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La "cura Draghi" è il colpo di grazia per l'Europa morente

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L'ex premier vuole sempre più Ue e non perde occasione per riproporre il mantra preferito dei tecnici al potere: unirsi di più, qualunque sia il problema. Con l'unico effetto di un accanimento terapeutico che indebolisce gli Stati membri finché non cedono alle pressioni di Bruxelles.

Editoriali 04_02_2026
IMAGOECONOMICA VIA KU LEUVEN YOU

Mario Draghi è il passato che insiste a travestirsi da futuro. Ma ciò che il passato ha già condannato come potrà fondare il futuro sperato? E chi ha avuto ruoli di primo piano nel pianto passato, come può proporre giubilo futuro? L’Unione Europea, di cui Draghi è come un emblema, sta morendo di stenti, è in rianimazione, su di essa incombe una specie di accanimento terapeutico. Come può, quell’Europa lì, stesa sul lettino, diventare più forte, addirittura una potenza globale?

È sorprendente l’insistenza con cui, almeno da quando ha lasciato Francoforte e la presidenza della Banca Centrale, Mario Draghi interviene con Rapporti e progetti per invitare l’Unione Europea ad unirsi ancora di più. Due giorni fa, ricevendo a Lovanio la laurea honoris causa, lo ha rifatto, chiedendo che l’Unione diventi una federazione, ossia uno Stato federale. Da parecchio parla di un debito europeo per finanziare prima lo sviluppo tecnologico di frontiera e poi un proprio riarmo. Ambedue le proposte richiedono un unico ministero del Tesoro e un unico ministero della Difesa, cioè un unico Stato. Ad un certo punto aveva anche proposto un “federalismo pragmatico”: una “federazione” di volta in volta variabile che permettesse ad alcuni Stati all’avanguardia in determinati settori, di sganciarsi e unirsi per fare fronte comune per lo sviluppo competitivo di quel settore, per esempio le tecnologie avanzate. Più di recente, ha proposto di superare il principio dell’unanimità (qui), ultima resistenza al super-Stato europeo.

Diciamo che questa insistenza è sorprendente prima di tutto perché Draghi non ha alcun incarico propriamente politico e istituzionale dentro l’Unione, al di là della consulenza della Presidente della Commissione europea. Il punto non è di secondaria importanza. Uno dei motivi per cui l’Unione piace poco o per niente è che la sua struttura interna è corporativa e lo “Stato profondo” conta di più delle fragili istituzioni ufficiali. Con questi suoi interventi, di certo Draghi rappresenta qualcuno, ma non si sa chi sia costui o costoro. Inoltre, la mancanza di un ruolo politico ci dice che Draghi intende parlare da tecnico. Ora, se di qualcosa l’Europa in questo momento non ha bisogno, è dei tecnici al potere. Siamo in piena confusione, è evidente che si esige un qualche cambiamento di rotta, si deve decidere cosa essere da grandi… e si vuole affidare questo compito di chiarimento e guida ad un tecnico? Veramente l’Europa pensa di cavarsela con se stessa, il proprio passato e il proprio futuro, affidandosi ad un tecnico… ?

L’Unione Europea sta morendo a causa di se stessa, della sua architettura, delle sue ideologie, delle finalità che si è proposta, fin dal Manifesto di Ventotene. L’Europa non fa più figli, non vuole più avere figli, la natalità crolla perfino in Francia che finora sembrava aver retto. Imbarca immigrati senza rendersi conto di cosa questo comporti per il proprio futuro. È preda di ideologie che le sconvolgono il cervello e le fanno perdere il buon senso. Ha distrutto la propria industria, ha impoverito le classi medie, ha voluto un devastante Green Deal che l’ha messa nelle mani di Pechino…  ma in compenso ha stabilito che non si possono più mettere in tavola le bustine di zucchero. Ha deciso di essere atea e relativista in tutti i campi della vita, non crede più in nulla tranne la fede nella propria libertà vuota. Parla spesso dei “nostri valori” e della “nostra civiltà” ma non li ha mai dichiarati espressamente in nessun documento fondativo perché non sa quali siano. Si dice democratica ma è ostaggio di uno Stato profondo molto esigente. Gli attuali leader europei non sono politicamente credibili, la Commissione si regge su una strettissima e spuria maggioranza in un Parlamento che tale non è, perché non può – per nostra fortuna - legiferare.

Questi leader e questo apparato fanno pressione politica sulle nazioni europee che non si sottopongono al sopore imposto da Bruxelles, arrivando anche a pilotare le elezioni nazionali. Tutto questo processo è stato volutamente deciso, non è stato imposto dall’esterno. Il panico di vuoto che oggi l’Unione sperimenta è stato voluto dall’Unione stessa. Come si può allora pensare che, come sollecita Draghi, essa possa e debba non smarcarsi da questi errori ma farne ancora di più grandi? Un’Unione tecnicamente più unita non sarà perciò più forte né più sana.

Mario Draghi è in realtà un capo-coro. Non è il solo ad adoperare tutti i problemi sul tappeto per dire che bisogna unirsi di più al fine di risolverli e che, senza questa maggiore unione, essi sono condannati a rimanere irrisolti. Lo fa ripetutamente anche Enrico Letta, lo ha fatto Paolo Gentiloni e con lui i tanti capi di Stato ed editorialisti delle principali testate, per esorcizzare così il terremoto. Il Covid prima e la guerra dopo, i dazi di Trump e la crisi dell’atlantismo, il possibile futuro da vaso di coccio tra vasi di ferro… per ogni problema la soluzione sarebbe una sola: unirsi di più.

Invece, molti ormai pensano il contrario. Fermare il processo di unificazione, alleggerire le istituzioni europee, restituire competenze alle nazioni e garantire quelle che ancora fanno capo a loro, restituire dignità ai confini, quindi alla terra come diceva Carl Schmitt, approfittare della attuale crisi del globalismo liberal per aumentare la capacità di fare da sé e di trovare le risorse reali là dove veramente sono. Tornare a parlare di valori autentici, fondati su un ordine indisponibile di cose, farsene investire tutti e liberarli dalle burocrazie imposte. Allontanarsi dall’Unione, riavvicinarsi all’Europa (qui).
È sicuro: chi vuole queste cose non si rivolga a Draghi.



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