• CINEMA D'ESTATE

Malthusiane ed eugenetiche: che cinismo certe serie tv

Dai due Utopia a Inferno passando per i film della serie The Avengers. Da diversi anni, ormai, sui piccoli e grandi schermi passano messaggi esplicitamente malthusiani ed eugenetici. Ognuna di queste pellicole è in inno alla «distruzione creativa» o creatrice, ossia: è necessaria una catastrofe per rinascere. E' la vittoria di Machiavelli (il fine giustifica i mezzi) sulla morale cattolica (non è lecito fare un male per ottenere un bene). Qui li passiamo in rassegna. 

Da diversi anni, ormai, sui piccoli e grandi schermi passano messaggi esplicitamente malthusiani ed eugenetici. Passiamo in rassegna qualche esempio.

Partiamo da Utopia, una curatissima serie televisiva britannica trasmessa da Channel 4 nel 2013 (stagione 1) e 2014 (stagione 2): regia, fotografia, montaggio, personaggi e sceneggiatura di prima categoria (un po' in calo nella seconda stagione, a dire il vero). C’è un gruppo di ragazzi che impazzisce per uno strano fumetto (Utopia) del quale è uscito un solo numero; ad un certo punto compare il secondo fascicolo ma tutti quelli che ci hanno a che fare… muoiono. Tranne il gruppo di ragazzi di sui sopra, ai quali si unisce una certa Jessica Hyde. Si scopre che in Utopia ci sono degli indizi di una cospirazione per diffondere nel mondo virus letali (il virus della «mucca pazza», la SARS,  l’influenza russa…). Quando esplode l’influenza russa (in realtà, la semplice influenza stagionale), i media propalano notizie allarmanti e si chiede alle persone di non viaggiare e di chiudersi in casa. All’improvviso, il miracolo: la scienza trova in vaccino e tutti corrono a vaccinarsi. Peccato che non sia un vero vaccino, ma un contraccettivo di massa. Ma i colpi di scena sembrano non finire mai, in questo gioiellino per un pubblico adulto.

Nel 2014, grazie a una co-produzione britannico-statunitense, esce il film Kingsman – Secret Service. Racconta una delle avventure di un servizio segreto privato (Kingsman, appunto) composto da un gruppo di 007 all’ennesima potenza. Riassumiamo la trama. Un eccentrico miliardario, genio dell’informatica (no, non Bill Gates: Richmond Valentine, ossia Samuel L. Jackson) ha una brillante idea per salvare il mondo dalla distruzione antropica: regalare a tutto il mondo delle tessere SIM gratuite (internet gratis, illimitato, per tutti!) che, attivate da un satellite, innestano una furia omicida incontrollabile. In questo modo si riduce la popolazione e si salva il pianeta dall’uomo: «Il riscaldamento del globo è la febbre; l’uomo è il virus. Noi stiamo facendo ammalare la terra. Una selezione è l’unica speranza. Se non diminuiamo noi la popolazione, esistono solo due modi in cui può andare: la terra uccide il virus, o il virus uccide la terra».

Il 2016 è l’anno dell’imbarazzante Inferno, seguito de Il codice da Vinci (2006) e di Angeli e demoni (2009). Torna il miliardario ecologista che ripete la solita solfa: «Ogni male globale che affligge la terra si può ricondurre alla sovrappopolazione umana»; e che ha progettato di sterminare metà della popolazione mondiale (ovviamente, per salvare la terra) mediante la peste. Nel film, il professor Langdon (Tom Hanks) riesce a fermare la diffusione del virus; nel libro di Dan Brown, invece no. Ma ecco il colpo di scena: invece della peste, quello liberato dai cattivi è un virus che rende sterili. Quindi, l’intento dei cattivi era quello di salvare la terra dal male assoluto della sovrappopolazione; ah, allora va tutto bene…

Viene poi il turno di due film della serie Avengers: Infinity War (2018) ed Endgame (2019). Film senza senso nei quali il cattivo è il titano Thanos; la sua ideologia? Il malthusianesimo planetario: «Titano [il pianeta di Thanos] era come molti pianeti: troppe bocche, cibo insufficiente. E, rischiando l’estinzione, ho offerto una soluzione: il genocidio. Ma casuale, imparziale, uguale sia per i ricchi che per i poveri».

