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La questione

Svezia e Danimarca, sì alla remigrazione. Che in Italia è tabù

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La Svezia ha approvato una legge sulla “buona condotta”, ideata per espellere gli immigrati che non rispettano le regole. Promossa una riforma simile anche in Danimarca. In Italia il tema resta tabù, a causa della sinistra.

Esteri 17_06_2026
Il primo ministro danese Mette Frederiksen (LaPresse)

In Italia il dibattito sulla remigrazione è diventato un tabù, anzi una colpa indelebile per chiunque ne sostenga una ragionata necessità. Non è così invece nei Paesi scandinavi: in quei “difensori dei diritti civili”, tanto decantati quanto inventati, si approvano leggi in questa direzione ben più rigide e discrezionali delle proposte italiane.

In particolare la Svezia, lo scorso 15 giugno, ha approvato una legge addirittura sulla "buona condotta", per espellere gli immigrati che si comportano male. La misura è stata approvata con un margine di soli due voti, 174 contro 172, mettendo in luce le profonde divisioni in parlamento. I “difensori professionisti” dei diritti umani denunciano un «clima di paura diffuso» e «danni alla salute fisica e mentale» dei poveri migranti, dimenticando che coloro che rispettano le regole del Paese scandinavo e sono integrati non hanno nulla da temere da queste nuove norme. La normativa consente alle autorità di revocare i permessi di soggiorno degli immigrati in caso di cattiva condotta, come debiti non pagati, lavoro sommerso o legami con organizzazioni estremiste.

La legge, che riguarda sia i titolari di permessi di soggiorno in sospeso sia quelli già concessi, fa parte di un più ampio inasprimento delle norme sull'immigrazione da parte del governo di centrodestra e del suo partito alleato in parlamento, la destra dei nazionalisti “Democratici Svedesi”, in vista delle elezioni parlamentari di settembre. Il governo svedese ha già anticipato la necessità di ulteriori misure per garantire che coloro che non sono legalmente autorizzati a soggiornare in Svezia possano essere rimpatriati nei loro Paesi d'origine. La nuova legge è stata criticata dall'opposizione socialista che ha governato per 60 anni il Paese e dalle organizzazioni per la “difesa dei diritti umani” perché, a loro parere, «la legge sulla buona condotta lascia le persone nell'incertezza su quali azioni o espressioni possano essere usate o imputate loro», intaccando «lo stato di diritto e il principio di uguaglianza davanti alla legge». La legge non specifica quali tipi di comportamenti siano considerati inaccettabili; il governo pubblicherà un regolamento amministrativo in materia ma ha già ricordato che tra essi ci saranno i debiti non pagati, il mancato pagamento delle tasse, i precedenti penali e legami con organizzazioni estremiste. «Chiunque non si impegni a fare la cosa giusta e seguire le regole non dovrebbe poter contare sulla possibilità di rimanere», aveva dichiarato il ministro dell'Immigrazione, Johan Forssell, quando nel marzo scorso propose la nuova normativa. Non dimentichiamo che dall’1 gennaio 2026 il governo svedese ha notevolmente aumentato il sostegno finanziario a favore dei cittadini di Paesi terzi residenti legalmente (compresi i rifugiati) che decidono di tornare definitivamente nei propri Paesi d’origine.

In base alla nuova normativa, inoltre, a partire dal 12 luglio ai richiedenti asilo e ad alcuni altri gruppi di migranti saranno concessi solo permessi di soggiorno temporanei. La sovvenzione prevede un importo massimo di 350.000 corone svedesi (circa 32.000 euro) per adulto e 25.000 per bambino, con un limite massimo di 600.000 corone per nucleo familiare.

Ma non c’è solo la Svezia. Il governo della Danimarca promuove un'importante riforma legislativa per facilitare l'espulsione dei cittadini stranieri condannati ad almeno un anno di reclusione per reati gravi, in caso che la pena detentiva sia "irrevocabile", il che significa che chi ha ricevuto una condanna con sospensione condizionale della pena o gli arresti domiciliari per reati minori verrebbe probabilmente escluso dall'ambito di applicazione della nuova normativa. Il primo ministro danese, la socialista Mette Frederiksen, ha annunciato che la nuova misura entrerà in vigore in queste settimane e riguarderà tutti i cittadini stranieri presenti in Danimarca, indipendentemente dal loro background e dal loro Paese di origine, sottolineando che la legge è stata concepita per contrastare atti violenti quali aggressioni aggravate e abusi sessuali. In Scandinavia non c’è colore di governo (centrodestra, destra, liberali, sinistra o socialisti) che impedisca una franca discussione sulla remigrazione, come non c’è mai stata una divisione radicale sulle molteplici legislazioni con relativi sostegni alla genitorialità e alle famiglie.

In Italia è tutto il contrario, chi parla di remigrazione è marchiato a vita, tanto da meritarsi come minimo l'epiteto di fascista e islamofobo. Tuttavia, a ben vedere, dallo scorso 30 gennaio è stata presentata al Ministero della giustizia una proposta di legge di iniziativa popolare sulla “remigrazione e promozione della natalità” che ha già raccolto più di 130 mila firme. È un testo migliore rispetto a quelli di Svezia e Danimarca e che «prevede misure più incisive di contrasto all’immigrazione irregolare, al traffico di esseri umani e allo sfruttamento lavorativo, attraverso l’inasprimento delle sanzioni penali e patrimoniali, il potenziamento delle espulsioni e dei rimpatri e specifiche disposizioni per stranieri condannati per reati gravi, inclusa la revoca della cittadinanza acquisita per naturalizzazione nei casi previsti». Una proposta pregevole, per nulla discriminatoria, anche perché prevede nuove politiche di incentivo alla natalità attraverso un “Fondo per la Natalità Italiana” (art.17). Anche su questi temi, uscire dalle anguste categorie del politicamente corretto imposte dalla sinistra farebbe molto bene al Paese e alla stessa coalizione di governo.