• GUERRA

Medio Oriente e Ucraina, la comune radice della violenza

I movimenti islamici palestinesi usano il pretesto della libertà religiosa per scatenare la nuova ondata di attentati contro Israele. Tutta la causa palestinese, sin dall'origine, si fonda sul rifiuto dell'esistenza di uno Stato ebraico. E si nutre di falsi pretesti per rilanciare la lotta. Stessa radice dell'odio che ha portato la Russia a invadere l'Ucraina.

- HAMAS A MOSCA di Nicola Scopelliti

Eid el Fitr e poster palestinesi

Il problema della libertà religiosa a Gerusalemme è “da sempre” al centro di polemiche, preoccupazioni, controversie, persino di guerre nel Vicino Oriente. E il fatto che tocchi, dai secoli più vicini, convinzioni, sensibilità e tradizioni di fedeli di tre religioni, l’ebraica, la cristiana e la musulmana, fa comprendere perché Gerusalemme sia  “da sempre” campo prediletto di Satana, il divisore per antonomasia; che non intende perderne il dominio. Con tutte le conseguenze, vittime e violenza, che la storia ha registrato nei secoli:  pensiamo, tanto per ricordare tempi antichi, alle guerre dei Crociati e alla riconquiste militari islamiche; e in tempi più recenti al terrorismo di estremisti palestinesi e alle reazioni di militari e poliziotti israeliani.

Così a Elad quest’ultimo giovedì (giorno del 74.mo anniversario dell’Indipendenza di Israele) e nelle settimane scorse – precedenti le celebrazioni della Pasqua ebraica e cristiana nello stesso periodo del Ramadan islamico –  attentati omicidi a Beer Sheva, Hedera, Bnei Berak e Tel Aviv; manifestazioni e scontri a Gerusalemme, sulla Spianata del Tempio ebraico sul quale sono state costruite le Moschee musulmane e lancio di razzi da Gaza e dal Libano meridionale sul territorio dello Stato ebraico. Con il pesante bilancio complessivo di 19 morti e le infiammate rivendicazioni di Hamas, Jihad islamica ed Hezbollah accompagnate dalle consuete denunce degli oltraggi alla libertà religiosa islamica. 

Come non ribadire la parzialità di queste denunce e come non cercare il perché della nuova ondata terroristica? Il paradosso dell’oltraggio della libertà religiosa appare nel comportamento dei musulmani, autorità e fedeli, i quali -  volendo impedirne, sostengono, la “profanazione” - negano e vietano agli ebrei e ai cristiani il diritto di pregare sulla Spianata che considerano soltanto ed esclusivamente loro luogo santo. Non è tale per gli ebrei perché, affermano, non è il monte Moriah quello del sacrificio di Abramo, né è mai esistito il Tempio costruito da re Salomone, ricostruito da re Erode e distrutto dall’imperatore romano Tito. (Si avvalgono addirittura dell’ avallo dell’Onu per tale storica, plateale, falsità). E lo dimostrano lanciando sovente pietre sui fedeli ebrei in preghiera nel sottostante Muro del Pianto.

Oltre la menzogna, anche la supponenza. Non parlano infatti mai che per i cristiani quella stessa Spianata è luogo santo: perché Gesù Cristo era ebreo, fu presentato al Tempio dai suoi genitori 40 giorni dopo la nascita, vi fu trovato giovanetto disputare con i Maestri su temi religiosi, fu luogo della sua preghiera e predicazione religiosa, del suo processo e della condanna a morte decisa da Ponzio Pilato. Per essi non furono i Templari a costruire, in epoca Crociata, la chiesa trasformata in moschea e chiamata  “Al Aqsa” (la Lontana) dove si riuniscono per le preghiere. Esigono dallo Stato di Israele (per il riconoscimento delle loro autorità militari, al momento della conquista della città) il rispetto dello “statu quo”, il regime di epoca ottomana.  

