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Ora di dottrina / 197 – La trascrizione

La nuova Eva – Il testo del video

Non meno importanti delle profezie dirette su Maria, sono quelle indirette: in primis, quella di nuova Eva insieme a Cristo, nuovo Adamo. Un parallelo evidente già per sant’Ireneo e molti altri Padri della Chiesa. Il fondamento nelle Scritture: «la donna», per san Giovanni.

Catechismo 15_02_2026

Oggi iniziamo quella sezione di catechesi che riguardando il preannuncio di Maria Santissima nelle Scritture non più in modo diretto – cioè tramite le profezie dirette che abbiamo visto fino adesso –, bensì in modo indiretto, ma non per questo meno importante; vedremo la ricchezza enorme di significato che viene da questa impostazione per la comprensione del mistero di Maria.

Una nota sul metodo. Andremo a vedere come il Nuovo Testamento mostri che Gesù Cristo adempie delle figure, dei tipi che lo preannunciavano nell’Antico Testamento. Per esempio, Gesù come nuovo Giuseppe, come nuovo Davide, come nuovo Giosuè, etc. E oggi vedremo Gesù come nuovo Adamo. Uno può chiedersi cosa c’entri questo con la mariologia. C’entra, perché vediamo proprio questo aspetto: è proprio in virtù del fatto che Gesù è l’adempimento di determinate figure dell’AT che Maria a sua volta è l’adempimento di quelle figure veterotestamentarie connesse a Cristo, che anticipano Cristo.

Partiamo dall’esempio di oggi. Noi sappiamo che Gesù è il nuovo Adamo. La domanda è: se Gesù è il nuovo Adamo, dov’è la nuova Eva? Se Gesù è il nuovo Adamo, abbiamo elementi per rintracciare chi è la nuova Eva? Che Gesù sia il nuovo Adamo è qualcosa di piuttosto chiaro nel Nuovo Testamento: se prendiamo il capitolo 5 della Lettera ai Romani oppure il cap. 15 della Prima Lettera ai Corinzi, troviamo che san Paolo stesso, erede della tradizione rabbinica che attendeva il Messia come figura di un rinnovamento, di un nuovo inizio, e quindi attendeva un nuovo Adamo, mostra che è Gesù Cristo il nuovo Adamo.

Per comprendere appieno questa prospettiva dobbiamo cercare di capire che nell’ottica cristiana, del NT, dei Padri della Chiesa, la salvezza, la redenzione è qualcosa di molto più ampio del “semplice” essere perdonati. L’opera della redenzione ha invece più a che fare con un risanare l’umanità fin dalle origini e ridarle un nuovo inizio: è una nuova creazione che non solo ripara e permette all’antica di ritornare, ma la oltrepassa, perché, sempre secondo il principio paolino, «laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia» (Rm 5, 20). Dunque, l’opera della redenzione supera l’opera della creazione, c’è qualcosa in più, qualcosa di importante. In questa ottica, san Paolo, nella Lettera agli Efesini, ci parla del «disegno di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra» (Ef 1, 10). Cioè, si parla di qualcosa di molto più ampio di un “semplice” perdono dei peccati: si parla di un’opera di ricapitolazione.

Il grande Padre e Dottore della Chiesa che ha recepito ciò e lo ha rilanciato in modo enfatico, molto forte, è stato sant’Ireneo di Lione, che nella sua opera, Contro le eresie, sottolinea proprio l’ampiezza di questa opera di salvezza. Leggiamo un suo passo importantissimo, tratto dal terzo libro di Contro le eresie, che ci permette di capire il senso della presenza di Maria in questa ricapitolazione: «Perciò Luca presenta una genealogia che va dalla nascita del Signore nostro fino ad Adamo e comprende 72 generazioni. Congiunge la fine [Gesù] al principio [Adamo] e dimostra che egli stesso ha ricapitolato in sé stesso tutte le genti disseminate fin dal tempo di Adamo e tutte le lingue e generazioni umane insieme ad Adamo. Per questo lo stesso Adamo è stato denominato da Paolo figura di colui che doveva venire. Infatti il Verbo, artefice di tutte le cose, aveva prefigurato in lui la futura economia dell’umanità di cui si sarebbe rivestito il Figlio di Dio». Adamo è figura, è tipo di Cristo, ci dice sant’Ireneo. E nella genealogia di Luca abbiamo questa riunificazione della figura con il suo adempimento, del principio con il suo compimento perfettivo, cioè di Adamo e di Cristo.

