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IMMIGRAZIONE

L'Europa centrale vuole i muri. E l'Ue va in crisi

Non solo i Paesi di Visegrad dell'Europa ex Patto di Varsavia, ma anche i Paesi Baltici, l'Austria, la Grecia, Cipro e la Danimarca: quando dodici Paesi dell'Ue chiedono di erigere barriere fisiche contro l'immigrazione clandestina, Bruxelles non sa che rispondere. I Paesi occidentali, più colpiti dal fenomeno, puntano ancora all'inclusione.

Politica 12_10_2021 English Español
La frontiera chiusa fra Lituania e Bielorussia

La richiesta presentata l’8 ottobre da 12 Paesi dell'Ue alla Commissione Europea di modificare il codice delle frontiere di Schengen per consentire agli Stati di erigere "barriere fisiche" per proteggere i confini esterni dell'Unione, finanziate dal bilancio Ue, è stata sostenuta dalla presidenza slovena del Consiglio Ue.

Nella lettera si chiede alla Commissione di consentire “agli Stati membri di agire rapidamente e proporzionalmente alla minaccia, in difesa della loro sicurezza nazionale e dell'intera Ue", sostenendo che "in pratica la sorveglianza delle frontiere non impedisce alle persone di tentare illegalmente valichi di frontiera e sarebbe quindi utile integrarla con ulteriori misure preventive".

"La barriera fisica sembra essere un'efficace misura di protezione delle frontiere che serve l'interesse dell'intera Ue. Questa misura legittima dovrebbe essere ulteriormente e adeguatamente finanziata dal bilancio dell'Ue in via prioritaria. Per garantire una risposta efficace e immediata alla strumentalizzazione dei flussi migratori, abbiamo bisogno di soluzioni europee senza indugio. Siamo convinti che sia più pertinente e sostenibile concentrarsi in modo proattivo su una maggiore protezione delle frontiere, standard comuni per la sorveglianza delle frontiere esterne e la prevenzione degli attraversamenti illegali. Abbiamo bisogno di nuovi strumenti che ci permettano di evitare, piuttosto che affrontare in seguito, le gravi conseguenze di sistemi migratori e di asilo sovraccarichi e capacità di accoglienza esaurite, che alla fine influiscono negativamente sulla fiducia della popolazione nella nostra capacità di agire con decisione quando necessario".

Per i 12, cui va aggiunta la Slovenia che ha la presidenza di turno del Consiglio, andrebbe finanziata con fondi Ue anche una barriera lungo la Green Line a Cipro, che non è un confine esterno dell'Ue perché Bruxelles non ha mai riconosciuto l'occupazione turca della parte settentrionale dell'isola. La lettera, rivelata da Eu Observer, è firmata dai ministri di Austria, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Grecia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Polonia e Slovacchia. Certo nella lista non sono presenti gli Stati che fondarono la Ue, per lo più dell’Europa Occidentale e che soffrono l’immigrazione illegale più di ogni altro, ma continuano a puntare su accoglienza e inclusione, ma al tempo stesso è evidente che tra i firmatari non vi sono solo le quattro nazioni del cosiddetto Gruppo di Visegrad ma, di fatto, la metà degli Stati membri dell’Unione.

Ci sono Paesi mediterranei, come Cipro e la Grecia che subiscono la pressione dei clandestini alimentata dalla vicina Turchia, come le nazioni europee poste lungo la cosiddetta “rotta balcanica” ma anche la Danimarca governata dal premier socialdemocratico Mette Fredriksen. La proposta non piace alla Commissione sul piano dei principi, poiché intende sostenere l’idea di un’Europa che blinda i confini ai popoli del terzo mondo: inoltre la Commissione non riesce a far progredire il cosiddetto “patto per le migrazioni” proposto nel settembre 2020, un pasticcio politically correct che non piace a molte nazioni poiché non ferma gli ingressi illegali né attua rappresaglie sui paesi di provenienza dei clandestini.