E perché l’attuale ondata terroristica? Perché l’aggressione e invasione russa dell’Ucraina ha stupito e polarizzato l’attenzione di tutto il mondo; e i musulmani estremisti palestinesi si sono sentiti defraudati da quella primaria attenzione, da essi pretesa per la loro lotta politico-religiosa. Quindi un’ondata di morte e violenza, nel segno della menzognera rivendicazione della libertà religiosa a Gerusalemme, generata da sentimenti di gelosia. Come per l’orgoglioso riconoscimento della loro lotta ottennero l’8 dicembre 1949 (Risoluzione 302 dell’Onu) che dei loro profughi si occupasse - e se ne occupa tuttora – una speciale agenzia, l’Unrwa, non già l’Unhcr incaricata dei profughi di ogni altra parte del mondo. 

Come per sentimenti di invidia (il benessere di cui cominciavano a godere molti palestinesi dalla convivenza pacifica nella frequentazione di famiglie e imprenditori israeliani) fu iniziata nel dicembre 1987 la prima “intifada” palestinese. Come per malevola astuzia fu dalle nazioni arabe-musulmane cominciata il giorno del Kippur (era il 6 ottobre1973), la terza guerra contro Israele. Pensavano di averla vinta perché quel giorno tutti gli ebrei non potevano combattere: erano in preghiera, digiunavano in espiazione dei loro peccati.  

Fu la terza guerra da essi combattuta non solo contro lo Stato ebraico, ma anche contro le Nazioni Unite che nel novembre 1947 avevano deciso la sua nascita, come quella di uno Stato arabo, sul territorio del Mandato britannico sulla Palestina che, per secoli, aveva fatto parte dell’Impero Ottomano. Oltre ai due Stati, l’Onu aveva previsto saggiamente di sottrarre Gerusalemme alle esclusive pretese ebraiche ed arabe, dotandola di uno spazio vitale –  da Hebron a sud, a Ramallah a nord – e soprattutto di uno statuto internazionale. E fu la terza guerra da cui uscirono sconfitti. Una realtà che per alterigia, ovvero per superbia, non hanno mai voluto né riconoscere né accettare.

È venuto il momento che per verità cadano tutte queste prerogative, finzioni, pretese, violenze che stanno dietro il rifiuto di ogni compromesso compiuto dai leader palestinesi nelle trattative di pace con quelli israeliani, seguite agli Accordi di Oslo. Ad esigere un approccio diverso, sincero, rispettoso della coesistenza possibile, è la svolta storica che sentiamo abbia avuto inizio il 24 febbraio, con la guerra in Ucraina. Sembra che a nessuno sia passato per la testa stabilire una connessione fra le tensioni mondiali per l’aggressione e invasione russa di questa nazione europea indipendente e sovrana, e quelle rinverdite dell’irrisolto, persistente, conflitto israelo-palestinese.

Eppure entrambe le situazioni hanno una comune radice nei cuori e si nutre di violenza. Sia per l’odio dalle connotazioni politiche e religiose degli estremisti musulmani verso gli ebrei e nell’ostilità di molti arabi palestinesi alla esistenza di uno Stato sovrano israeliano. Sia per la determinazione degli ucraini di resistere, anche a prezzo della vita, alla sacrilega guerra in corso, scatenata dalla Russia.Impressiona la determinazione e il coraggio della popolazione ucraina nel non sottomettersi a un regime di menzogna, di soppressione e privazione della libertà politica e religiosa.

La violenza è comune, ha radici identiche e diffusive, richiede che le vittime invochino e ottengano solidarietà, impone di difendersi perché praticata non solo da leader spregiudicati che fanno ricorso alla prepotenza e menzogna, ma anche da loro seguaci corrosi da una velenosa propaganda basata sulla pratica di tanti vizi capitali, persino dalla falsa proposizione di principi morali riconosciuti ed enfatizzati. Non meraviglia quindi che nelle nervature di certe valutazioni e conseguenti decisioni politiche si annidino connivenze e consensi di personalità religiose, anche molto rappresentative.

Ma è sempre più diffusa la solidarietà cristiana e incessante la pratica della preghiera, anche del digiuno, perché la guerra abbia fine, perché sia scongiurata una catastrofe, l’autodistruzione atomica.  Avendo come guida Maria, Regina della Pace, meditando i suoi messaggi di Fatima e di Medjugorje, le sue parole di fiducia e speranza ad una umanità che si è “persa” ma sa come sconfiggere Satana.

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