Giungiamo, infine, al rifacimento statunitense di Utopia (2020) che, dal punto di vista tecnico, si colloca un gradino sotto l’originale britannico. Ecco un estratto dal discorso finale: «Un cambia-mondo, un migliora-mondo: un omni-virus. E noi lo abbiamo preso e incartato nel vaccino per l’influenza. E ora abbiamo ciò che volevamo: centinaia di milioni di americani che fanno la fila, che ci offrono il braccio e lasciano che noi gli diamo la nostra creazione. Non dobbiamo uccidere per raggiungere lo scopo. Vogliamo fermare la riproduzione umana per tre generazioni. […] Riscaldamento globale, estinzione di massa, scarsità di cibo e acqua… questi problemi si possono riassumere in una sola parola: sovrappopolazione». La serie è stata interrotta dopo la prima stagione, con (o a causa di) alcune polemiche. No, le polemiche non riguardavano lo sfacciato malthusianesimo; riguardavano il fatto che la prima stagione era uscita in piena «pandemia» e la trama (una pandemia provocata ad arte, per indurre la gente ad invocare un vaccino e, mediante quello, sterilizzare l’intero pianeta!) poteva prestarsi a interpretazioni complottiste.

Emergono alcuni luoghi comuni, in queste produzioni. Talvolta, ad esempio, al malthusianesimo si accompagna l’eugenetica: in Kingsman, ad esempio, si salvano i ricchi e i potenti. In Avengers, invece, il genocidio è «casuale, imparziale, uguale sia per i ricchi che per i poveri».

Alla fine di molte di queste pellicole emerge un dilemma morale che probabilmente, agli occhi dei produttori e del grande pubblico, impreziosisce il prodotto. Lo riassumo con una frase tratta da Utopia (2020): «Quanto male devi poter fare, per poter fare del bene?». Ossia: il genocidio è un male, d’accordo; ma un male accettabile, anzi desiderabile, per poter ottenere un bene (la salvezza del pianeta). A questo punto del film, avviene qualcosa: il cattivo acquista profondità e spessore, diventa umano. Espone in modo logico e razionale i suoi argomenti e… ha ragione! È così in Utopia e in Inferno; in Avengers, Thanos ne discute serenamente il dottor Strange. È la vittoria di Machiavelli (il fine giustifica i mezzi) sulla morale cattolica (non è lecito fare un male per ottenere un bene).

Infine: ognuna di queste pellicole è in inno alla «distruzione creativa» o creatrice, ossia: è necessaria una catastrofe per rinascere. Questo concetto è stato messo a punto dall’economista austriaco Joseph Schumpeter il quale lo ha mutuato da Marx; ed è una delle linee guida dell’attuale presidente del consiglio italiano, l’economista Mario Draghi. Qualcuno ha trovato tracce di questo pensiero nel lavoro di Darwin (la comparsa di nuove forme di vita è associata alla distruzione di forme più antiche) e nel culto della divinità vedica Shiva: la sua danza distruttrice permette una nuova creazione (curiosamente, le statue di Shiva sono onnipresenti, alla sede dell’Organizzazione Mondiale della Sanità). Ma, a quanto pare, la catastrofe creatrice è un’idea che piace in molti ambienti: la massoneria la chiama ordo ab chao; l’ebraismo cabalistico, Tikkun Olam; Biden (e i democratici statunitensi), Build Back Better; il World Economic Forum, Great Reset. E perché no, mettiamoci pure Macron, che ha promesso di ricostruire Notre-Dame «più bella di prima»!

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