La regalità di Maria (II parte) – Il testo del video
I fondamenti teologici della regalità di Maria Santissima sono la sua maternità divina e il suo essere nuova Eva, quindi Corredentrice. L’analogia con Cristo Re, spiegata da Pio XII. Le ragioni teologiche alla luce dei princìpi mariologici. Re e regine di questo mondo.
Dedichiamo oggi il secondo incontro al tema della regalità di Maria Santissima. Nella catechesi di domenica scorsa, abbiamo cercato di mostrare il fatto che Maria è riconosciuta dalla Chiesa come regina. E questo fondamento della regalità di Maria lo ritroviamo nelle Scritture così come sono interpretate dalla Chiesa, quindi non secondo un approccio puramente storico-critico. Possiamo dire di aver dedicato un’Ora di dottrina alla questione “an sit”, cioè se sia regina, e la Chiesa ci attesta che lo è, secondo uno sviluppo che va dalla fase del germoglio, come l’abbiamo chiamata, fino alla sua maturazione piena.
Oggi cerchiamo di entrare un po’ di più nel contenuto teologico. Cioè, vedremo il fondamento teologico e le ragioni teologiche della regalità di Maria, per poi vedere, nella prossima Ora di dottrina, che cosa significa realmente questa regalità. Quindi, si tratta di un percorso a tre tappe: la prima è un’indagine scritturistica e storica per vedere dove troviamo rivelata la verità della regalità di Maria e come la Chiesa l’ha interpretata, l’ha sviluppata e l’ha trasmessa; la seconda tappa è quella di oggi sulle ragioni teologiche; nella terza tappa andremo a vedere che cosa intendiamo e cosa non intendiamo quando affermiamo che Maria è regina.
Iniziamo da quelli che possiamo chiamare i due fondamenti dogmatici della regalità di Maria. Li abbiamo accennati domenica scorsa perché, andando a vedere come si è sviluppata nella storia della Chiesa la riflessione sulla regalità di Maria, necessariamente abbiamo dovuto esporre qualche contenuto teologico. Oggi vediamo questi contenuti in modo un po’ più sistematico e leggiamo alcuni testi dell’enciclica di Pio XII, Ad Caeli Reginam (11 ottobre 1954). C’è un testo chiarissimo di questa enciclica che pone davanti questi due fondamenti: «Come Cristo, il nuovo Adamo, è nostro re non solo perché Figlio di Dio, ma anche perché nostro redentore, così, secondo una certa analogia, si può affermare parimenti che la beatissima Vergine è regina, non solo perché Madre di Dio, ma anche perché quale nuova Eva è stata associata al nuovo Adamo». Abbiamo due fondamenti che si radicano nell’analogia con Cristo. Su questo tema dell’analogia e della partecipazione torneremo domenica prossima, quando andremo a rispondere alle obiezioni più frequenti e più note contro la regalità, ma intanto qui abbiamo un dato importante: quello che noi affermiamo di Maria, in questo caso la regalità, va affermato e compreso per un’analogia di partecipazione con Cristo; è perché c’è un’unione singolare tra Cristo e Maria Santissima che noi possiamo affermare di Maria ciò che affermiamo di Cristo, ma non in modo identico, bensì analogo. Questo è il principio fondamentale per capire tutta una serie di verità e di titoli legati a Maria Santissima, tra cui la regalità.
