Lourdes rompe gli indugi, coperti i mosaici di Rupnik
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Opere associate a uno scandalo in un luogo di guarigione? Una contraddizione sempre più impensabile per il vescovo della località mariana che, dopo averle oscurate, comincia a coprirle. Un primo, anzi un secondo passo, nonostante le opposizioni.

Dopo la lettera dei Gesuiti, che offrono «un percorso di verità e di riconoscimento» alle venti donne che si dichiarano vittime di abusi del loro ex confratello Marko Ivan Rupnik, un nuovo, decisivo passo arriva dal santuario di Lourdes dove i suoi mosaici verranno coperti con dei pannelli.
Con scarso successo il cardinale Sean O’Malley – che in qualità di presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori lamentava «il continuo utilizzo di opere d'arte di padre Marko Rupnik da parte di diversi uffici vaticani, tra cui il Dicastero per la Comunicazione» – nel giugno 2024 esortava almeno a «una saggia prudenza pastorale» e alla «compassione verso coloro che sono stati danneggiati da abusi sessuali del clero». Esortazione che sembra caduta nel vuoto, visto che il tratto inconfondibile (e il gusto discutibile) del prete-mosaicista continua a far bella mostra di sé in tutto il mondo, Vaticano incluso. Con buona pace della sensibilità delle vittime di abusi che in quelle opere vedono riflesso lo scandalo associato al loro autore, per di più sacerdote.
Ma il vescovo di Tarbes e Lourdes non ci sta e da lunedì 31 marzo sono stati coperti i mosaici delle due porte laterali della Basilica di Nostra Signora del Rosario, in attesa di coprire anche gli altri, sulle porte centrali nei prossimi giorni. Un «passo simbolico» deciso da mons. Jean-Marc Micas «per facilitare l’ingresso nella basilica a tutte le persone che oggi non possono varcarne la soglia». Il presule rinvia alla sua nota opinione in merito, espressa in un comunicato del luglio dello scorso anno: «questa situazione non può essere paragonata ad altre opere il cui autore e le vittime sono deceduti, a volte da secoli. Qui, le vittime e l’autore sono entrambi vivi». A Lourdes la priorità spetta ai pellegrini in cerca di guarigione e consolazione, tra i quali «ci sono persone vittime di abusi sessuali, sia bambini, sia adulti» e «nulla deve ostacolare la loro risposta all’invito di Nostra Signora, di venire in pellegrinaggio. Poiché per molti questa risposta è diventata impossibile, personalmente ritengo che sarebbe meglio rimuovere questi mosaici».
La copertura dei mosaici tuttavia non è un primo ma un secondo passo, ci tiene a specificare mons. Micas ricordando che dalla scorsa estate ha deciso che non vengano più illuminati nel corso della processione serale. Nella commissione da lui istituita nel 2023 il suo parere favorevole alla rimozione si scontrò con «una vera opposizione da parte di alcuni» e ritenne pertanto che «una mia convinzione trasformata in decisione, se non venisse sufficientemente compresa, aggiungerebbe ulteriori divisioni e tensioni», senza per questo rinunciare a fare il possibile, allora e oggi: prima l’oscuramento, ora la copertura. Ma sin dall’inizio mons. Micas si era posto il problema di un luogo di guarigione dove le vittime di abusi trovano opere che finiscono per aggravare la ferita. «Alcuni pellegrini vengono dall’Immacolata per ritrovare se stessi dopo una situazione di abuso... In questo contesto, trovarsi faccia a faccia con un’opera di Rupnik è un’aggressione supplementare», dichiarò in una intervista a La Vie, nel marzo 2023, quando aveva assunto una primissima misura, chiedendo che le telecamere non inquadrassero più i mosaici durante le trasmissioni televisive dal santuario.
In quell’occasione mons. Micas evidenziò che il problema non tocca solo Lourdes: «Non è possibile che questo luogo, esponendo queste opere, aumenti la sofferenza delle persone che vi si recano per guarire. Lo stesso problema si verifica, ad esempio, in un altro luogo di guarigione, ovvero la tomba di Padre Pio da Pietrelcina, decorata con i mosaici di Rupnik». La cui mano è arrivata, com’è noto, fin dentro la cappella Redemptoris Mater del Palazzo Apostolico, che se non è assimilabile a un santuario assume in ogni caso un carattere paradigmatico. Cappella che, per inciso, inizialmente era stata affidata a a un altro artista, il mosaicista russo Alexander Kornoukhov. Di quest’ultimo resta solo la Gerusalemme celeste sulla parete dell’abside. Tutto il resto è Rupnik. Un caso che meriterà ulteriore approfondimento, fatto sta che alla Redemptoris Mater sono universalmente associati il nome e l’inarrestabile ascesa del celebre e celebrato ex gesuita.
Tale è il mito del sacerdote-mosaicista che i suoi ammiratori non sembrano toccati nemmeno dallo scandalo e ancora accade che i suoi mosaici vengano proposti a modello di chissà quale ricchezza spirituale, neanche fossimo di fronte a un Beato Angelico redivivo. Ci dev’essere una grazia speciale a Lourdes per cominciare a scalfire l’idolo e sollevare la questione delle sue opere, persino più intoccabili del loro controverso autore.
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