• LO STUDIO

La quarantena fa bene alla coppia. Soprattutto se sposata

Studio della americana Monmouth University: aumenta la quota di quelli pronti a dichiararsi «estremamente soddisfatti» delle relazioni matrimoniali al tempo della quarantena. Le nostre relazioni sono una fonte di stabilità quando tutto diviene incerto. Non solo perché la famiglia, dati alla mano, si rivela un pilastro formidabile, in grado di resistere persino allo tsunami della pandemia, ma anche perché la «cellula fondamentale della società» è la condicio sine qua non per una ripartenza che deve essere antropologica prima che economica.

Nonostante tutte le conseguenze negative che porta con sé, la pandemia potrebbe rafforzare le relazioni di coppia e in particolare le famiglia. È il rincuorante esito di un report della statunitense Monmouth University, che tra il 30 aprile e il 4 maggio ha sondato un campione di oltre 800 persone impegnate in vari tipi di relazioni, da quella matrimoniale alle convivenze, dalle più consolidate alle più recenti. Ora, alla luce delle ripercussioni economiche negative legate al periodo attuale, rivelatosi purtroppo fecondo pure per adescamenti on line da parte di pedofili e malintenzionati, ripercussioni negative sulle coppie sarebbero state prevedibili.

Invece gli studiosi dell’università americana, anche confrontando i dati appena raccolti con quelli delle annate precedenti, si sono imbattuti in riscontri sorprendenti. Si è anzitutto visto come, in media, tra gli americani impegnati in una relazione, la quota di quelli pronti a dichiararsi «estremamente soddisfatti» della stessa sia rimasta la medesima degli anni scorsi, anzi sia leggermente aumentata, passando dal 57% del 2017 all’attuale 59%.

Ma soprattutto, è calata in modo netto la quota di quelli solo parzialmente soddisfatti della loro relazione: ammontava al 12% nel 2014, scese all’11% nel 2017 e oggi risulta del 5%. Più che un dimezzamento in appena tre anni; senza dimenticare che quelli del tutto inappagati sul piano affettivo, tra quanti vivono una relazione, oggi si aggirano sull’1%. Solo una coincidenza? Pare di no. Infatti, di quanti dichiarano una trasformazione della loro relazione durante la pandemia, appena il 5% parla di un peggioramento della stessa, mentre sono molti di più – oltre tre volte tanti, ben il 17% - quanti hanno registrato un miglioramento.

Tale insieme di dati ha sorpreso gli stessi autori della ricerca, che hanno provato ad offrire una spiegazione di quanto scoperto evidenziando, in questo periodo, quella che si potrebbe definire una riscoperta dell’essenziale, ambito in cui le relazioni occupano un posto di primo piano. «Le nostre relazioni sono una fonte di stabilità, ne consegue come quando tutto diviene incerto», ha dichiarato Gary Lewandowski, docente di psicologia alla Monmouth University, «ecco che allora la persona amata diventa qualcosa di ancora più fondamentale». Un’interpretazione che pare condivisibile e che trova conforto, a ben vedere, in un altro importante dato emerso dalla ricerca.

Ci si riferisce, qui, all’appagamento dichiarato in questo periodo da quanti sono impegnati in un matrimonio, risultato molto più alto della media. Le persone sposate, rispetto alle conviventi, hanno infatti evidenziato il loro sentirsi «estremamente soddisfatte» della relazione in modo significativamente maggiore: il 64% rispetto al 47%. Ora, per correttezza va precisato che la gran parte del campione ha dichiarato come la pandemia, semplicemente, non abbia influito nella vita di coppia; allo stesso modo, è altrettanto vero come esista una lettura molto copiosa, basata su decenni di studi, attestante la maggiore felicità della vita coniugale rispetto a quella delle altre forme affettive.

Tuttavia, il fatto che un periodo così critico come quello in corso, in cui le condizioni economiche e materiali della gran parte della popolazione occidentale hanno subito un chiaro peggioramento, possa riflettersi in una riscoperta della persona amata e indirettamente dell’importanza del matrimonio – istituto che come nessun altro certifica e garantisce stabilità affettiva – non può passare inosservato. Al contrario, deve far riflettere. Non solo perché la famiglia, dati alla mano, si rivela un pilastro formidabile, in grado di resistere persino allo tsunami della pandemia, ma anche perché la «cellula fondamentale della società» è la condicio sine qua non per una ripartenza che deve essere antropologica prima che economica.

Non è un caso che il miracolo della mitica Italia del dopoguerra, quella che seppe rimboccarsi le maniche risollevando un Paese in macerie, abbia avuto proprio nella famiglia e nella fecondità il suo segreto. Ecco che allora la nuova ricerca della Monmouth University, dopotutto, non fa che confermare un aspetto risaputo: senza famiglia non si va da nessuna parte, e sono proprio i momenti difficili a farlo capire. Lo sanno e dichiarano i mariti e le mogli e lo osservano le indagini sociologiche più recenti; non resta che augurarsi che se ne accorga anche la politica.