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L’agricoltura ucraina: dai kolchoz agli oligarchi del grano

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Oltre 32 milioni di ettari coltivabili, di cui 2,8 in mano alle dieci più grandi aziende agricole del Paese: un'oligarchia agricola accanto a quella industriale. Che non è soggetta ai vincoli UE e che provoca più di un contrasto con la vicina Polonia.

Attualità 30_09_2023

L'Ucraina possiede la superficie agricola più estesa d'Europa, dopo la Russia, coprendo una superficie di 41,5 milioni di ettari (circa il 70% della superficie del Paese), di cui oltre 32 milioni di ettari sono coltivabili. Le condizioni eccellenti per le colture sono dovute al clima favorevole e al terreno fertile. Nel periodo comunista esistevano 12mila kolchoz cioè aziende agrarie collettive dello stato sovietico.

Con la nascita dell’Ucraina indipendente nel 1991 è cominciata una radicale riforma dell’agricoltura. Uno degli obiettivi principali di tale riforma era la privatizzazione generale e gratuita della terra, intrapresa con lo slogan socialmente corretto di trasferire la terra "nelle mani di chi effettivamente la coltiva". Negli anni Novanta quasi tutte le aziende agricole collettive furono liquidate e i loro beni furono trasferiti in proprietà collettiva a imprese non statali di nuova costituzione. Ai dipendenti dei kolchoz (circa 7 milioni di persone, ovvero oltre il 40% della popolazione rurale), la maggior parte dei quali ha mantenuto un impiego in nuove imprese non statali, è stato concesso il diritto a una quota paritaria nella terra di queste aziende (il cosiddetto paju, in media circa 4 ettari ciascuno), che non significava automaticamente il diritto alla proprietà fondiaria di un luogo specifico e l’emissione di appositi atti statali di proprietà fondiaria.

La privatizzazione dei terreni senza il diritto di disporne liberamente ha contribuito allo sviluppo dell'economia agricola basata sull'affitto dei terreni. Secondo i dati di fine 2012, la metà di tutta la superficie agricola nazionale (49,8%) era gestita da circa 50.000 persone che operavano sulla base della locazione di terreni. In questo modo sono nate le aziende agricole (agroholding), che gestiscono da decine a centinaia di migliaia di ettari affittati dai proprietari di paju. Le dieci più grandi aziende agricole ucraine affittano un totale di 2,8 milioni di ettari di terreno. I proprietari di queste imprese divennero gradualmente uno dei gruppi di pressione politica più importanti del Paese, accanto agli oligarchi che operano nell'industria pesante.

Gli esempi? La UkrLandFarming, che è nelle mani dell'oligarca Oleg Bakhmatyuk, ne controllava oltre 670.000 ettari. Kernel Holding è di proprietà di Andriy Verevskij e possiede mezzo milione di ettari. È già il più grande esportatore di cereali in Ucraina (superando il colosso mondiale Cargill sul mercato locale). Ha terminali sul Mar Nero. HarvEast Holding è di proprietà di System Capital Management, che a sua volta è controllata dall'oligarca Rinat Akhmetov: il gruppo ha un fatturato in decine di miliardi di dollari.

Non solo oligarchi

Gli oligarchi ucraini del grano sono ovviamente legati alle grandi multinazionali come Cargill che acquistava ogni anno circa un milione di tonnellate di grano dagli agricoltori ucraini controllando una parte consistente delle esportazioni. Ma va detto che circa il 10% dei terreni coltivabili in Ucraina è in mano ai proprietari stranieri. Si tratta principalmente di aziende dei Paesi dell'Unione Europea, ma anche degli Stati Uniti, della Cina e di altri Paesi. Possiedono principalmente vaste aree di terreno coltivabile e le loro attività si concentrano sulla produzione di cereali, semi oleosi e ortaggi. Secondo le informazioni dell’ispettorato veterinario al confine polacco-ucraino, le aziende che importavano cereali dall’Ucraina nel periodo dall’inizio di gennaio alla metà di febbraio 2023 sono principalmente aziende che rappresentano interessi occidentali: Cargill, Glencore Polska, Inter-Grain, Limagrain Polska, Louis Dreyfus Company Polska, Mars Polska, Pfeifer & Langen Polska.

Allora bisogna chiedersi se la guerra del grano che le autorità dell’Ucraina hanno scatenato contro i Paesi vicini, prima di tutto contro la Polonia, non sia una guerra per procura, per conto degli oligarchi dell’agroalimentare e delle grosse aziende occidentali che cooperano con loro.  

Le preoccupazioni riguardanti la qualità

Il conflitto intorno al grano ucraino non ha soltanto un aspetto puramente commerciale ma anche sanitario. Le autorità polacche hanno eseguito dei controlli circa la qualità del grano ucraino. I dati del capo veterinario della Polonia sono inequivoci: su 73 campioni di cereali importati dall'Ucraina, in 17 è stata trovata la salmonella, in 17, pesticidi, in 11, OGM e in 6 miotossine. Altri contenevano anche mercurio, cadmio, piombo e ferro. Da gennaio a maggio 2023 la presenza di fattori dannosi è stata rilevata nel 35% dei campioni raccolti.

Bisogna ricordare che l’Ucraina non è soggetta alle norme dell’UE. Mentre gli agricoltori dell’UE devono rispettare le norme, spesso draconiane, in Ucraina i prodotti possono essere geneticamente modificati e possono essere utilizzati anche prodotti fitosanitari vietati nell’Unione: la sicurezza dei consumatori non è una priorità. Per non parlare della zootecnia: il “benessere animale” negli allevamenti è un concetto poco conosciuto.



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