• Ricca di virtù

Maria Goretti, una santità testimoniata dai fatti

In una riedizione di un suo libro Giordano Bruno Guerri ha rilanciato la sua vecchia polemica su santa Maria Goretti in cui sostiene che la Chiesa la proclamò santa pur senza credere alla sua santità. In realtà era una giovane ricca di fede e virtù, che perdonò in piena coscienza il suo omicida, poi convertitosi. E i Papi, da Pio XII a san Giovanni Paolo II, da Benedetto XVI a Francesco, lo hanno sempre insegnato.

Un po’ di anni fa, nel 1985, uscì un controverso libro dello storico Giordano Bruno Guerri dedicato alla figura di santa Maria Goretti, dal titolo Povera santa, povero assassino. La vera storia di Maria Goretti.

Lo scrittore ricorda le polemiche successive al suo libro nella recente revisione di un altro suo volume, Gli italiani sotto la Chiesa cattolica: «Nel 1985, in un saggio su santa Maria Goretti (Povera santa, povero assassino), sostenevo due tesi: a) Le miserabili condizioni culturali e sociali della bambina, che aveva undici anni e era analfabeta e affamata, non le permettevano di sviluppare una religiosità cosciente. La sua resistenza allo stupratore, che la uccise, fu comprensibilmente istintiva quanto il suo grido “Dio non vuole!”; b) Neanche in Vaticano si credeva ci fossero i termini del martirio e della santità, ma Pio XII dopo il 1945 aveva bisogno di un esempio per la gioventù cattolica corrotta dalla guerra e dall’occupazione anglo-americana (protestante) dell’Europa. Così il papa decise una santificazione tesa a incoraggiare la purezza sessuale dei giovani. […] Il Vaticano convocò una folta commissione di prelati, storici, medici, magistrati, che dopo un anno pubblicò un “libro bianco” per smontare le mie affermazioni […]. Alle contestazioni risposi con una nuova edizione del libro, quella attualmente in circolazione».

Ricordo in effetti le polemiche che circondarono l’uscita di quel libro intorno alla popolare figura di Maria Goretti (1890-1902). La storia di questa santa, la cui memoria liturgica cade oggi, 6 luglio, è molto conosciuta. Ma è il caso di rispondere alle due obiezioni del libro di Guerri.

L’autore sostiene che le miserabili condizioni economiche e l’ignoranza non avrebbero permesso a Maria Goretti di sviluppare una religiosità cosciente. Ma non si dice in certi ambienti che sono proprio l’ignoranza e la povertà a fomentare la religiosità? In che senso questa non sarebbe cosciente? Se accettiamo questa posizione, anche la coscienza politica non sarebbe sviluppata in chi è povero e ignorante, quindi non dovrebbe votare. Poi, quando parliamo di una ragazzina di quasi 12 anni, specialmente in quel tempo in cui si cresceva molto più rapidamente, si può certamente definire un’adolescente e non una bambina, visto che l’adolescenza va all’incirca dai 10 ai 18 anni.

Il racconto, poi, della violenza subita - fatto dallo stesso Alessandro Serenelli, che fu colui che tentò di violentarla - non fa proprio pensare ad una reazione da bambina: «Il 5 luglio 1902 i Serenelli ed i Goretti erano intenti alla sbaccellatura delle fave secche e Maria seduta sul pianerottolo che guardava l’aia, rammendava una camicia del giovane Alessandro. Ad un certo punto questi lasciò il lavoro e con un pretesto si avviò alla casa; giunto sul pianerottolo invitò Maria ad entrare dentro, ma lei non si mosse, allora la prese per un braccio e con una certa forza la trascinò dentro la cucina che era la prima stanza dove s’ entrava. Il racconto è dello stesso Alessandro Serenelli, fatto al Tribunale Ecclesiastico; Maria Goretti capì le sue intenzioni e prese a dirgli: “No, no, Dio non vuole, se fai questo vai all’ inferno”. Ancora una volta respinto, il giovane andò su tutte le furie e preso un punteruolo che aveva con sé, cominciò a colpirla; Maria lo rimproverava e si divincolava e lui ormai cieco nel suo furore, prese a colpirla con violenza sulla pancia e lei ancora diceva: “Che fai Alessandro? Tu così vai all’inferno…”, quando vide le chiazze di sangue sulle sue vesti, la lasciò, ma capì di averla ferita mortalmente. Le grida della ragazza a malapena sentite dagli altri, fecero accorrere la madre, che la trovò in una pozza di sangue, fu trasportata nell’ospedale di Orsenico di Nettuno, dove a seguito della copiosa perdita di sangue e della sopravvenuta peritonite provocata dalle 14 ferite del punteruolo, i medici non riuscirono a salvarla. Ancora viva e cosciente, perdonò al suo assassino, dicendo all’affranta madre che l’assisteva: “Per amore di Gesù gli perdono; voglio che venga con me in Paradiso”; fu iscritta sul letto di morte tra le Figlie di Maria, ricevé gli ultimi Sacramenti e spirò il giorno dopo, il 6 luglio 1902» (Famiglia Cristiana).

È davvero la fine edificante di una giovane cristiana che cercò di resistere ad una violenza contraria alla sua fede e che fu anche capace di perdonare. Certamente, come tutti noi avremmo fatto, tentò di resistere alla violenza con l’istinto, ma ha anche perdonato d’istinto? Non credo proprio, i fatti parlano, anni precedenti alla violenza ovviamente compresi.

Guerri dice che il Vaticano non credeva alla santità di Maria Goretti? Non si spiega allora perché, nel centenario del suo martirio (2002), un Papa, pure santo come Giovanni Paolo II, scrisse un messaggio al vescovo di Albano con queste parole: «Quale fulgido esempio per la gioventù! La mentalità disimpegnata, che pervade non poca parte della società e della cultura del nostro tempo, fatica talora a comprendere la bellezza e il valore della castità. Dal comportamento di questa giovane Santa emerge una percezione alta e nobile della propria e dell’altrui dignità, che si riverberava nelle scelte quotidiane conferendo loro pienezza di senso umano. Non v’è forse in ciò una lezione di grande attualità? Di fronte a una cultura che sopravvaluta la fisicità nei rapporti tra uomo e donna, la Chiesa continua a difendere e a promuovere il valore della sessualità come fattore che investe ogni aspetto della persona e che deve quindi essere vissuto in un atteggiamento interiore di libertà e di reciproco rispetto, alla luce dell’originario disegno di Dio. In tale prospettiva, la persona si scopre destinataria di un dono e chiamata a farsi, a sua volta, dono per l’altro».

E c’è poi Benedetto XVI, che ha definito Maria Goretti «una ragazza che, seppure giovanissima, seppe dimostrare forza e coraggio contro il male». Anche Papa Francesco in un messaggio al vescovo di Albano la celebra: «Questo recarvi nei luoghi in cui, viva, è la sua memoria, vi stimoli ad impegnarvi, come la Santa che venerate, ad essere testimoni del perdono». Insomma, questo è solo un florilegio delle tante citazioni che potremmo fare. Certo che Pio XII voleva un esempio di virtù cristiana da proporre ai giovani; i santi e le sante servono anche a questo.

Povera santa? No, dunque, ma sicuramente povero assassino, che però poi si convertì dopo aver pagato per legge la sua colpa, e che una volta uscito dal carcere chiese perdono alla madre di Maria per quello che lui aveva fatto. E poi, accolto dai Frati Cappuccini, trascorse il resto dei suoi giorni in un convento, in espiazione.

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