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Maira e Huma sequestrate in Pakistan. Il triste destino delle spose-bambine cristiane

In Pakistan, la questione delle spose-bambine cristiane rapite da uomini islamici ha ormai da tempo aperto una serie di contenziosi legali. Quello che è avvenuto negli anni scorsi, con il caso di Asia Bibi, è nulla a confronto con quello che stanno patendo Maira Shahbaz e Huma Younus, rispettivamente 14 e 15 anni. La loro vicende giudiziarie potrebbero seriamente rappresentare un precedente per il paese asiatico e sono la conferma di quanto i fondamentalisti islamici siano abili a manipolare a loro favore le leggi vigenti

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Pakistan, i genitori e l'avvocato di Huma

In Pakistan, la questione delle spose-bambine cristiane rapite da uomini islamici ha ormai da tempo aperto una serie di contenziosi legali. Quello che è avvenuto negli anni scorsi, con il caso di Asia Bibi, è nulla a confronto con quello che stanno patendo Maira Shahbaz e Huma Younus, rispettivamente 14 e 15 anni. Le loro vicende giudiziarie potrebbero seriamente rappresentare un precedente per il paese asiatico e sono la conferma di quanto i fondamentalisti islamici siano abili a manipolare a loro favore le leggi vigenti. Il conflitto tra norme civili e sharia è più che mai aperto e irrisolto ma al momento sembra essere proprio la legge islamica a prevalere.

Quanto al caso di Maira Shahbaz, la sentenza di martedì scorso dell’Alta Corte di Lahore è stata una vera doccia fredda per la famiglia della quattordicenne di Madina Town. Secondo il tribunale, essendosi Maira convertita all’Islam, il suo matrimonio con Mohamad Nakash sarebbe valido. Un verdetto che, ad avviso del legale della ragazza, Khalil Tahir Sandhu, sarebbe nient’altro che una “sentenza islamica”. I genitori e il legale di Maira ricorreranno ora in appello, avvalendosi di un principio vigente nell’ordinamento giuridico pakistano, secondo cui nessun minorenne può convertirsi a un’altra religione senza l’assenso dei genitori.

Il dramma di Maira e della sua famiglia ha preso forma lo scorso 28 aprile, quando Mohamad Nakash e due suoi complici armati hanno fatto irruzione nei pressi della casa della ragazza, sequestrandola e sparando colpi in aria al momento della fuga. Poco dopo, la madre è stata ricoverata in ospedale in stato di shock. “Supplico che mia figlia ci venga restituita. Ho il terrore di non vederla mai più”, aveva dichiarato la donna ad Aiuto alla Chiesa che Soffre, poco dopo le dimissioni. La famiglia Shahbaz versa in condizioni di estrema povertà, al punto che la stessa Maira era stata costretta a lasciare anzitempo la scuola, per cercare un lavoro.

Nella sentenza di primo grado, il tribunale di Faisalabad aveva dato ragione al rapitore, il quale dichiarava che l’età di Maria era di 19 anni, quindi maggiorenne e idonea per il matrimonio. Tutto falso, essendo Maira quattordicenne: a dimostrarlo sono il suo certificato di nascita e altri documenti ufficiali, che hanno consentito all’avvocato Tahir Sandhu di presentare ricorso. Il sequestratore e sedicente marito di Maira ha quindi opposto un nuovo cavillo: secondo la consuetudine islamica, il matrimonio è valido, qualora la sposa abbia già affrontato il primo ciclo mestruale.

Una decina di giorni fa, il tribunale di Faisalabad ha ribaltato la sentenza di primo grado, decretando che la ragazza fosse sottratta a Mohamad Nakash e destinata ad una casa-famiglia, senza però permetterle di riprendere i contatti con i genitori. L’uomo è stato così accusato di sequestro e di falsificazione di documenti.

Allorché il caso è passato in esame all’Alta Corte di Lahore, la situazione si è nuovamente sbilanciata a favore di Nakash, che ha riferito della conversione all’Islam di Maira. È atteso ora il ricorso del legale della famiglia Shahbaz, la quale, in caso negativo, si rivolgerà alla Corte Suprema del Pakistan.

“Con questa sentenza nessuna ragazza cristiana è sicura in Pakistan”, ha commentato l’attivista per i diritti umani Lala Robin Daniel. Da parte sua, Alessandro Monteduro, direttore della sezione italiana di Aiuto alla Chiesa che Soffre, ha ricordato che il caso di Maira Shahbaz è tutt’altro che isolato. “Ogni anno circa 1000 ragazze e donne cristiane e hindu vengono sequestrate con le medesime modalità in Pakistan – aveva dichiarato Monteduro a ridosso della prima sentenza –. A ciò si aggiunga la totale assenza di tutela da parte dell’autorità giudiziaria, spesso influenzata dalla pressione sociale”.

Molto simile è la vicenda della quindicenne Huma Younus, anch’essa cattolica, sequestrata lo scorso ottobre da Abdul Jabbar nei pressi di Karachi. La ragazza è rimasta incinta del suo rapitore, che ha videochiamato i genitori, mostrando loro le armi in suo possesso e, a più riprese, minacciandoli di morte, nel caso provassero a riprendersi la figlia. L’uomo si è anche dichiarato pronto ad accusare fittiziamente i Younus di blasfemia, secondo uno schema tristemente consolidato, come testimonia anche l’odissea di Asia Bibi. Pure in questo caso, il sequestratore avrebbe falsificato i documenti della ragazza, facendola passare per maggiorenne e si sarebbe avvalso del principio del primo ciclo mestruale come elemento di validità del matrimonio, ai sensi della sharia.

Finora tutte le sentenze hanno dato ragione al sequestratore. Huma è difesa da una legale cattolica, Tabassum Yousaf, avvocato dell’Alta Corte del Sindh, che ha confidato di essere stata minacciata di morte per l’azione legale intrapresa. “Non è che io non abbia paura per la mia vita, ma considero assistere i cristiani perseguitati come una missione ed un servizio reso a Dio e alla mia Chiesa. E non saranno delle minacce a fermarmi”, ha dichiarato l’avvocatessa ad Aiuto alla Chiesa che Soffre.

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