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DUELLO MEDITERRANEO

Immigrazione: la chiusura italiana dovuta all'irresponsabilità di Sanchez

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Si acuiscono ancora le tensioni diplomatiche fra Italia e Spagna dopo la sospensione di Schengen. Ma il governo Sanchez è responsabile del disastro di Ceuta, con decine di migliaia di arrivi illegali. E la linea di chiusura dell'Italia è in linea con la nuova politica europea sull'immigrazione. 

Politica 12_08_2026
Immigrati illegali rimasti a Ceuta (AP)

Sulla crisi dell'immigrazione a Ceuta, il governo spagnolo torna ad attaccare l'Italia. L'11 agosto (ieri per chi legge) il ministro degli Esteri spagnolo Albares ha accusato il governo Meloni di avere sospeso Schengen per "esigenze elettorali" e "interessi di parte". Si acuiscono ancora le tensioni diplomatiche fra i due paesi mediterranei.

Il governo italiano ha deciso di sospendere l’accordo Schengen con la Spagna all’indomani dell’invasione il 30 luglio di Ceuta, l’enclave spagnola sulle coste africane del Mediterraneo, da parte di decine di migliaia di giovani africani. Il provvedimento sarà in vigore almeno fino al 15 agosto dopo di che l’Italia valuterà se ripristinare l’accordo o prolungarne la sospensione a seconda degli sviluppi della crisi migratoria, tenuto conto anche del fatto che potrebbe verificarsi un nuovo ingresso di massa nell’enclave proprio il giorno di Ferragosto. Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha risposto definendo ingiusto e discriminatorio il provvedimento, chiedendo all’Italia di revocarlo entro il 9 agosto e annunciando contromisure in caso contrario. Al nostro rifiuto, ha deciso di imporre controlli sugli aerei e le imbarcazioni provenienti dall’Italia a partire dall’8 agosto e fino a 7 settembre.

Il ministro degli esteri spagnolo José Maria Albares ha rinfacciato al nostro governo di non essere capace di gestire gli sbarchi dal momento che arrivano più emigranti illegali in Italia che in Spagna. Almeno per quel che riguarda il 2026 non è vero: secondo l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati, che monitora la situazione degli arrivi in Europa via mare e terra, dall’inizio dell’anno al 9 agosto sono arrivati via mare in Italia 16.599 stranieri irregolari mentre in Spagna dall’inizio dell’anno al 31 luglio ne risultano sbarcati 17.097 (e in Grecia al 2 agosto ne sono arrivati 19.734). Ma se anche il ministro Albares avesse avuto ragione – in effetti ce l’ha per quel che riguarda il 2025 – le sue accuse resterebbero pretestuose perché sa, senza dubbio, che la responsabilità di un paese, nei confronti dei propri cittadini e degli altri paesi membri dell’Unione Europea, non è per il numero di emigranti illegali che arrivano, ma per il modo in cui li gestisce, che a sua volta rispecchia il suo atteggiamento nei confronti del fenomeno migratorio illegale.

Ma – ed è questo che innervosisce Madrid – l’atteggiamento del governo Sanchez, tra i più “accoglienti” come dimostra tra l’altro la recente sanatoria per oltre 600mila di irregolari ai quali è stato concesso un permesso di soggiorno di un anno rinnovabile, è condiviso da sempre meno paesi UE, allineati invece con quello italiano che si batte da anni, e con maggior determinazione da quando è presieduto da Giorgia Meloni, per controlli rigorosi alle frontiere, l’espulsione di chi minaccia ordine pubblico e sicurezza nazionale, rimpatri di chi proviene da paesi sicuri e usa la richiesta di asilo come espediente per restare in Italia, riallocazione dei richiedenti asilo in paesi terzi sicuri, oltre i confini dell’Unione Europea.

Particolare rilevanza assume a questo proposito il messaggio congiunto diffuso nei giorni scorsi dal premier italiano Giorgia Meloni e da Mette Frederiksen, il primo ministro della Danimarca, presidente del Partito Socialdemocratico. Benchè leader di schieramenti politici molto diversi «siamo unite – scrivono – dal nostro desiderio di difendere l’Europa. Non accettiamo un’immigrazione incontrollata verso l’Europa, e abbiamo promosso una politica migratoria rigorosa, sia nelle nostre Nazioni sia in Europa. Nessuno può negare gli impatti negativi dell’immigrazione illegale sulle nostre società: aumento dei tassi di criminalità, crescente pressione sui servizi pubblici ed erosione della fiducia dei cittadini. Comprensibilmente, i cittadini europei si aspettano azioni concrete dai propri rappresentanti politici. Per troppo tempo, soprattutto le persone comuni hanno pagato un prezzo troppo alto a causa di un’immigrazione incontrollata. È nostro dovere continuare a impegnarci con determinazione per offrire risposte concrete ai cittadini, specialmente i più esposti, e garantire maggiore sicurezza e tutela per le nostre comunità. Insieme siamo riuscite a modificare gli equilibri nell’applicazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo nei confronti dei cittadini stranieri che commettono reati gravi. Di conseguenza, ora dovrebbero aumentare le espulsioni. E ora cosa possiamo fare di più? Bisogna realizzare centri di rimpatrio in Paesi terzi, così come altre soluzioni innovative al di fuori dell’Europa. Ci stiamo lavorando con impegno».

Il nuovo patto europeo in materia di immigrazione illegale, entrato in vigore il 12 giugno 2026 dopo sei anni di discussioni, rispecchia gli orientamenti oggi prevalenti in Ue. Si chiama Sistema europeo di asilo (Seac). In sintesi, prevede controlli più rapidi alle frontiere Ue per chi arriva in modo irregolare, aiuti concreti ai paesi di primo ingresso tramite ricollocamenti oppure contributi finanziari, stretta sui trasferimenti non autorizzati degli emigranti all’interno dell’Ue, istituzione di centri in paesi sicuri, come quello costruito in Albania dall’Italia, procedure di rimpatrio e di espulsione più rapide.

Tra le norme del precedente Regolamento di Dublino resta in vigore quella che assegna al paese di primo arrivo il compito di esaminare le richieste di asilo. I dati relativi agli emigranti raccolti dai paesi di primo arrivo devono essere comunicati alla Eurodac, la banca dati biometrica degli stranieri che entrano nell’UE illegalmente. Tra le altre funzioni questo consente di stabilire quale paese ha il compito di esaminare una richiesta di asilo e di individuare chi si sposta senza autorizzazione entro i confini dell’unione.

Della stretta sui trasferimenti non autorizzati ha subito approfittato la Germania che sotto la pressione di tanti cittadini sempre più insofferenti dei problemi causati dagli immigrati illegali e preoccupata di arginare la crescita della destra di AfD (Alternative fur Deutschland, Alternativa per la Germania), ha deciso di riprendere i trasferimenti nei paesi di primo arrivo dei richiedenti asilo trasferitisi senza autorizzazione nel paese. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha annunciato che il provvedimento prenderà il via il 19 agosto. Riguarderà solo Italia e Grecia, non la Spagna.