Tajani e la gonna, più che il sessismo è il qualunquismo
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Una similtudine infelice su donne infedeli e minigonne e il ministro degli Esteri è di nuovo nella bufera. Ma il punto non è la gonna, semmai il pudore. E non è che Tajani è sessista, ma è qualunquista: si impantana in sterili e grottesche allusioni mentre il Paese rischia una crisi internazionale seria.
Il problema non è che Antonio Tajani sia patriarcale e sessuofobo come le vestali del politicamente corretto stanno urlando in queste ore, il problema è il qualunquismo che anima il pensiero del nostro Ministro degli Esteri.
Ora, è facile gettare la croce addosso a Tajani perché l’ha fatta fuori dal vaso. Ha sostanzialmente detto che nella scelta di una moglie è meglio una donna meno appariscente, magari con la gonna più lunga, ma che ti rimane fedele, rispetto ad una donna affascinante e bella, ma che invece fedele non è. È una questione di affidabilità. Così l’ha definita Tajani, con quella parola che evoca tanto il concetto delle auto tedesche che furono o di una Volvo, metti mai. Ma che, applicato ad una donna, sa tanto di pressapochismo.
Apriti cielo. Accusato di patriarcalismo e di tutte le peggio cose che una donna inserita nel circuito può dire di fronte ad un maschio alfa. Però, signori, un po’ il ministro se l’è cercata. E non per la banalità che ha detto, ma per il qualunquismo che si cela dietro a questo ragionamento.
Ragionamento che, va detto visto che in pochi lo dicono, nasce da una domanda precisa, che non era «che cosa consiglierebbe a suo figlio di fare in caso di scelta di una donna da sposare», ma era riferita al voto a Forza Italia, ecco il perché il tema della affidabilità politica.
Ora, a parte il fatto che se proprio vogliamo guardare l’affidabilità, il partito azzurro non è che possa essere garanzia di grande tenuta se vediamo la deriva laicista che sta prendendo Forza Italia, sempre più ariete di governo per leggi anti vita come quella sul suicidio assistito che va contro la “affidabilità” che fu di un partito, che quando era guidato da Silvio Berlusconi si batté contro la soppressione di Eluana Englaro.
Ma il punto è il qualunquismo che un ministro degli Esteri è in grado di sciorinare nel bel mezzo di una crisi internazionale, mentre siamo alle prese con l’ingresso nelle faccende che riguardano lo scontro internazionale tra Houthi e Arabia Saudita, per dire, se ne esce con una frase da bar che proprio non sta in piedi.
Tajani il sessista? Ma quando mai? Per uno che sentì il bisogno di chiedere scusa a nome della categoria dei maschi dopo il delitto Cecchettin? Per uno che, tempo 24 ore, si è scusato con le donne dicendo che non voleva offenderle? Ma giammai. Il punto non è il suo sessismo, ma il suo qualunquismo.
Potremmo trovare anche donne con la gonna lunga, di quelle sotto il ginocchio, per intenderci, che rompono il patto matrimoniale e cedono al tradimento. E allora che facciamo? Oppure potremmo trovare donne graziose, con la minigonna, magari negli anni giovanili, che invece sono esempio di attaccamento al focolare domestico e al patto nuziale e raggiungere la tanto sospirata, da Tajani, affidabilità. E quindi?
Semmai, a voler essere pignoli, è il pudore, nel vestire e nel vivere, la continenza, l’assenza di provocazione che scaturisce da un certo modo di vestire, fosse anche in minigonna, che fanno la differenza, non il vestito in sé. Ma ci avviteremmo in un discorso sterile e inutile, fatto di distinguo, fatto di “sì”, “però”, “ma”, “anche se” e “ciononostante”.
Ma preferiamo concentrarci sull’equazione sbagliata minigonna uguale infedeltà che Tajani nella sua visione un po’ naif ha dovuto svelare. La differenza, la fanno il pudore, l’amore, il sacrificio, il dono di sé e stona sentire un ministro trattare il tema serio della fedeltà matrimoniale, che è alla base di tanti grattacapi sociali, tra i quali il divorzio, con la ripetizione stantia di schemi, tic e meccanismi che preludono ad una povertà di visione inquietante.
Perché è vero che oggi tante donne, come tanti uomini non sono fedeli, e questo è fonte, una delle fonti, della crisi di famiglia che abbiamo sul groppone, ma signor ministro, che povertà di analisi, la sua. Davvero vogliamo relegare il tutto al fatto che le donne sono poco affidabili se alzano di qualche centimetro la gonna? Poi non lamentiamoci se gli altri, quelli della liberazione sessuale, per intenderci, la impallinano e noi, che pure dovremmo farlo, non la difendiamo. Perché oggettivamente con questa uscita è indifendibile.
Ma non per l’equazione sbagliata, ma per l’idea che il suo pensiero suggerisce: per essere affidabili bisogna seguire una ricetta fatta di luoghi comuni e contro-stereotipi, per combattere quegli stessi stereotipi che fanno dell’emancipazione femminile un dogma laico altrettanto pernicioso. E perché da una similitudine grottesca pronunciata nelle vesti di Ministro degli Esteri, ci si rende conto che il male dei politici oggi è il parlarsi addosso con quella facilità e superficialità, anzi quel qualunquismo, che non dovrebbero essere nel curriculum di un rappresentante delle istituzioni. I quali rappresentanti, a volte, potrebbero anche parlare di meno e fare di più. Forse sarebbero più affidabili.