In questo testo Pio XII ha posto un’analogia fondamentale. Da un lato abbiamo la regalità di Gesù Cristo, che ha un duplice fondamento: uno, per diritto di natura, che gli proviene dal suo essere Figlio di Dio, che si è incarnato; l’altro gli proviene da una conquista, cioè il fatto che è il nostro Redentore. In modo analogo, in Maria Santissima c’è una regalità per diritto naturale. In che senso per diritto naturale? Perché è madre di Dio. Vedete, non c’è un’identità, c’è un’analogia. Non stiamo dicendo che Maria è regina perché è Dio incarnato, ma lo stiamo dicendo perché è madre di Dio; come Cristo, che è Dio, è re, analogamente Maria è regina, in quanto madre di Dio. In Gesù Cristo è l’unione ipostatica che lo rende re per natura; in Maria Santissima è l’elevazione all’ordine ipostatico – in quanto madre di Dio, che non equivale ad avere l’unione ipostatica – a far sì che sia regina per diritto di natura. Come Cristo è re anche per diritto di conquista perché Redentore, perché è Colui che ci ha riscattati dal potere delle tenebre, combattendo e versando il suo sangue per noi, analogamente anche Maria è regina in quanto Corredentrice, titolo che, sebbene ad alcuni non piaccia, esprime molto bene la verità della singolare partecipazione di Maria Santissima all’opera della redenzione, espressa in modo sintetico da san Giovanni nel capitolo 19 del suo Vangelo e nel cap. 12 dell’Apocalisse; una verità preannunciata nel cap. 3 della Genesi e anche dalle figure bibliche della Regina Madre, di Giuditta, che combatte in modo decisivo per riportare la vittoria, della regina Ester, il cui intervento diventa fondamentale per salvare il suo popolo, eccetera.
Dunque, ci sono due fondamenti. C’è un altro testo della stessa enciclica che ribadisce: «La beatissima Vergine si deve proclamare regina non soltanto per la maternità divina, ma anche per la parte singolare che, per volontà di Dio, ebbe nell'opera della nostra salvezza eterna». Ci troviamo di fronte a un dato: Pio XII fonda la regalità di Maria sulla corredenzione, così come in un testo molto simile ma che fa parte di una costituzione apostolica, la Munificentissimus Deus, dove abbiamo una solenne definizione dogmatica, quella dell’assunzione di Maria al cielo in anima e corpo, fondava l’assunzione di Maria non solo sulla sua divina maternità ma anche sul suo essere Corredentrice. Dunque, abbiamo due verità proclamate dal pontefice – una dogmatica, l’assunzione di Maria, l’altra attraverso il magistero ordinario, la regalità di Maria – che hanno entrambe due fondamenti: non solo la divina maternità, ma anche la partecipazione singolare di Maria all’opera della redenzione, che chiamiamo corredenzione. È curioso che per difendere “nuove” verità di fede Pio XII ponga a fondamento qualcosa che nella Chiesa oggi si mette in discussione, non solo perché non si ritiene maturo definire Maria come Corredentrice, ma anche perché purtroppo hanno preso piede delle correnti teologiche che negano proprio il contenuto stesso della partecipazione singolare, immediata, attiva di Maria alla redenzione.
Adesso andiamo a vedere le ragioni teologiche che completano il discorso sui fondamenti teologici. In alcune catechesi dedicate alla Madonna (vedi qui e qui) abbiamo visto che ci sono dei principi mariologici. Il principio primario è quello della maternità universale di Maria e poi ci sono altri quattro principi mariologici secondari. Li richiamo brevemente. Abbiamo visto il principio di singolarità: poiché Maria trascende tutte le creature, dobbiamo dare a lei degli attributi di eccellenza. Il secondo è il principio di convenienza: non è una “convenienza debole”, cioè per la serie “nulla si oppone al fatto che possa essere andata così”, ma una convenienza forte, per cui sostenere il contrario sarebbe inconveniente. Il terzo principio è quello di eminenza, per cui ciò che predichiamo di buono delle creature lo dobbiamo trovare non in modo identico, ma in modo eminente in Maria Santissima. E infine c’è il principio di analogia o di somiglianza con Cristo. Questi sono i quattro principi secondari. E ora andiamo a vedere le ragioni teologiche sulla base di questi cinque principi, quello primario e i quattro secondari.
