• SPAGNA

La Chiesa riceve soldi dai cittadini e il governo li vuole

Più la Chiesa viene attaccata, più i cittadini la sostengono: il 32,32 per cento delle dichiarazioni dei redditi in Spagna è stato a favore della Chiesa, per un totale di 284 milioni di euro. Un massimo storico intollerabile per il governo social-comunista di Sánchez-Iglesias, che ora utilizza la Corte dei conti per sollevare sospetti sull’uso dei fondi ricevuti dalla Chiesa.

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La Conferenza episcopale spagnola con una conferenza stampa pubblica, lo scorso 20 Febbraio, informava della straordinaria attenzione ricevuta dai cittadini spagnoli tramite le donazioni ricevute dalle loro dichiarazioni dei redditi, un sistema in vigore anche in Italia. Le donazioni dei liberi cittadini spagnoli sono aumentate di 27.000 unità, un totale di 7.191.387 persone hanno dato la preferenza alla Chiesa e, contando le dichiarazioni congiunte, il totale generale si avvicina a  8,5 milioni di contribuenti. Il 32,32 per cento delle dichiarazioni a favore della Chiesa spagnola corrispondono ad una raccolta totale di 284 milioni di euro, il massimo storico, con un aumento di 16,6 milioni rispetto al 2018. È la cifra più alta dall'inizio dell'attuale sistema di imposizione fiscale nel 2007.

Il Governo Socialista e le vittorie della sinistra hanno quindi portato molti più cittadini spagnoli a sostenere le attività, la libertà della Chiesa cattolica e delle sue opere, minacciate senza ritegno anche dall'attuale coalizione (SOC-Podemos-Sinistra e Comunisti). Tutti felici? Per nulla. Incredibilmente il Governo Sanchez-Iglesias invece di prender atto della scelta dei cittadini e di felicitarsi per la grande modilitazione popolare in difesa della libertà sociale e della libertà della Chiesa Cattolica, ha promosso l’ennesima azione maldestra e brutale contro il popolo e la sua Chiesa.

Il governo social-comunista di Pedro Sánchez non ha infatti alcuna vergogna nell'usare le istituzioni per raggiungere i propri obiettivi. Ha iniziato la legislatura nominando il suo ex ministro della giustizia come procuratore generale dello Stato e ora utilizza la Corte dei conti per sollevare sospetti sull’uso dei fondi ricevuti dalla Chiesa attraverso la scelta che milioni di contribuenti fanno liberamente nella loro dichiarazione dei redditi. Il Vice Presidente del Consiglio dei Ministri, Carmen Calvo ha dichiarato, il 28 febbraio scorso, di aver ricevuto una relazione sull’uso dei fondi della Chiesa e di voler intentare una azione legale alla Corte dei conti per bloccare i fondi destinati ad essa. La Relazione del Governo si presenta come "tendenziosa", "piena di errori" e "potrebbe essere bocciata dalla stessa Corte”, che è tenuta a seguire criteri di "obiettività e imparzialità" e valutare solo "fatti comprovati senza dare giudizi di valore".

Sachez e il suo socio Iglesias, vorrebbero cambiare le norme attuali, vincolare le opere della Chiesa e ridurne il finanziamento. Un altro segno del tracotante desiderio di silenziare la Chiesa e di limitare le libere scelte dei cittadini cattolici in Spagna. Il vicesegretario della Conferenza episcopale spagnola (CEE), Fernando Giménez Barriocanal, ha spiegato che la Chiesa presenta la "Memoria sulle proprie attività", così come concordata negli "Accordi e nella Convenzione" sottoscritta con l'allora governo socialista di José Luis Rodríguez Zapatero nel 2008. Nessun Governo da allora, di qualunque colore politico fosse, si era mai permesso un attacco frontale al sistema di finanziamento diretto da parte di cittadini con la dichiarazione dei redditi. Non è un sovvenzione, né un sussidio dello Stato, ma una scelta libera del cittadino contribuente, per il quale la Chiesa ha la libertà di determinare gli usi che ritiene appropriati per gli importi ricevuti nell'ambito dei diversi scopi che persegue.

Oltre a ciò, la legge attuale, è parte di un accordo internazionale firmato da Stato Spagnolo e Santa Sede, in base al quale la Spagna assume la raccolta di importi che, per volontà dei suoi contribuenti, saranno consegnati alla Chiesa. Tuttavia, la foga illiberale e anti cattolica del Governo di sinistra della storia di Spagna pare non aver tregua, resta da vedere con quali risultati.

Sinora le azioni socialiste hanno prodotto effetti opposti a quelli desiderati, non solo i cittadini spagnoli hanno dimostrato ancor più favore alla Chiesa e alle sue opere, ma c’è da immaginare che le aggressioni del Governo saranno oggetto di ampia riflessione alla prossima Assemblea Plenaria della Conferenza Episcopale Spagnola (CEE) che dal 2 al 6 marzo, tra l’altro, eleggerà i suoi nuovi organi. L’esprorio "proletario" e social comunista contrario alla libertà di scelta dei cittadini spagnoli e alla stessa libertà della Chiesa, non passerà inosservato. Cresce la coscienza tra i cattolici spagnoli dell'aggressione del Governo contro la Chiesa e la libertà dei credenti: fatti che dimostrano chiaramente che quella «minoranza creativa», a cui ci richiamava Papa Benedetto XVI dieci anni orsono, continua ad essere una luce viva tra le oscurità del nuovo social comunismo spagnolo.

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