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La tendenza

La sinistra europea si spacca sull’immigrazionismo

Mentre Sanchez e Schlein continuano a sostenere l’immigrazione di massa, nei Paesi scandinavi – dalla Danimarca alla Svezia – le posizioni dei socialisti sono sempre più simili a quelle dei conservatori.

Politica 16_08_2026

La spaccatura nella sinistra europea è ormai insanabile. Mentre nei Paesi scandinavi le posizioni dei socialisti sono sempre più simili a quelle dei conservatori, i socialisti di Spagna e Italia inseguono sempre più le politiche woke e di sostituzione etnico-religiosa pur di conquistare e mantenere il potere.

Nei giorni scorsi, a seguito del caos a Ceuta, dopo l’opportuna lettera congiunta firmata con Giorgia Meloni e descritta dalla Bussola, la premier danese Mette Frederiksen ha messo in guardia contro un "nemico" in crescita all'interno dell'Europa, collegandolo esplicitamente alla popolazione migrante, ai legami con il terrorismo islamico e al rifiuto dei valori europei. Intervenendo al Folketing, il parlamento danese, lo scorso 12 agosto, la premier socialista ha descritto un'Europa che si trova ad affrontare minacce sia dall'esterno che dall'interno dei suoi confini, a causa di un’immigrazione incontrollata che rappresenta una seria minaccia per le società europee. Parole non dissimili da quelle usate da JD Vance e stigmatizzate dalle istituzioni europee, sin dallo scorso febbraio 2025 (e da noi descritte). 

Oltre alla minaccia di Mosca, la premier danese ha giustamente affermato che «un nemico importante ha iniziato a crescere dall'interno e si tratta di stranieri giunti in Europa», molti dei quali sono sostenitori di Hamas, che «non riconoscono i nostri valori europei fondamentali […], ma simpatizzano con alcune delle forze più oscure di questo mondo». Avete mai sentito dire qualcosa di simile da Pedro Sanchez o Elly Schlein? A marcare la differenza in casa socialista non è solo una diversa analisi del fenomeno migratorio, ma anche la determinazione con la quale si predispongono misure efficaci per il suo contrasto. Mentre la Spagna di Sanchez è ancora alle prese con l’individuazione del numero e della provenienza dei migranti fermi a Ceuta e lo schieramento guidato da Schlein in Italia osanna irresponsabilmente le navi delle organizzazioni non governative nel Mediterraneo, la loro collega di partito danese ha assicurato di essere pronta a stabilire misure draconiane che includerebbero non solo l'ampliamento dei controlli alle frontiere già esistenti in Danimarca ma anche la chiusura completa delle frontiere del Paese, in modo che la polizia possa controllare chiunque entri. 

Non è certo una novità che la coalizione di conservatori e destre svedesi si attesti su posizioni simili. A tal riprova, il 14 agosto, il parlamento svedese (Riksdag) ha approvato le nuove norme che inaspriscono le regole sull'immigrazione per motivi familiari, abbassano a 14 anni l'età minima per la commissione di reati in conseguenza dei quali potrà scattare l'espulsione immediata, creando una nuova procedura per ottenere la residenza per alcuni giovani adulti e stabilendo che le persone in possesso di permessi di soggiorno temporanei debbano attendere almeno due anni prima di poter ottenere un permesso di ricongiungimento familiare. Nel pieno della campagna elettorale svedese, i cui sondaggi danno in netto vantaggio la coalizione di sinistra e in particolare il Partito socialista, colpisce come proprio tale partito gemello di quelli spagnoli e italiani si contraddistingua per la sua fortissima polemica con il governo attuale, accusato di essere troppo morbido e accondiscendente verso la Commissione Europa e le proposte di “debito comune” nel prossimo Bilancio pluriennale europeo.

La nuova linea social-sovranista e frugale del Partito socialista svedese è stata ribadita dalla leader del Partito socialdemocratico svedese, Magdalena Andersson, destinata a diventare il prossimo primo ministro del Paese, che ha assicurato come «il prossimo governo svedese sarà probabilmente molto più intransigente» dell’attuale, affinché il prossimo bilancio europeo abbia un limitato impatto sui contribuenti svedesi.

La frattura nel socialismo europeo è dunque conclamata. Mentre nei Paesi scandinavi è in corso un bagno di realismo che mira a risolvere i problemi e tutelare il bene comune, nei Paesi mediterranei, in particolare Spagna e Italia, i leader Sanchez e Schlein sono tuttora dediti alla rincorsa di ideologie woke e inumane, oltre a promuovere maggiore centralismo europeo e debito pubblico comune e auspicare, nei fatti, una sostituzione etnico-religiosa, attraverso regolarizzazioni epocali, al fine di consolidare o conquistare il governo del proprio Paese. In questo contesto favorevole, i conservatori, patrioti e identitari sapranno articolare una intelligente e lungimirante proposta politica e non limitarsi a rincorrere i soli “mal di pancia” dell’elettorato?