Vediamo anzitutto il principio fondamentale, quello della divina maternità, che è un po’ quello che è contenuto nell’Annunciazione, dove, come abbiamo accennato la scorsa volta, l’Arcangelo Gabriele annuncia a Maria non solo che sarà la madre di Gesù, ma anche che a questo figlio verrà dato «il trono di Davide suo padre», e regnerà in eterno «e il suo regno non avrà fine». Nell’Annunciazione, quindi nell’annunciare a Maria che sarà la madre del Figlio di Dio che si incarna, c’è la verità esplicita della regalità del Figlio. E dunque il passaggio è: Maria è la madre del re, quindi è la regina. C’è una regalità che le deriva dall’essere madre di Colui che è re. L’annesso è anche il fatto che questo re che si incarna, lo fa per essere il primogenito di molti fratelli, come dice san Paolo, cioè per essere capo del corpo, che è la Chiesa, come dice un’altra espressione paolina.
Come la maternità di Maria si estende dal Capo alle membra – Maria non può essere intesa madre del solo capo, di un capo senza corpo –, analogamente la sua regalità si estende alle membra del corpo stesso. Questa è la ragione teologica sul versante del principio fondamentale. Ma aggiungiamo che questa maternità, che rende possibile l’incarnazione, si associa non a una “semplice” incarnazione, bensì all’incarnazione redentrice. L’incarnazione ha una connotazione redentiva e dunque, come dicevamo prima, anche sotto questo punto di vista, la maternità di Maria, da cui deriva la sua regalità, è una maternità che contribuisce all’incarnazione redentiva. Ed ella diventa madre di queste membra del suo Figlio, che è Capo del corpo che è la Chiesa; e lo diventa in modo attivo sotto la croce. Di nuovo, torna questa idea della regalità di conquista, una regalità che le discende dalla maternità divina, ma anche dalla sua partecipazione all’opera della redenzione, che sono appunto i due fondamenti teologici approfonditi dal punto di vista del principio fondamentale della mariologia, che è la maternità universale di Maria. Maria è vera madre di Cristo e perciò vera madre delle membra di Cristo, ed è per questa ragione che la sua regalità si estende alle membra.
Abbiamo poi i quattro principi secondari. Partiamo dal principio di singolarità, secondo cui Maria Santissima ha una preminenza su tutte le creature, eccelle, è elevata al di sopra di esse. Da questo punto di vista, possiamo dire che, trascendendo tutte le creature, ella è regina per una ragione di eccellenza. Come le regine hanno un posto di eminenza rispetto ai sudditi, certamente per la finalità di un loro bene e non per spadroneggiare su di loro, tanto più lo dobbiamo dire di Maria Santissima. Infatti, la parte finale delle Litanie Lauretane è l’affermazione di questo principio: quando noi diciamo Regina angelorum, Regina patriarcharum, Regina prophetarum, Regina apostolorum, Regina martyrum, eccetera, prendiamo tutte le categorie dei membri della Chiesa, dagli angeli ai martiri, ai confessori della fede, alle vergini, e diciamo che Maria eccelle sopra di loro come regina. Dunque, anche qui, la lex orandi della Chiesa esprime la lex credendi e la esprime tra l’altro a livello delle Litanie Lauretane che impregnano il sensus fidei. C’è una bellissima corrispondenza tra la preghiera della Chiesa e il sensus fidei, con uno che virtuosamente “contagia” l’altra, e viceversa.
Poi abbiamo il principio di convenienza, per cui noi vediamo la ragionevolezza delle opere di Dio, al punto che pensare che qualcosa possa essere andato diversamente non è impossibile, non è contraddittorio, ma è sconveniente, non funziona, stride, rovina in qualche modo un’armonia. Da questo punto di vista, noi cosa vediamo? Vediamo che sarebbe sicuramente sconveniente che la madre di Cristo Re non condivida la sua regalità: avremmo una madre voluta dall’eternità, colmata di ogni bene e di ogni grazia, di ogni sapienza e di ogni potenza, unita al Figlio, che a un certo punto però viene esclusa dalla sua regalità… capite che non funziona. Analogamente, sempre secondo il principio di convenienza, avremmo una nuova Eva associata all’opera della redenzione, quindi a un’opera di conquista sofferta, che poi viene esclusa dal dominio, inteso nel senso più positivo e bello di questo termine, quindi esclusa dal reggere coloro che sono stati conquistati dalla sua azione, congiunta a quella di Cristo. Stride pensare, e qui ci si collega al quarto principio, che Cristo abbia associato a Sé sua madre per poi escluderla dalla regalità; l’ha associata non solo per avere da lei la natura umana, ma anche nell’opera della salvezza. È quello che abbiamo visto poco fa, dicendo che Pio XII fonda sia l’assunzione di Maria che la sua regalità proprio su questi due fondamenti: la divina maternità e la corredenzione.