Va però riconosciuto che negli ultimi mesi Bruxelles ha più volte benedetto i muri eretti da baltici e polacchi ai confini con la Bielorussia per fermare i clandestini afro-asiatici (da Irak, Congo Brazzaville, Camerun e Siria) che Minsk fa arrivare sul proprio territorio per poi mandarli ai confini con l’Unione. Ma si tratta di un gesto soprattutto politico nell’ambito del braccio di ferro in corso da mesi con Minsk dopo le sanzioni imposte dalla Ue al regime bielorusso. "Abbiamo davvero bisogno - ha detto il commissario agli Affari Interni Ylva Johansson - di rafforzare la protezione dei confini esterni dell'Ue. Alcuni Stati membri costruiscono barriere e li capisco. Non ho nulla in contrario. Ma non penso che sia una buona idea usare fondi Ue", che sono "limitati" e che servono per altre cose, per "costruirle".

“Quest'estate è stata molto dura e difficile per la Lituania” ha detto il ministro dell'Interno lituano, Agné Bilotaité. “L'immigrazione illegale costituisce un attacco ibrido contro la Lituania e contro tutta l'Europa. In questa situazione servono cambiamenti nel quadro giuridico Ue e nelle politiche migratorie, perché dovremmo poter rispondere in modo più forte quando fronteggiamo attacchi ibridi di questo tipo". Il dato politico e sociale rilevante resta però quello che quasi la metà degli Stati membri della Ue pretende un impegno diretto dell’Unione per erigere barriere ai confini esterni confermando di fatto non solo quanto fossero accorte e lungimiranti le politiche varate negli anni scorsi dall’Ungheria di Viktor Orban e dalla Lega nel primo governo italiano dell’attuale legislatura.

Certo per l‘Italia il concetto di “muri” è difficilmente praticabile dovendo affrontare un’immigrazione clandestina che si muove in gran parte dalle sponde africane e turca del Mediterraneo, ma il concetto resta lo stesso: impedire l’arrivo, lo sbarco o il transito di chi non titoli per raggiungere l’Europa. In una Ue ormai in crisi profonda anche per l’autogol delle pressioni esercitate sulla Polonia, sostenuta dall’Ungheria e dal Gruppo di Visegrad, la viceda dei muri e dell’immigrazione rischia di imprimere una spallata decisiva alla stessa Commissione von der Leyen.

Il ministro dell'Interno sloveno Ales Hojs osserva che “dopo il disastro del 2015 la Slovenia ha deciso di erigere barriere, a sue spese, su parte del confine della Croazia, e continuerà a farlo in futuro. E' chiaro che, se fermiamo 14mila migranti irregolari l'anno a un confine interno dell'Ue, allora la protezione del confine esterno dell'Unione non è efficiente. Ed è nostro dovere proteggere i confini. La Slovenia sosterrà questa proposta". Le critiche tedesche alla Grecia per i presunti respingimenti illegali attuati dalle autorità di Atene hanno scatenato una dura risposta ellenica.

Il ministro dell'Interno Notis Mitarachi, ha affermato che la Grecia indagherà sui "presunti respingimenti" illegali, ma "ci aspettiamo che la Commissione Europea faccia molto di più per la dimensione esterna, per la tutela dei confini esterni, per i rimpatri di coloro che non hanno diritto alla protezione internazionale" e per far rispettare gli accordi presi con la Turchia nel 2016. "Ogni gommone che parte dalle coste turche" viola quell'accordo”.

La questione migratoria sarà all'ordine del giorno del Consiglio Europeo del 21 e 22 ottobre ma sarebbe illusorio attendersi sviluppi di rilievo. Non si parlerà di ridistribuzione dei migranti poiché il tema è troppo divisivo, né ovviamente di respingimenti che la Ue esclude a priori ma che alcuni stati membri stanno già applicando senza esitazioni. Sarà però difficile eludere il tema della difesa dei confini esterni, anche con i muri. Un tema che dovrebbe interessare anche l’Italia il cui governo, nonostante le dure critiche interne ed esterne alla maggioranza, continua però ad accogliere chiunque paghi criminali per raggiungerlo col risultato che i flussi verso l’Italia sono aumentati del 208 per cento rispetto allo scorso anno. Solo dal mare sono sbarcati in 49 mila, il doppio del 2020 e sei volte tanto il numero di clandestini sbarcati nel 2019.