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Leone XIV e la Messa antica: verso una pax liturgica?

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Incontrando i vescovi della Conferenza episcopale francese Papa Leone ha suggerito «soluzioni concrete che consentano la generosa inclusione di coloro che aderiscono sinceramente al Vetus Ordo». Verso una pax liturgica dopo le ristrettezze di Traditionis Custodes
- L'abate di Solesmes sogna l'unità decapitando il rito anticodi Luisella Scrosati

Ecclesia 26_03_2026

Siamo vicini ad una pax liturgica? La lettera che ieri Leone XIV ha inviato ai vescovi francesi tramite il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin induce ad essere molto ottimisti. Alla conferenza episcopale d'oltralpe riunita in assemblea plenaria fino a domani, il Papa ha dato indicazioni molto precise in termini di liturgia. Un tema delicato «a cui il Santo Padre è particolarmente attento, nel contesto della crescita delle comunità legate al Vetus Ordo».

Le parole di Leone archiviano definitivamente la stagione delle durezze di Traditionis custodes e dei provvedimenti ancora più restrittivi firmati dal duo Arthur Roche-Vittorio Francesco Viola. Il vertice del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, terminato il pontificato di Francesco che mai è riuscito a comprendere la sensibilità liturgica di chi si sente legato alla forma straordinaria del rito romano, dovrà adeguarsi alla nuova linea di Prevost racchiusa nelle righe della lettera ai vescovi francesi. «È preoccupante che nella Chiesa continui ad aprirsi una ferita dolorosa riguardante la celebrazione della Messa, sacramento stesso dell'unità», si legge nella missiva firmata Parolin.

Un riconoscimento delle lacerazioni provocate dall'abrogazione della liberalizzazione concessa da Benedetto XVI in Summorum Pontificum. La volontà del Papa di fronte a questa ferita è lampante: «Per sanarla - prosegue la lettera - è certamente necessario un nuovo modo di guardarsi gli uni agli altri, con una maggiore comprensione delle reciproche sensibilità; un modo di guardare che permetta ai fratelli, arricchiti dalla loro diversità, di accogliersi a vicenda nella carità e nell'unità della fede». Uno spirito ben più in sintonia con l'intento del motu proprio del 2007 e distante dalle conclusioni tratte in Traditionis Custodes nel 2021. 

«Possa lo Spirito Santo suggerirvi soluzioni concrete che consentano la generosa inclusione di coloro che aderiscono sinceramente al Vetus Ordo, secondo le linee guida stabilite dal Concilio Vaticano II in materia di liturgia», ha concluso il segretario di Stato riportando l'orientamento del Pontefice. Si sa che gli istituti ex-Ecclesia Dei e le comunità di fedeli ad esse legati mai hanno messo in discussione la validità del Concilio. Anzi, per questo sono state nel corso dei decenni oggetto di critiche ed attacchi molto pesanti da parte di chi ne contesta la legittimità. 

Traditionis Custodes e gli altri provvedimenti di questi anni hanno provocato la beffa oltre il danno. Il Papa sembra cosciente che chi è rimasto fedele a Roma ha avuto un trattamento ingiustamente severo, con l'addebito di responsabilità inesistenti rilevate nella lettera ai vescovi per presentare Traditionis Custodes. Senza citare la fumosa vicenda del questionario sull’applicazione del Motu proprio Summorum Pontificum fatto dall'allora Congregazione per la dottrina della fede. Non è un caso che la svolta di Leone sulla cosiddetta Messa in latino arrivi proprio in una lettera ai vescovi francesi: oltralpe, infatti, le comunità legate alla liturgia antica sono in crescita vertiginosa ed è sempre più numerosa la percentuale di nuovi sacerdoti «trad» sul totale delle ordinazioni sacerdotali.

Lo sa bene anche il cardinale Jean-Marc Aveline, presidente della conferenza episcopale francese, che non si è fatto problemi a celebrare in Vetus Ordo anche dopo l'entrata in vigore di Traditionis Custodes oltre ad adottare una politica di larga tolleranza nella sua arcidiocesi di Marsiglia. Non è questione di progressisti/conservatori perché Aveline è un prelato notoriamente interprete di una Chiesa sinodale. Come reagiranno, invece, quei vescovi che continuano a proibire o a restringere le celebrazioni secondo il Messale del 1962? Ce ne sono in Francia e probabilmente ascoltare le parole del Papa scritte da Parolin non avrà fatto loro piacere. C'è un popolo, invece, che è grato per la sollecitudine pastorale di Leone XIV che dimostra di non avere alcun pregiudizio ideologico verso religiosi e fedeli con sensibilità tradizionale.