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GUERRA IN UCRAINA

L'Ue condanna la Russia ma compra il suo gas

Mentre procedono le operazioni militari russe in Ucraina, Mariupol sta per cadere e la pressione è alta in tutto l'Est del Paese, il flusso del gas verso l'Europa è costante e gli ordini, addirittura, aumentano. I Paesi dell'Ue si sono impegnati nella guerra economica contro l'aggressione russa, ma continuano a comprare il gas da Mosca e si espongono a rappresaglie economiche.

Esteri 22_03_2022 English Español
Nord Stream

Si inasprisce il confronto sui campi di battaglia in Ucraina dopo il rifiuto delle truppe ucraine che difendono il centro di Mariupol di accettare la resa offerta da Mosca.

L’intensificazione dei bombardamenti russi su questa città persegue certamente obiettivi militari poiché uno degli obiettivi strategici prioritari dell’offensiva russa è costituire una solida continuità geografica tra il Donbass e la Crimea strappando all’Ucraina lo sbocco al Mare d’Azov. Obiettivo ormai a portata di mano con la caduta di Mariupol che in assenza di novità eclatanti dovrebbe essere questione di giorni.

Anche il bombardamento missilistico del centro di addestramento militare a Nova Lyubomyrka, nella regione di Rivne, nel nord-ovest dell'Ucraina persegue obiettivi strettamente militari come i raid che in questi ultimi giorni hanno visto missili da crociera Kalibr, balistici Iskander e in un paio di occasioni ipersonici Kinzhal (di fatto impossibili da intercettare poiché colpiscono il bersaglio a velocità superiori ai 10mila chilometri orari) distruggere basi aeree, caserme e depositi militari a ovest del fiume Dnepr, cioè le basi dove affluiscono i volontari stranieri giunti a combattere per Kiev e gli ingenti quantitativi di armi donate all’Ucraina da USA e NATO.

I bombardamenti su Kiev e su Odessa, dove sono stati colpiti dal fuoco delle navi russe edifici disabitati, sembrano invece avere un valore dimostrativo teso a esercitare una forte pressione sull’opinione pubblica, per indurre il governo ucraino ad accettare le richieste russe per un cessate il fuoco e un accordo di pace che offra a Mosca le garanzie richieste da tempo. I negoziati infatti continuano e, anche se da Ankara giungono notizie confortanti, circa l’imminenza di annunci positivi in tal senso, ieri i colloqui in teleconferenza tra le delegazioni russa e ucraina si sono sviluppati in due round consecutivi.

Il presidente svizzero Ignazio Cassis ha detto ieri che spera che "le armi tacciano presto" e che la Svizzera è pronta a mediare o ospitare i negoziati, ma è improbabile che i russi accettina come mediatore una nazione che, rinunciando alla sua proverbiale neutralità, ha posto sanzioni a Mosca. Paradossalmente, in un clima di guerra e di sanzioni sempre più forti imposte alla Russia, ma non sul gas russo, ieri è stata diffusa dall’agenzia di stampa Bloomberg la notizia che gli ordini per le consegne di gas naturale russo in Europa attraverso il collegamento Nord Stream sono in aumento, mentre i flussi attraverso l'Ucraina rimangono stabili. Quindi benché Berlino non abbia attivato il nuovo gasdotto Nord Stream 2 il suo predecessore lavora a pieno ritmo così come i gasdotti che attraversano l’Ucraina in guerra, ma che nessuno ha interesse a colpire. Di fatto l’Europa che attacca Putin e condanna l’invasione russa, ponendo sanzioni sempre più pesanti, continua a far sopravvivere la sua economia con il gas russo.

A questo proposito ieri l'Ufficio Federale di Statistica tedesco ha reso noto che a febbraio 2022 l'indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali in Germania è aumentato del 25,9% rispetto al febbraio 2021. Un dato ancor più allarmante se si tiene conto che è precedente al conflitto, poiché il recente incremento dei prezzi in seguito all'attacco russo all'Ucraina non è stato ancora incluso nei risultati dell'indagine chiusa il 15 febbraio. Ciò significa che in Germania, e ancor più in altre nazioni come l’Italia, i prodotti industriali stanno uscendo da ogni forma di competitività sui mercati a causa del costo dell’energia. Una situazione che sta già determinando la perdita di molti posti di lavoro e che si preannuncia come una catastrofe per l’intera Europa, ma che potrebbe precipitare se Mosca decidesse di bloccare i flussi di gas verso l’Europa per rappresaglia contro il supporto militare offerto da Ue e Nato all’Ucraina.

Del resto chi ha scelto di diventare “belligerante” deve attendersi che le minacce russe si concretizzino, non certo con azioni militari, ma con probabili attacchi cyber o blocchi alle forniture energetiche, tenuto conto che in media le nazioni europee valutano in almeno due o tre anni il tempo necessario a sostituire le forniture di gas russo. Un contesto simile obbliga anche l’Europa a sostenere e incoraggiare una rapida soluzione negoziata del conflitto. D’altra parte la Russia non intende distruggere o occupare l’intera Ucraina, obiettivo per il quale le forze messe in campo da Mosca sarebbero del tutto insufficienti.

L’obiettivo sembra quello circondare l’esercito di Kiev schierato in gran parte a est e isolare le città più importanti per indurre le guarnigioni ucraine ad arrendersi cercando di limitare le perdite tra i militari come tra i civili. Basta osservare la mappa dell’invasione russa per osservare che le truppe di Mosca si muovono lungo i confini e le coste ucraini senza inoltrarsi nel centro del Paese. La Russia potrebbe quindi essere vicina a raggiungere i suoi obiettivi militari prioritari, quali la conquista di Mariupol e della totalità dei territori del Donbass nelle province di Donetsk e Luhansk, necessari a sedersi al tavolo dei negoziati con una posizione di forza.

Nessuno possiede la sfera di cristallo ma simili successi sul campo sembrano alla portata delle truppe russe e, uniti al mantenimento della pressione su Kiev, Kharkiv, Sumy e Odessa, potrebbero ragionevolmente portare entro la fine di marzo ad avere le condizioni necessarie ad un accordo.