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L'INTERVISTA/JEAN PIERRE OBIN

L'islamismo alla conquista dei musulmani di Francia

Dopo la decapitazione di Samuel Paty, per aver fatto vedere le vignette di Maometto in classe, la Francia si interroga su come risolvere il problema dell'islamismo. Origini e obiettivi di un'ideologia fanatica, alleata con la sinistra massimalista: ce li spiega Jean Pierre Obin, ex ispettore generale della pubblica istruzione, autore di un famoso (e scandaloso) rapporto del 2004 sullo stato della radicalizzazione nelle scuole.

Libertà religiosa 12_03_2021
Jean Pierre Obin

In Francia impazza il dibattito sull’islamo gauchisme. Dall’attentato al professore Samuel Paty – decapitato per una lezione sull’islam – alla lunga lista di professori messi sotto scorta o licenziati per aver omaggiato una vittima dell’islam, il clima è sempre più teso.

Jean Pierre Obin, accademico francese ed ex ispettore generale dell'istruzione nazionale, nel 2004 redasse il famoso rapporto sulle serie sfide che l’islamismo stava imponendo nel mondo della scuola, ma venne cestinato dal governo di allora. Oggi ha voluto riprendere le sue ricerche dando alle stampe “Come lasciamo che l’islamismo penetri nella scuola”. Occorre una puntualizzazione subito per meglio capirci poi!" Prego. "Quello che io chiamo 'islamismo', seguendo molti studiosi dell'islam, non è una religione. È sia un'ideologia politica che un progetto rivoluzionario. Nato un secolo fa come reazione alla penetrazione delle idee occidentali in Medio Oriente. Per conquistare il potere e imporre ai paesi conquistati una nuova forma di totalitarismo gli islamisti utilizzano le stesse armi dei due precedenti totalitarismi.

A Creil, lo stesso anno della fatwa contro i Versi satanici di Salman Rushdie, tre liceali si rifiutavano di togliere il velo in classe in nome del rispetto per l'islam. Nel Paese della laicité iniziava, ufficialmente, l'eterno scontro con l'islam politico. È il 1989, l’anno zero dell’islamismo nel mondo dell’istruzione francese? Come in Iran anche in Francia la rivoluzione islamica è iniziata con il velo e nel mondo della scuola?

Da questo punto di vista, il 1989 è stato un anno cruciale: il crollo del comunismo e il consolidamento dell'islamismo a Teheran dopo la morte di Khomeini. Fu lì, 10 anni prima, nell’attacco all'ambasciata americana, la prima manifestazione dell'islam di sinistra: l'alleanza paradossale e innaturale tra marxisti atei e “pazzi di Dio”, per combattere il nemico comune, l'America, i suoi “servi” europei e i “sionisti”.

Com’è andata a finire?

È andata molto male per gli attivisti di sinistra e da allora non c'è stata alcuna alleanza con gli islamisti nei Paesi musulmani. È solo in Europa che la nostra sinistra non ha capito la lezione. Il 1989 è stato, anche in Francia, con la vicenda delle studentesse velate a Creil, l'anno della prima manifestazione visibile dell’ indottrinamento dei giovani francesi da parte di predicatori del Maghreb. Fu anche l'inizio della politica pusillanime dei governanti francesi che poi chiesero segretamente al re del Marocco, comandante dei fedeli, di ordinare alle ragazze di rinunciare al velo.

Un disastro.

È qui il punto. In quel momento iniziò la catastrofica resa di un potere nazionale secolare a un potere religioso straniero! Venne stabilita la cornice della futura remissione politica.

Come è arrivato l’islam a radicarsi nel mondo dell’istruzione e di conseguenza in tutte le istituzioni francesi?
L'islamismo ha cominciato a diffondersi massicciamente nei quartieri francesi in via di ghettizzazione negli anni '90 con l'arrivo massiccio di predicatori salafiti o affiliati ai Fratelli Musulmani.

Ma come è stato possibile?

Grazie alla fine della guerra civile algerina e all'amnistia generale di cui godono i combattenti jihadisti appartenenti ai due gruppi in competizione. In un attimo abbiamo assistito alle manifestazioni nei licei: espulsione di studenti ebrei da alcune scuole con minacce e violenze; contestazioni ad un certo tipo di corsi e opere; rifiuto di cantare e di fare ritratti; rifiuto della carne di maiale alla mensa; rifiuto delle gite scolastiche e del nuoto per le ragazze; rifiuto di visitare un museo o un edificio religioso, ecc. Tutto ciò era oggetto del nostro rapporto del 2004. Intendevamo mettere in allerta il ministro sullo sviluppo futuro di tali incidenti.

Nel 2004 il suo rapporto esplosivo sugli attacchi alla laicità in classe, l’antisemitismo diffuso e l’islamismo imperante rappresentò la prima grande indagine approfondita, contestuale e con disposizioni attuative. Perché secondo lei venne nascosta immediatamente sotto il tappeto? Che cosa spaventò davvero il governo di allora?

