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Le convergenze parallele di Pierluigi Bersani

Il segretario del Pd riprende il tema della "condivisione" di Mons. Fisichella ammiccando all'elettorato cattolico, ma di fatto cerca un compromesso.

Pierluigi Bersani
Per alcuni filosofi, sociologi e politici le parole sono come scatole vuote. A cosa mettere nella scatola ci penserà poi chi userà quelle parole. E dunque termini come giustizia, pace, solidarietà hanno all’esterno tutte lo stesso aspetto: la scatola semantica è sempre la stessa. Ma all’interno il contenuto cambia a seconda delle idee di chi ha in mano questa scatola.

Questo è accaduto anche alla parola “condivisione” usata spesso sia da Mons. Fisichella che da Pierluigi Bersani in occasione del recente incontro romano dal titolo “Vangelo e laicità” organizzato da Elea eventi. Nel confronto tra i due, il lemma “condivisione” è stato declinato in relazione alle scelte importanti da fare in politica, alle soluzioni in tema di questioni di bioetica, alle vedute strategiche di azione nel sociale, etc.

Per il neo presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione la condivisione nasce dal fatto che le questioni morali, quelle che vertono sui famosi principi non negoziabili, possono essere risolte efficacemente con il retto uso della ragione, strumento comune sia ai cattolici che ai laici. Quindi la scoperta razionale del bene è assolutamente condivisibile anche da chi non ha la fede. Non è necessario essere cattolici per dire che ammazzare e rubare sono atti malvagi. “E’ laicità creativa – afferma Fisichella - che richiede di aggregare consenso, oltre le diversità e mediante una più forte razionalità politica. Se però si teorizza un pensiero debole e si vive la frammentarietà, allora è improbabile che nasca una forte razionalità politica in grado di essere progettuale”.

Oltre a ciò aggiunge che nella prima Repubblica partiti laici e cattolici “avrebbero trovato soluzioni condivise sui temi della biopolitica, oggi però siamo agli antipodi … per una deriva culturale relativista che molti hanno fatto propria”. Corre l’obbligo di fare la tara a questa affermazione dell’alto prelato dato che tali soluzioni condivise, in antitesi proprio con quanto indicato, ci hanno regalato leggi come quella sul divorzio e sull’aborto, che più relativiste non possono essere. Ma al di là del riferimento storico-politico che ci appare davvero fragilino, il principio di fondo espresso rimane ed è forte: la condivisione non può nascere da premesse relativiste. Se più soggetti sostengono che non può esistere un’unica verità, come si potrà mai avere un’unica visione che accomuna tutti? Una quadratura del cerchio impossibile.

Quadratura che però Bersani ha tentato di compiere. Il segretario del PD da una parte offre sul tavolo della trattativa culturale il minimo sindacale di accordo con cattolici e, per un attimo dimentico della bandiera rossa del materialismo dialettico, si spinge a dire questo: “Credo che possiamo trovare con i cattolici soluzioni sull’idea condivisa che l’uomo non è solo natura, non è una scimmia, e non è un cristallo”. Insomma parafrasando Jo Squillo oltre al corpo c’è di più. Certo, gramo bottino si portano a casa i credenti i quali, e non solo loro, è da un pezzo che sono coscienti di non essere né un orango né un cristallo di quarzo. Ma son tempi di crisi anche culturale e occorre accontentarsi, stringere la cinghia dell’intelletto, pare quasi suggerire l’on. Bersani. Non chiedeteci di più.

Su un altro versante quest’ultimo offre un’altra sfaccettatura dell’accezione della parola
“condivisione” che è semplicemente il contrario del termine “divisione”. L’unità nazionale sarebbe solo il prodotto di scelte non “divisive” che andrebbero a danno del paese che è già in sé spaccato, tiene a precisare Bersani. Insomma c’è già la politica con i berluscones e gli antiberluscones a dividerci, che non ci si metta anche la biopolitica e la religione.

Ecco allora che la scatola vuota della parola “condivisione”
si riempie di due significati diversi e antitetici. Fisichella si muove sul piano veritativo: la condivisione non comporta annacquare la verità, anzi comporta riconoscerla nella sua totalità. E’ la verità ad essere premessa di visioni comuni. Infatti ammonisce che “non tutto è lecito perché non tutto edifica” e conclude affermando che i principi non negoziabili  “sono fondamento di una immagine impressa, che va oltre la nostra volontà e anche dal nostro possibile desiderio di scendere a patti. Questi principi sono fondamento di ogni altro impegno a favore dell’uomo nel suo vivere sociale”.

Bersani invece si muove sul piano politico inteso come compromesso: condivisione è la via di mezzo, uno sconto alle mie e tue posizioni per trovare una soluzione che vada bene a tutti anche se scontenta un po’ tutti. E’ negare che esista un’unica verità la premessa per azioni comuni.

Il segretario del PD - che parafrasando a rovescio Prodi si definisce “laico adulto” (quindi cresciuto assai nella sua laicità e dunque pienamente ateo) - ammicca infine forse all’elettorato cattolico quando aggiunge che “c’è una connessione fra questi diritti naturali e umani e il cammino dell’uomo, l’evoluzione della convivenza. Una connessione fra questi diritti è un uomo che può umanizzarsi. Una visione così lascia propriamente uno spazio reale di dialogo, confronto e collaborazione fra un credente e un non credente”.

Bene, ma poi sul piano concreto questo cosa significa? Bersani si batterà forse domani per il diritto naturale alla vita del nascituro e del morente? Si batterà per la famiglia naturale composta da un uomo e una donna? Si batterà per il diritto naturale che siano i genitori ad educare i figli come loro vogliono e non come lo Stato vuole?