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Hamas va a Mosca mentre in Israele gli attentati aumentano

Non si è del tutto chiarita la lite diplomatica fra Russia e Israele, nata dall'intervista di Lavrov. Putin avrebbe chiesto scusa in una telefonata a Bennett, ma il Cremlino non conferma. E poco dopo riceve rappresentanti di Hamas, il partito islamista che controlla Gaza. In un periodo in cui aumentano gli attentati in Israele.

Yahya Sinwar, leader di Hamas

Il Primo Ministro israeliano, Naftali Bennett, ha annunciato, attraverso il suo portavoce, che il presidente russo Vladimir Putin si è scusato per le dichiarazioni del suo ministro degli Esteri.

Sergej Lavrov aveva affermato, durante un’intervista andata in onda su Rete Quattro, domenica 1° maggio, che Adolf Hitler aveva "origini ebraiche". «Il Primo ministro ha accettato le scuse del presidente Putin - ha riportato l'Ufficio stampa di Bennett - per le osservazioni di Lavrov e lo ha ringraziato per aver chiarito la sua posizione nei confronti del popolo ebraico e della memoria dell'Olocausto». Ma sembrerebbe che le cose non stiano esattamente così. In un comunicato stampa, pubblicato dal Cremlino, si conferma la telefonata tra Putin e Bennett, ma non si fa menzione delle scuse del presidente russo.

Si tratta di diplomazia o di messaggi diretti ai propri cittadini per stemperare il clima di tensione? Una cosa, comunque, è certa. Mentre l'agenzia di stampa Sputnik, organo ufficiale del Governo russo, riportava una dichiarazione della portavoce del Ministero degli Esteri, Maria Zakharova, - che, per inciso, il Ministero degli Esteri israeliano si è rifiutato di commentare - secondo la quale ci sono «mercenari israeliani effettivamente impegnati a combattere spalla a spalla con i militanti di Azov in Ucraina», una delegazione di Hamas, l’organizzazione terroristica islamista che controlla da anni la Striscia di Gaza, è stata ricevuta a Mosca. I colloqui vertevano sui recenti scontri verificatisi sulla Spianata del Tempio a Gerusalemme. I rappresentanti di Hamas hanno incontrato funzionari del Ministero degli Esteri, tra cui il viceministro degli Esteri Mikhail Bogdanov, per discutere della situazione sempre più difficile a Gerusalemme e in Cisgiordania e delle future relazioni bilaterali tra Hamas e la Russia. Durante il soggiorno moscovita, la delegazione ha incontrato anche Ramzan Kadyrov, il Capo della Repubblica cecena, mentre non si è tenuto un summit col ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, per improvvisi impegni di quest’ultimo. Da parte israeliana nessun commento a questo viaggio in Russia fatto da esponenti di primo piano di Hamas.

Nel frattempo, in Israele si registrano ancora morti e feriti. Dall'inizio di quest'anno, sono quasi cinquanta le persone che hanno perso la vita tra israeliani e palestinesi. E la scia di sangue continua giorno dopo giorno. L'ultimo attentato è di tre vittime e quattro feriti gravi compiuto a Elad, vicino a Petah Tikva, nella regione centrale di Israele, nel giorno in cui il Paese festeggiava la sua indipendenza. Hamas elogia "i martiri-eroi" che hanno compiuto atto terroristico. «Questa operazione - ha affermato il portavoce Hazem Kassem - è una conseguenza dell’indignazione palestinese per i ripetuti attacchi degli occupanti, delle loro istituzioni e dei coloni contro la moschea al-Aqsa di Gerusalemme, dove si verificano incidenti quasi quotidianamente. Il popolo palestinese - ha aggiunto Kassem - è determinato a proteggere i suoi luoghi santi. Ogni sacrilegio della moschea deve sempre essere condannato». Nei giorni scorsi, il leader di Hamas Yihia Sinwar aveva incitato i palestinesi ad impugnare le armi per “difendere al-Aqsa".

Il presidente della Palestina, Mahmud Abbas, ha condannato l’attacco di Tel Aviv, affermando che «l’uccisione di civili palestinesi e israeliani porterà solo a un ulteriore deterioramento della situazione, mentre noi tutti stiamo lottando per la stabilità». Anche importanti politici arabo-israeliani hanno reso pubbliche le condanne, sia il capo di Hadash, Ayman Odeh, che il leader della Lista Araba Unita, Mansour Abbas. Quest'ultimo, in particolare, il cui partito sostiene la coalizione di governo, ha definito la sparatoria «uno spregevole e vile crimine terroristico contro civili innocenti». Nel frattempo, ad Israele sono pervenuti messaggi di solidarietà da varie parti, inclusi gli Stati Uniti e il Segretario generale dell’ONU Antonio Guterres.

In seguito a questi attacchi terroristici, il Governo israeliano sta considerando, oltre ad un'azione di ritorsione su Gaza, anche ad avvertimenti più moderati, come la riduzione o il congelamento dei permessi per i lavoratori palestinesi che operano in Israele. Circa 140mila palestinesi della Cisgiordania lavorano in Israele e negli insediamenti israeliani. Altri 20mila, con regolare permesso, giungono da Gaza nel Paese ebraico per motivi di lavoro. Il portavoce dell'IDF, le Forze di difesa israeliane, ha dichiarato che alle famiglie dei due giovani accusati di terrorismo è stato comunicato, che le loro case, in Cisgiordania, saranno abbattute. Esiste la possibilità di impugnare l'ordinanza di demolizione, ma raramente i ricorsi hanno successo. Accade in alcuni casi, che i tribunali limitino l’abbattimento alle parti della casa abitate dai terroristi. Si tratta di una politica punitiva, che Israele pratica per prevenire gli atti terroristici più gravi.

Va sottolineato che la caccia ai terroristi si è conclusa dopo sessanta ore. I due terroristi As'ad Yousef As'ad al-Rifa'i e Subhi Emad Subhi Abu Shqeir, reo confessi, sono stati catturati domenica mattina in un villaggio vicino a Jenin, in Cisgiordania. «Continueremo a lavorare per fermare il terrorismo e rafforzare la sicurezza dei cittadini dello Stato di Israele", ha affermato il capo dell'IDF Aviv Kohavi. Il primo ministro Naftali Bennett ha elogiato le forze di sicurezza per aver arrestato i attentatori.

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