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Ora di dottrina / 225 – Il supplemento

Maria nella prospettiva trinitaria: il rapporto con lo Spirito Santo

Nella donazione di Sé alla Madre, Gesù le comunica tutto ciò che è suo, tranne ciò che non le può comunicare, ossia il suo essere Dio; in questo “tutto”, troviamo anche il poter far procedere lo Spirito, evidentemente non all’interno della processione trinitaria, ma all’esterno, verso gli altri uomini.

Catechismo 11_10_2026

Ripartiamo dalla singolare unione tra Maria Santissima e il Figlio, oggetto dell’articolo della scorsa domenica. Si è visto come ciascuna Persona della SS. Trinità comunichi alla Vergine immacolata ciò che la caratterizza nel modo della partecipazione, l’unico possibile ad una creatura. È questo concetto di partecipazione, fortemente presente nella teologia di san Tommaso d’Aquino, a mettere subito al riparo da qualsiasi possibile distorsione che annulli la distanza tra il Creatore e la creatura, che eroda il salto ontologico tra Dio e l’uomo; ma la partecipazione è nel contempo il principio di ogni bene presente nella creatura stessa, sia nell’ordine naturale che in quello soprannaturale: ogni bene che si trova nella creatura è partecipato dal Bene sommo e increato.

Maria Santissima è stata voluta da Dio con una capacità straordinaria di accoglienza del bene che proviene da Dio; non si tratta di un’illazione devota, ma di un dato che emerge dalla Rivelazione; è stato infatti giustamente fatto notare che l’angelo saluta Maria con un nome nuovo, kecharitoméne (κεχαριτωμένη, Lc 1, 28), termine che indica la pienezza del favore divino, della grazia, ma che è espresso come un participio perfetto passivo, ad indicare uno stato permanente, definitivo, un’identità che caratterizza la persona, quasi un nome nuovo.

Il primo dogma fondamentale che riguarda Maria Santissima, la divina maternità, indica con chiarezza che il suo essere Madre di Dio la colloca al di sopra di ogni altra creatura e la conduce alle porte della divinità; è quanto i teologi hanno illustrato, affermando che Maria è elevata all’ordine ipostatico, precisamente perché la sua maternità non termina, come ogni altra maternità, ad un essere umano, ma alla persona divina del Verbo. Anche la liturgia della Chiesa ha celebrato questa straordinaria pienezza che Dio ha riversato in Maria Santissima, attribuendo a lei il passo del libro del Siracide, nella versione della Vulgata latina, «in me gratia omnis viæ et veritatis, in me omnis spes vitæ et virtutis: In me è ogni grazia di via e di verità, in me ogni speranza di vita e di virtù». Qull’omnis è l’eco del suo essere la “colmata di grazia”, e indica che non c’è bene che non si ritrovi in modo sommo ed eminente in Maria.

Le Persone trinitarie hanno dunque partecipato a Maria tutto quanto esse sono, eccettuato evidentemente il loro essere Dio, analogamente a come ciascuna Persona si comunica alle altre due, eccetto in ciò che la caratterizza come Persona nella relazione di opposizione alle altre. La formulazione cattolica del Filioque, ossia della processione dello Spirito Santo dal Padre e dal Figlio, ha insistito proprio su questo punto: il Padre comunica al Figlio tutto, eccetto che il suo essere Padre. E in questo “tutto” abbiamo anche l’essere principio di spirazione dello Spirito; e dunque il Figlio riceve dal Padre anche di spirare lo Spirito, non in due atti distinti, ma in un unico atto di spirazione che ha due principi.

Nella donazione che il Figlio fa di Sé alla Madre, Gesù Cristo le comunica tutto ciò che è suo, tranne ciò che non le può comunicare, ossia il suo essere Dio; in questo “tutto”, troviamo anche il poter far procedere lo Spirito, evidentemente non all’interno della processione trinitaria, ma all’esterno, verso gli altri uomini. Nelle operazioni ad extra è infatti Gesù Cristo a comunicare lo Spirito Santo; ed Egli ha voluto comunicare questa sua prerogativa a sua Madre, associandola a Sé nell’opera di redenzione e santificazione degli uomini. Non si tratta di una mera deduzione logica, ma di un dato che, ancora una volta, emerge dalla Rivelazione, se compresa nella sua profondità.

Il primo testo cui occorre porre attenzione è la narrazione della Visitazione, in particolare Lc 1, 39-45. I versetti mettono chiaramente in luce che è la presenza di Maria a mediare la comunicazione dello Spirito Santo ad Elisabetta, la quale «fu piena di Spirito Santo», e a Giovanni Battista che «le sussultò nel grembo» (Lc 1, 41) e che, secondo quanto conferma la tradizione teologica, da quel momento fu liberato dalla macchia del peccato originale e santificato. L’evento appare ancora più significativo se pensiamo che la Visitazione è una sorta di cerniera tra l’economia veterotestamentaria e la nuova Alleanza; la presenza di Maria riempie dello Spirito Santo la legge antica, che non poteva salvare, e apre alla nuova legge della grazia. Ella è presente in questo momento di passaggio come mediatrice dello Spirito Santo, una con il Figlio presente nel proprio grembo verginale; un’unione così intima e perfetta da formare un unico atto di comunicazione dello Spirito, analogamente a quell’unico atto con cui il Padre e il Figlio fanno procedere lo Spirito nella Trinità immanente.

Il secondo testo riguarda i primi due capitoli degli Atti degli Apostoli, che indicano la presenza orante della Madre di Gesù tra gli Apostoli nel giorno di Pentecoste. La maggior parte delle raffigurazioni pittoriche presenta Maria al centro e gli Apostoli attorno a lei, a sottolineare la presenza precipua dello Spirito Santo in lei e da lei agli Apostoli. Domina il parallelo con l’Incarnazione: Maria è piena di Spirito Santo per generare il Capo del Corpo (la Chiesa), Maria è piena di Spirito Santo per generare il Corpo del Capo. Maria emerge così non solo come cristofora, ma anche pneumatofora, portatrice dello Spirito che è presente in lei in un modo unico. Che lo Spirito dimori in lei era stato rivelato dall’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te» (Lc 1, 35); ma gli altri episodi citati indicano che lo Spirito Santo “procede” da Cristo e da Maria verso la Chiesa e i suoi membri, in un unico atto. Si tratta dunque non semplicemente di un dono ricevuto, ma anche trasmesso; Maria non ha solamente ricevuto lo Spirito, ma è divenuta principio attivo della sua trasmissione.

La Santa Vergine si conferma così vera Mediatrice di tutte le grazie, non solo perché ha dato al mondo il Verbo incarnato, «pieno di grazia e di verità» (Gv 1, 14), ma perché è abitata e comunica la grazia increata, lo Spirito Santo, principio di ogni grazia creata. La sua gloriosa assunzione al Cielo, dove siede alla destra del Figlio, per regnare con Lui, infrange definitivamente i limiti cui ella era soggetta nel tempo della sua esistenza terrena, e le permette di essere mediatrice di ogni grazia in ogni luogo e in ogni tempo. Per questa ragione le è stato giustamente attribuito, per volontà di Paolo VI, il titolo di Madre della Chiesa; ella non è un membro della Chiesa al pari degli altri, perché si pone all’origine della Chiesa e le comunica, una con Cristo, il suo principio vivificatore e unificante, lo Spirito Santo.