Terzo: il principio di eminenza, che ci dice che le perfezioni che noi troviamo nella creazione le dobbiamo trovare in Maria Santissima, non in modo identico ma in modo eminente. Noi nella creazione vediamo re e regine. Apro e chiudo una parentesi: qui non è un discorso di sistemi politici, non stiamo dicendo che la monarchia è meglio della repubblica, oppure che siccome c’è la repubblica dobbiamo abbandonare questa idea della regalità. Noi parliamo della reggenza, che lungo la gran parte della storia è stata tenuta da figure regali. E la reggenza non viene meno laddove sussistono sistemi repubblicani, c’è pur sempre qualcuno che deve reggere. Il concetto è questo. Dunque, noi vediamo re e regine. E noi non attribuiamo il titolo di regina a Maria Santissima solo a titolo onorifico. Al contrario, in fondo i re e le regine di questo mondo partecipano in modo limitato e molto spesso imperfetto (quando non del tutto distorto) a una regalità che li precede, e questa regalità appartiene in modo pieno a Cristo e Maria: in modo pieno e assoluto a Cristo; in modo pieno e partecipato a Maria Santissima.
Quarto principio della mariologia è quello dell’analogia o somiglianza con Cristo: questo è un principio importantissimo. L’unione tra Cristo e Maria è l’unione più piena, intima, perfetta che possa esistere tra Dio e la sua creatura. L’amore, quando si comunica, conforma a sé. Pensiamo alla creazione: Dio, creando l’uomo, lo ama e per questo lo fa a sua immagine e somiglianza; non gli può dare qualche cosa più grande di questa. Ecco, Maria è fatta a immagine e somiglianza perfetta di Dio, e in particolare di Gesù Cristo, al quale è unita anche in virtù della divina maternità.
Ora, questo vuol dire che quando noi andiamo a vedere le prerogative di Maria, le consideriamo sempre come il riflesso analogo delle prerogative di Cristo; cioè, quello che noi vediamo in Cristo e non è esclusivo di Cristo - come l’essere il Dio incarnato, questo non è comunicabile chiaramente a una creatura - è comunicato alle sue creature in un modo proporzionato che raggiunge un apice, una perfezione insuperabile in Maria Santissima. Noi abbiamo questa unione tra Maria e Cristo, che è espressa sì dalla divina maternità, ma è espressa anche da una sponsalità. Ricordiamo che l’altra grande figura che si afferma in modo particolare fin dall’inizio dell’epoca dei Padri della Chiesa, sulla base dei semi contenuti nelle Scritture, è il fatto che Maria è la nuova Eva, e Cristo è il nuovo Adamo, come ci dice san Paolo. Dunque, questo pone una somiglianza tra Cristo e Maria non solo materna e filiale, ma anche sponsale. Sotto questo duplice aspetto, Cristo comunica a Maria tutte le sue prerogative: tra queste prerogative c’è la regalità. Maria non ha la regalità in proprio, ma ce l’ha in quanto le è comunicata, partecipata da Cristo. Su questo concetto della partecipazione torneremo in modo molto particolare nella prossima lezione.
Abbiamo dato diversi elementi su cui riflettere e che ci fanno capire le ragioni per cui Maria è realmente regina. Ci manca da vedere che cosa significa questo essere regina. È qualcosa di puramente metaforico, simbolico, o c’è qualcosa di reale? La risposta la capite già, perché abbiamo dei fondamenti reali per una regalità che deve essere reale. Abbiamo un principio di analogia con Cristo: la regalità di Cristo è reale e dunque la regalità di Maria non può essere puramente metaforica. Domenica prossima, se Dio vuole, andremo a vedere che cosa comporta questa regalità.