Continua sant’Ireneo: «Parallelamente si trova anche la Vergine Maria, obbediente, quando dice: “Ecco la tua serva, avvenga di me quello che hai detto”. Eva disobbedì e fu disobbediente mentre era ancora vergine. Come Eva che pure avendo come marito Adamo era ancora vergine, come Eva dunque disobbedendo divenne causa di morte per sé e per tutto il genere umano, così Maria, che pur avendo lo sposo che le era stato assegnato era ancora vergine, obbedendo divenne causa di salvezza per sé e per tutto il genere umano». Aggiunge sant’Ireneo: «Infatti ciò che è stato legato non può essere slegato se non si ripercorrono in senso inverso le pieghe del nodo, così che le prime pieghe siano sciolte grazie alle seconde e inversamente le seconde liberino le prime, per cui capita che il primo legame è sciolto dal secondo, e il secondo nodo serve da slegatura per il primo».

Sant’Ireneo qui dà il principio della recirculatio: ciò che è stato legato non può essere slegato se non si ripercorrono in senso inverso le pieghe del nodo; la salvezza, la redenzione è questo ripercorrere a ritroso fin dal primo nodo, per cui slegando questo nodo vengono slegati tutti i nodi successivi. E sant’Ireneo conclude poco dopo, con il suo passo più conosciuto: «Così dunque il nodo della disobbedienza di Eva trovò la soluzione grazie all’obbedienza di Maria. Ciò che Eva aveva legato per la sua incredulità, Maria lo ha sciolto per la sua fede».

Sant’Ireneo ci dà veramente tanto materiale. Ci sta dicendo che la salvezza è questo orizzonte ampio di recirculatio, cioè questo ritornare al principio per sciogliere questi nodi che si sono aggrovigliati dal primo peccato in poi, è un rifare in qualche modo la storia, un rigenerarla da dentro; non è semplicemente un cancellare qualcosa, un perdonare del tipo “non ci pensiamo più”: è proprio un risanare dal principio fino alla fine. E in questa opera noi abbiamo il nuovo Adamo e abbiamo la nuova Eva. E c’è una disobbedienza in principio e un’obbedienza che scioglie il nodo della disobbedienza iniziale. Vedete che in questo testo di sant’Ireneo la Vergine Santissima appare non come una semplice donna, ma come colei che insieme al nuovo Adamo è causa di salvezza per l’umanità. Ed è causa di salvezza grazie a questa ripartenza, a questa rigenerazione, a questa nuova creazione.

Questo tema di Maria nuova Eva è presente non solo in sant’Ireneo, è presente in molti Padri. Ora, il punto fondamentale è capire chi è Eva realmente nel libro della Genesi e com’è intesa la nuova Eva nei testi neotestamentari. Nel racconto della creazione c’è un’espressione celebre: mentre nella creazione in generale si dice che «Dio vide che era cosa buona», nella creazione dell’uomo e della donna si legge che «vide che era cosa molto buona», tôb me’od, in ebraico, che è un’espressione che indica non semplicemente un piacere, ma una bontà piena, superiore, che teologicamente viene giustamente compresa come una giustizia piena, una immacolatezza che non è appunto solo un’assenza di errore, ma una “bontà piena”. Questa “bontà piena” ci fa comprendere che i nostri progenitori sono stati creati da Dio in uno stato di giustizia originale, di immacolatezza. Non c’era ancora il peccato, non c’era ombra di peccato, non c’era macchia di peccato: Adamo ed Eva escono da Dio in una bontà particolare, in un’integrità, in uno stato di somma giustizia.

Ora, rendiamoci conto di questo: Adamo ed Eva, il primo uomo e la prima donna, sono solo figura. E la figura è sempre qualcosa che anticipa ciò che compie chi è prefigurato; è anche in uno stato più imperfetto, più incoativo rispetto a ciò di cui è figura, che invece è in uno stato pieno, perfettivo. Pensiamo a Gesù come nuovo Mosè: Mosè è figura di Cristo, ma Cristo supera Mosè, l’adempimento supera la sua figura. E qui abbiamo la stessa cosa: l’adempimento – Cristo e Maria – supera la figura. Questa è una delle grandi ragioni che ha fondato l’immacolata concezione di Maria Santissima: non era possibile che Eva, la prima donna, fosse creata in uno stato di giustizia originale superiore a quello di Maria. Maria doveva “necessariamente” – per dono di Dio, è chiaro, non per virtù propria, ma per la coerenza interna del piano della salvezza –, essere creata senza peccato, ma molto più che senza peccato, essendo ella il compimento della figura della prima donna. Ecco perché l’Angelo la saluta come «piena di grazia», ecco perché ella diventa la Madre di Dio, il che la colloca immediatamente su un piano che è superiore, più pieno rispetto a quello della sua figura.

