• FRANCIA

Macron-Le Pen, un dibattito noioso. I cattolici si dividono

Il dibattito televisivo fra i due candidati delle elezioni francesi di domenica prossima finisce per annoiare, per i suoi tecnicismi e la scarsa grinta della sfidante Le Pen. Macron, arrogante e paternalista. Cattolici divisi. La Croix si schiera con Macron e fa suoi i temi della massoneria: principi della Repubblica sopra quelli non negoziabili.

Il dibattito Macron-Le Pen

La campagna elettorale per l’elezione del Presidente della Repubblica francese è agli sgoccioli, l’esito del secondo turno di votazioni si terrà domenica 24 aprile e, in quella data, gli elettori transalpini decideranno definitivamente chi, tra Marine Le Pen e Emmanuel Macron, guiderà la Francia per i prossimi 5 anni.

La settimana si è aperta con una feroce polemica contro Marine Le Pen per un Rapporto che le istituzioni europee (Olaf, Ufficio anti frode) ha inviato alla magistratura francese, perché si indaghi circa la ipotesi di frode per 136.993,99 euro di fondi pubblici a titolo personale e un totale di 617.379,77 euro complessivi da parte anche di altri membri del suo partito a danno del Parlamento Europeo. Una bomba ad orologeria? Forse si, forse no. E’ certo che a pochi giorni dal voto, è verosimile che la notizia sia stata quantomeno pubblicata anche a scopo elettorale, anche per offuscare le tante domande legittime che molti francesi si stanno facendo sulle consulenze  d’oro pagate da Macron durante tutto il mandato alla società americana McKinsey.

Nel dibattito pubblico trasmesso dalle televisioni francesi mercoledì 20 aprile, a dir il vero, poco si è parlato di questi due aspetti ‘scandalistici’, mentre si è concentrato il confronto sui reali programmi elettorali e sulle risposte alle concrete emergenze del paese. Abbiamo seguito il dibattito di 2 ore, molti francesi si sarebbero attesi un maggiore piglio e battuta polemica tra due avversari che, pur rispettandosi, avrebbero dovuto convincere gli elettori indecisi a schierarsi dalla propria parte. E’ stato invece un dibattito tra un Presidente in carica follemente arrogante, continuamente propenso ad interrompere l’avversario e accondiscendente con diverse analisi della Le Pen e una timida avversaria, non intimorita, né impreparata, ma senza alcun  ‘animus pugnandi’.

Emmanuel Macron e Marine Le Pen hanno difeso i loro progetti, ma il confronto è stato di una noia assoluta, un dibattito molto tecnico e sterile, nel quale nessuno dei due ha colto l'occasione per esporre la propria visione futura della Francia. Per il giornale on-line Boulevard Voltaire, si è trattato di un dibattito tra un robot (Macron) e una donna intimorita (Le Pen), “una macchina tagliente, sprezzante, tecnoide e fredda, una macchina chiamata Emmanuel Macron”, che guarda al futuro ecologico del paese e una donna che ritiene che il popolo desideri "un ritorno alla tranquillità e al buon senso nella gestione degli affari dello Stato". Certamente, se Marine Le Pen fosse stata una donna di sinistra, tutta la stampa avrebbe definito Macron un paternalista e denunciato il suo atteggiamento discriminatorio. Tra i redattori dell'altro quotidiano conservatore francese, Valeurs Actuelles, Charlotte d'Ornellas scrive che i due candidati “avevano due obiettivi diversi: lui doveva salvare il suo record, lei doveva vendicarsi. Entrambi ci sono riusciti, ma il risultato è stato che lui ha salvato il suo record - anche se era più che arrogante - e lei ha evitato l'umiliazione senza brillare. Alla fine, nessuna visione della Francia e accuse reciproche non verificabili”. Emmanuel Macron "dominante sulla sostanza" e "all'attacco", dice Le Monde riecheggiando la stampa estera, pur riconoscendo che Marine Le Pen era "meglio preparata" che nel 2017 e ha "resistito". L’editoriale di Le Figaro boccia entrambi, e descrive il dibattito deludente perché “senza una visione di futuro per la Francia”, mentre un sondaggio sullo stesso quotidiano dimostra che solo il 20% dei francesi ha modificato la sua opinione dopo il confronto televisivo di mercoledì sera.

Il mondo cattolico rimane diviso e, per la prima volta, il quotidiano cattolico La Croix prende posizione e chiede di votare per Macron. L’editoriale del caporedattore Jérôme Chapuis, in prima pagina di giovedì 21 aprile, è imbarazzante sia nei toni, sia nei contenuti e totalmente inconcepibile per chi dovrebbe avere come bussola la Dottrina Sociale della Chiesa e i principi non negoziabili, così derisi e violentati proprio da Macron. Dietro alla maschera del lucido ‘realismo’, della urgente ‘lucidità’ ed i fantasmi dei pericoli della ‘putiniana e trumpiana’ Le Pen, La Croix si schiera: ”Dobbiamo accettarlo: la rielezione dell’uscente (Macron)... a nostro avviso, rimane l'unica opzione auspicabile. Per il nostro giornale, questo significa assumere un disaccordo con una parte dei suoi lettori. Senza altra ambizione che quella di affermare valori importanti per la vita della società e di servire il dibattito pubblico con onestà”. Una ‘lucida onestà’ che censura alla radice ogni valutazione sullo scempio della vita umana, della libertà di educazione, del bene delle famiglie compiuta da Macron negli anni del suo mandato.

La Croix asseconda, invero, tutti desideri polemicamente espressi dalla massoneria francese con l’editoriale di Le Monde del 20 aprile, in cui si attacca la Chiesa di Francia perché non prende una posizione forte contro la Le Pen e a favore di Macron, visto che “la Chiesa cattolica non esita a far conoscere e difendere le sue forti opinioni su questioni come il matrimonio gay, la maternità surrogata o l'eutanasia. Sarebbe incomprensibile se non lo facesse chiaramente in un momento cruciale in cui i valori di uguaglianza, rispetto e tolleranza...potrebbero essere messi in discussione”.

I disincarnati valori della Repubblica (e dell’Europa) verrebbero prima dei principi non negoziabili, del Catechismo e persino dei diritti umani della dignità umana, della società naturale famigliare, della libertà di culto ed educazione...a questo altare si chiede alla Chiesa e ai cattolici di inginocchiarsi. La Croix l’ha fatto gli elettori cattolici lo decideranno domenica con il loro voto.

Dona Ora