Il famoso rapporto venne commissionato nel 2003 da un ministro, Xavier Darcos, ma consegnato nel 2004 al suo successore, François Fillon, che lo seppellì. Perché? Le ragioni che ci sono state fornite sono diverse. A mio avviso sono essenzialmente due. La prima è politica: in Francia una parte della destra non ha mai accettato la laicità se non a parole. Così, nel 2004, più di 40 deputati di destra si sono opposti alla legge che vieta il velo nelle scuole, seguendo le istruzioni dei vescovi di Francia. La seconda ragione riguarda un politico: Fillon già immaginava un futuro da presidente. Non riusciva a cogliere in cosa la sua immagine e carriera avrebbero guadagnato da una questione così complicata e di cui l’opinione pubblica non era informata (e quindi non chiedeva decisioni immediate)! 


Perché dopo 17 anni è tornato in libreria con "Come lasciamo che l'islamismo penetri nella scuola"?

Per 11 anni il nostro grido di allarme è rimasto inascoltato. Poi arriva il 2015 con i tragici fatti di Charlie Hebdo e il negozio kosher, e soprattutto le migliaia di incidenti avvenuti nelle scuole durante le cerimonie in memoria delle vittime. È allora che il primo ministro Manuel Valls decide di tirare fuori dal cassetto il nostro rapporto del 2004. Già allora segnalavamo tutti gli episodi simili durante le cerimonie per gli attentati del 2001 e del 2003 a Madrid.

E così arriviamo al suo nuovo lavoro di analisi investigativa.

Nel 2017, ormai in pensione, sono tornato a sviluppare le mie ricerche e i miei studi sulla penetrazione dell’islamismo nelle scuole e nella società con risultati oggettivi e soprattutto quantificabili. Ne è venuta fuori un’indagine inquietante.

Ci racconti.

In primo luogo, gli incidenti si stanno sviluppando, diffondendo su tutto il territorio e non interessano più solo le scuole dei quartieri cosiddetti “sensibili”. Quindi, una delle novità, rispetto al passato, è che quasi il 40% di essi riguarda scuole primarie e asili nido. Infine, i protagonisti non sono più esclusivamente studenti ma anche, in una percentuale importante, genitori e personale scolastico. La reazione più comune degli insegnanti all'aumento di questi incidenti è l'autocensura preventiva: la metà di loro (più di due terzi tra i più giovani) ha dichiarato di temere gli studenti. Cifra che è aumentata di 13 punti dall'assassinio di Samuel Paty! Dalla pubblicazione del mio libro, diversi sondaggi hanno oscurato ulteriormente lo scenario. È stata rivelata una vera rottura generazionale. I musulmani in Francia tra i 15 ei 24 anni, sono in gran parte permeabili all'ideologia islamista e a quel che gli dicono in merito i loro genitori.

Si può sfatare il mito che i fedeli musulmani, e gli studenti più in generale, siano “ignoranti e disagiati e solo per questo sposano la causa islamica con tutto il corollario di comportamenti che ne deriva?

Gli studi stravolgono drasticamente il mito della determinazione socio-economica circa il radicalismo politico-religioso, apprezzato dai nuovi e vecchi marxisti. Non è stata mai rivelata alcuna correlazione tra radicalizzati e origine sociale. Solo l'interpretazione delle istanze religiose è la sorgente del fanatismo e dell'oscurantismo che talvolta portano questi giovani a determinate scelte e ad agire violentemente.

La libertà in Francia come in tutto l’Occidente resta sotto attacco perché l’islam continua a non essere descritto né affrontato per quello che è?

Per combattere efficacemente l'ideologia islamista, credo sia necessario considerare l’offensiva su scala globale e sul lungo termine. Gli islamisti non si preoccupano dei confini e sanno di avere molto tempo a loro disposizione.

L’autocensura è una tecnica di difesa. Quanto può durare? E perché tutto questo va oltre il mondo della scuola?

L’obiettivo degli islamisti è uguale in tutta Europa: imporre il proprio potere a una comunità di pochi milioni di persone, separarla e contrapporla al resto della popolazione, indebolendo così l’istituzione democratica.

Che è quello che sta accadendo.

I primi obiettivi sono i paesi musulmani. Secondo un recente studio, solo per quel che riguarda gli attentati  islamisti (escluse le guerre e le vittime dei regimi al potere) sono state uccise 167mila in 40 anni: il 91,2% sono musulmani! Questa cifra da sola dovrebbe indicarci la via da seguire: sostenere e stringere solide alleanze con le forze democratiche di questi paesi “in prima linea”. Che lottano, a volte nelle peggiori condizioni, per i diritti individuali, per l'uguaglianza tra donne e uomini, per la libertà di espressione e per la neutralità religiosa negli stati islamici. La guerra intrapresa contro l'islamismo è soprattutto ideologica e a lungo termine. In quanto tali, intellettuali e insegnanti hanno indubbiamente un ruolo molto più strategico della polizia e dei militari. I nostri governanti l'hanno capito?