• FRANCIA

La statua di Maria che fa adirare i paladini della liberté

Si chiama Nostra Signora degli Innocenti, una statua della Madonna china su sette bambini, installata a Mentone (Riviera francese) nell’ambito di una mostra di arte sacra, con la vita come tema. Inaccettabile per i gruppi abortisti, che vogliono rimuovere l’opera perché diffonde «un punto di vista proibito dalla legge». Ennesimo paradosso per una società che si dice libera.

C’è una nuova statua che al laicismo non piace. Si chiama Nostra Signora degli Innocenti (Notre-Dame des Innocents) ed è la scultura simbolo della prima Biennale di Arte Sacra Contemporanea in svolgimento per tutto il mese di ottobre a Mentone, comune della Riviera francese, presso l’Hotel des Ambassadeurs. Posta in uno spazio esterno di proprietà dell’hotel, in un luogo di passaggio pubblico, la bella statua di bronzo rappresenta, con un rosario nella mano destra, la Madonna piangente, china su sette bambini, in alcuni dei quali si vede il cordone ombelicale ancora attaccato.

Realizzata dall’artista olandese Daphné Du Barry, nell’iscrizione che la presenta si legge tra l’altro che «le donne che hanno abortito e si pentono, le coppie che vogliono avere dei bambini e che hanno delle difficoltà o le famiglie che hanno dei problemi con la loro prole, troveranno in questa Vergine l’ascolto, l’affetto e il perdono».

Nella Francia della liberté si è scatenato il putiferio, con associazioni femministe ed Lgbt che hanno scritto al sindaco esprimendo «indignazione» per la statua, perché contraria a quello che chiamano «il diritto fondamentale» all’aborto e perché diffonderebbe «un punto di vista proibito dalla legge». Tragicomico che a scrivere queste parole siano persone che accusano il cristianesimo di essere oppressivo. La pretesa, dunque, è quella di rimuovere la statua da dove si trova adesso e porla in un luogo dove la possa vedere solo chi ne faccia richiesta. Un orrore il solo fatto che sia visibile da uno spazio pubblico… perché, sostiene Claire Morracchini, coordinatrice di Planning Familial, «per noi fa parte dell’atmosfera generale che mira a far sentire le donne in colpa per l’aborto». Il 7 ottobre si è svolta anche una manifestazione abortista presso la statua, con un gruppo di persone dal pugno alzato, con i soliti segni e cartelli sessantottini, del tipo «il mio corpo, la mia scelta». Con buona pace dei bambini che subiscono la “scelta”.

Malgrado diversi media locali si siano scagliati contro l’idea simboleggiata dalla statua, Liana Marabini, proprietaria dell’albergo e presidente del comitato scientifico della Biennale, non intende cedere alle pressioni. «Quest’opera d’arte rimarrà di fronte all’hotel». «Per sempre», aggiunge, spiegando che si tratta di una controversia «infondata», in quanto la scultura «non ha lo scopo di colpevolizzare le donne per l’aborto. La rappresentazione della Vergine ha lo scopo di aiutare» chi è passata attraverso un aborto, che in ogni caso, «qualunque sia la ragione, è un peso per l’anima».

Un peso che non è più riconosciuto nelle nostre società, ed è considerato alla stregua di un «lutto proibito», come testimonia l’esperienza di missioni quali la Vigna di Rachele, impegnate nel recupero spirituale di chi ha vissuto il dramma di un aborto procurato.

Non per nulla, tornando alla Biennale nel Sud della Francia, il tema scelto per l’edizione di quest’anno - che presenta circa 300 opere tra dipinti, fotografie, litografie, sculture, eccetera - è «Ode alla vita». Come spiega ancora la Marabini, «noi siamo troppo abituati, nelle manifestazioni artistiche o in televisione, a vedere la morte. Noi abbiamo voluto evidenziare la Vita che, come l’Arte, è un dono sacro di Dio», si legge su Nice Matin. Sulla stessa lunghezza d’onda l’autrice dell’opera, Daphné Du Barry: «Volevo semplicemente dare una testimonianza della bellezza che la vita rappresenta. Quanti bambini non nati avrebbero potuto essere dei geni?».

Il problema è proprio che le testimonianze di vita e speranza diventano ragione di scandalo per una società che ha finito per chiamare “diritto” l’uccisione dei bambini nel grembo materno, trasformando l’aborto da male assoluto a “male minore” e ora, addirittura, a bene da proteggere contro chi vuole proporre un’alternativa alla morte. In Italia, per inciso, non siamo messi molto meglio; basti pensare all’isteria conseguente all’affissione dei manifesti di Pro Vita raffiguranti le caratteristiche di un bimbo dopo 11 settimane di gravidanza.

La Francia, ricordiamo, è il Paese che nel 2017 ha esteso il fantomatico reato di intralcio all’aborto ai siti Internet pro vita (clicca qui), di fatto intimati a non diffondere informazioni sulle conseguenze psico-fisiche dell’aborto procurato. È la verità che non si vuol far conoscere e non si vuole nemmeno guardare in faccia. Eppure, lei continua ad avere il volto di una Madre che consola i suoi figli e aspetta che i lontani tornino a suo Figlio.