Il secondo punto da tener presente è che nella caduta, nel peccato originale, Adamo ed Eva cooperano. A volte c’è un’idea un po’ strana relativa al ruolo di Adamo ed Eva nella caduta, ma quando noi prendiamo il racconto del libro della Genesi troviamo che quando viene consumato il peccato, «la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza. Prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò» (Gn 3, 6). Adamo ha passato tutto il tempo della tentazione di fianco ad Eva. Questo «era con lei» è per dire che entrambi erano presenti, entrambi hanno cooperato. Ma mentre Adamo era il capo dell’umanità, Eva ne era la madre. Dunque entrambi hanno avuto un ruolo causativo nella colpa, a livelli diversi. Eva non era il capo dell’umanità, lo era Adamo; e tuttavia Adamo non ha peccato senza il contributo di colei che le era compagna e che doveva essere  la madre dell’umanità. Quindi vedete che in entrambi c’è una reale cooperazione, ma diversa, distinta in base a quel ruolo che Dio nella creazione aveva affidato all’uno e all’altra. Anche questo aspetto va tenuto presente. Perché? Perché quando noi pensiamo alla nuova Eva – alla nuova Eva con il nuovo Adamo nella ricapitolazione della storia, del risciogliere questi nodi dal primo all’ultimo – dobbiamo pensarla come non meno causa di salvezza di quanto Eva lo sia stata di caduta, di perdizione. Se Eva ha avuto con Adamo un ruolo effettivamente causativo, sebbene diverso da quello di Adamo, Maria, la nuova Eva, non può avere nella redenzione un ruolo semplicemente di comparsa, non può essere semplicemente colei che ha dato la vita al nuovo Adamo, ma di fatto lei interviene nel causare la salvezza.

Il parallelo ci suggerisce questa conclusione, e non solo: ce lo confermano i testi del Nuovo Testamento. Perché? Dobbiamo ricordare che Eva nell’AT viene nominata una sola volta, dopo la caduta. Mentre tutte le altre volte, per 11 volte, non viene nominata come Eva, ma come donna, la donna: isha, in ebraico. E anche il testo greco riprende esattamente la dizione “donna”, non la chiama Eva; mulier, in latino. Perché è così importante questo? Perché altrimenti non capiamo l’importanza con cui san Giovanni, nel suo Vangelo, presenta per due volte la figura di Maria Santissima: la presenta con il titolo di donna, a indicare precisamente questa ricapitolazione. Non è un caso che sant’Ireneo fosse discepolo di san Policarpo, che era discepolo diretto di san Giovanni Evangelista. Dunque, Ireneo esprime, articola quello che Giovanni offre nel suo Vangelo a coloro che hanno la mente aperta e illuminata dall’Alto per comprendere il mistero di questa donna. Il testo non chiama lì Maria “donna” a caso, la chiama precisamente così perché sta indicando al lettore attento, al lettore che quotidianamente si ciba della Parola di Dio, compresa nella Tradizione della Chiesa, il modo di cogliere il legame tra Eva e la nuova Eva.

E non a caso i punti strategici in cui san Giovanni, nel Vangelo, colloca la donna sono rispettivamente all’inizio dei segni e sul Calvario.

