe essere resa nota nei prossimi giorni.

Il caso di Midrar ha una sua specificità, che lo differenzia sia dal precedente di Tafida sia da quelli di Alfie Evans, Charlie Gard e Isaiah Haastrup. La particolarità è la già accennata diagnosi di «morte del tronco cerebrale», che secondo il trust sanitario comprendente il Saint Mary’s Hospital rende superflua una dichiarazione sul «miglior interesse» del bambino, per la ragione che quest’ultimo è già ritenuto morto. Ma la famiglia non è d’accordo con la diagnosi e papà Karwan, con la sua competenza in biomedicina, ci spiega perché: «Il tronco cerebrale regola la circolazione e il battito del cuore, e queste due funzioni in Midrar sono perfette. Ho chiesto ai medici di spiegare come sia possibile tutto ciò in un paziente “cerebralmente morto”, ma non mi hanno saputo rispondere. E poi il concetto di morte del tronco cerebrale è differente da quello di morte cerebrale completa».

Del resto, sono proprio i vari concetti di «morte cerebrale» a essere carichi di ambiguità e non coincidenti con la morte effettiva, secondo quanto hanno spiegato degli esperti intervistati sul tema dalla Nuova Bussola (vedi il nostro approfondimento).

Vista l’incertezza sulla situazione medica di Midrar, che è grave ma stabile, l’avvocato della famiglia, Bruno Quintavalle, aveva chiesto nel primo giorno di udienza un rinvio per avere la possibilità di raccogliere altre evidenze sul caso e far testimoniare degli esperti. Quintavalle aveva anche spiegato che non tutti i documenti di uno dei test sono stati resi disponibili ai genitori e indicato che il possibile uso di un sedativo può aver alterato i risultati. Ma il giudice Nathalie Lieven ha rigettato la richiesta di rinvio con le seguenti parole, riferite dal Daily Mail: «Il desiderio dei genitori è di continuare la ventilazione, e questa posizione è perfettamente comprensibile, ma devo considerare se ulteriore materiale mi aiuterebbe a decidere il caso. Allo stato attuale delle prove, non ritengo che lo farebbe». La Lieven, che è lo stesso giudice ad aver deciso in estate per l’aborto forzato su una giovane disabile mentale (sentenza poi ribaltata in appello), ha anche detto che il caso di Midrar non solleva «nessun punto nuovo nella legge».

Da parte sua, come riferisce la BBC, l’avvocato del trust sanitario, Neil Davy, ha sostenuto in udienza che mantenere il supporto vitale a Midrar sarebbe contrario alla sua dignità e che non dovrebbero esserci ulteriori ritardi nello staccare il ventilatore perché gli organi del bambino si starebbero deteriorando.

Una tesi, quest’ultima, smentita categoricamente da Karwan, che parlando con la Nuova Bussola ha anche sottolineato alcuni piccoli progressi del figlio, uniti ai «segni di vita» che continua a mostrare. Tra i più evidenti - oltre al regolare battito cardiaco e alla chiara crescita corporea - quelli manifestati durante la circoncisione praticata la settimana scorsa. «Midrar ha sudato, il suo viso è diventato rosso e ha aperto per la prima volta gli occhi», afferma il padre. I medici del Saint Mary’s non hanno potuto negare il fenomeno, sudore compreso, ma ritengono che si tratti di riflessi.

Un altro punto di scontro riguarda la crescita della testa del bambino. Una dottoressa, coperta da anonimato, ha detto in udienza che «lui sta crescendo, il suo corpo sta crescendo ma la sua testa non sta crescendo. Sta diventando più piccola». Anche questa una menzogna, secondo la famiglia: e del resto, dalle immagini più recenti, comprese quelle del giorno della circoncisione (vedi la foto accanto inviataci dal padre), lo sviluppo fisico del bambino appare normale. Anzi, Karwan ci racconta che quando si è trattato di dovergli trovare un cappellino non è stato semplice, perché «tutti gli stavano piccoli». Inoltre, aggiunge, «alcune volte si vede che il bambino cerca di espirare e inspirare. Vive e vuole vivere, come si può continuare a dire che è morto?».

Perciò, la famiglia non comprende perché i medici dell’NHS stiano avendo tanta fretta nel voler interrompere le cure. Karwan ha rivelato in udienza di aver subito sottili pressioni per dare il via libera all’interruzione della ventilazione, circostanza negata dall’ospedale. Che fin dalla prima settimana in ricovero - ha riferito lo stesso Karwan alla Bussola - gli avrebbe prospettato la possibilità di donare gli organi di Midrar. Una situazione simile a quella che era emersa per Tafida, per la quale già nei primi giorni di ricovero i medici avevano pensato a una donazione degli organi, stando ai due documenti resi pubblici dalla famiglia prima ancora dell’approdo della causa davanti all’Alta Corte.

In attesa della sentenza, Karwan si sta impegnando per trovare una struttura disposta ad accogliere e curare Midrar. E ci spiega di aver contattato anche «due ospedali italiani». La famiglia ha attivato nel frattempo una pagina Facebook, “Help baby Midrar Ali”, per chiedere di essere supportata nella battaglia per la vita del figlio.