  1. Alle nozze di Cana, la donna, cioè Maria Santissima, media l’inizio dei segni del Figlio: lo abbiamo già fatto questo discorso, perciò non mi soffermo troppo; come la mediazione di Eva è stata nei confronti di Adamo necessaria per la caduta, così nella ricapitolazione, nella recirculatio, la mediazione della nuova Eva è necessaria, perché Dio ha voluto così, per dare inizio ai segni, cioè alla nuova creazione, alla redenzione, alla salvezza, intesa nel senso ampio di cui abbiamo parlato. È importante: mediazione nel male chiama mediazione nel bene. Per questo il Signore Gesù le dice che non è ancora giunta la sua ora. Quell’ora non può giungere se non è preceduta da questa mediazione nel piano di Dio, non per impossibilità assoluta evidentemente, perché Dio può fare quello che vuole, ma per questa armonia del disegno di Dio. Così come la famosa domanda – “che cosa a me e che cosa a te, donna?” – indica la distribuzione di questi due ruoli nella salvezza, per riparare quella caduta iniziale dove i due ruoli, quelli di Adamo ed Eva, erano differenti. Quindi il nuovo Adamo dice alla nuova Eva: “Tu devi mediare questa salvezza, che Io opero sulla croce”.
  2. L’altro episodio nel Vangelo di Giovanni in cui Maria viene chiamata donna è appunto ai piedi della croce. E questo è eclatante: ricordate che nel racconto del peccato originale abbiamo un albero: l’albero del bene e del male. Siamo in un giardino in cui c’è anche l’albero della vita, che dava, concedeva agli uomini il dono dell’immortalità: non avrebbero dovuto morire. E davanti a questi due alberi, l’albero del bene e del male e quello della vita, noi abbiamo Adamo ed Eva, e abbiamo la loro caduta. Da qui deriva la loro espulsione dal giardino dell’Eden. E i cherubini con la loro spada fiammeggiante vi impediscono l’accesso. Nell’episodio raccontato dal Vangelo di Giovanni abbiamo lo scioglimento di questo grande nodo iniziale, perché abbiamo un nuovo albero, che è l’albero della croce, un nuovo Adamo e una nuova Eva. E un nuovo giardino, che è il giardino del Golgota che riapre nuovamente agli uomini la via d’accesso per arrivare all’albero della vita e nutrirsi del suo frutto che è pegno di immortalità. Vedete quanto è denso questo parallelo.

È interessante anche notare come l’altro aspetto, l’altro punto del NT dove troviamo questo termine “donna” è ancora in un’opera giovannea, l’Apocalisse, dove leggiamo della famosa «donna vestita di sole» (Ap 12, 1). Anche qui è interessante perché in questa visione noi troviamo la donna, il figlio della donna e il drago. È una ricomposizione della caduta iniziale, dove avevamo la donna, il primo Adamo e il serpente. Qui abbiamo la nuova Eva, il nuovo Adamo, suo figlio, e il serpente, a ricapitolare, a rifare quella prima immagine, quella prima creazione-caduta, ricostituendola, rigenerandola e rielevandola. E abbiamo anche l’adempimento della famosa profezia della donna e della sua stirpe che schiacciano la testa del serpente.

È piuttosto chiaro da questi testi che abbiamo letto chi sia la nuova Eva, lo sappiamo benissimo. Vedete questa idea di Cristo e Maria profondamente uniti tra loro e appartenenti a quella predestinazione con cui Dio ha decretato di risanare in qualche modo la storia, l’umanità dalla caduta. E questo fa capire immediatamente le ragioni profonde per cui Maria non è “una donna”, non è “un essere umano” qualunque, ma è “la donna” e occupa quindi nella storia della salvezza un ruolo unico che la pone direttamente a fianco, in collaborazione con il nuovo Adamo. Se capiamo la bellezza di questo quadro, la sua armonia, che va dalla creazione alla nuova creazione, dalla caduta alla riparazione della caduta, comprendiamo come veramente si sciolgono come neve al sole tutte quelle obiezioni che non vogliono pensare a Maria come causa di salvezza dell’umanità. Chi fa questo ragionamento non comprende, diventa cieco di fronte a questo piano bellissimo, ampio, di che cos’è realmente la salvezza. Sarebbe come se nel piano della salvezza avessimo un nuovo Adamo e non avessimo una nuova Eva; come se nel piano della creazione Dio pensa a un uomo e a una donna, e nel piano della ri-creazione no; nella caduta Eva partecipa con Adamo alla caduta, nel piano della rigenerazione no… comprendete che così ci sarebbe una disarmonia. E così diventiamo ciechi rispetto a quei testi neotestamentari che invece ci dicono che veramente c’è una ricapitolazione armonica, ordinata e superiore a quella prima creazione e alla caduta originaria.

Abbiamo messo tanta carne al fuoco. La prima fondamentale figura che anticipa, che annuncia Maria Santissima è dunque proprio quella di Eva. E la annuncia precisamente in quanto connessa al nuovo Adamo: come Eva era la compagna che Dio aveva dato ad Adamo, con il quale era chiamata a divenire una sola cosa, una sola carne, qui ci troviamo con questa unità profonda, intima tra Cristo e Maria nell’opera della rigenerazione, della riparazione.

La prossima volta vedremo un’altra di queste figure che anticipano la Madonna nell’Antico Testamento.



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