Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Santa Liduina a cura di Ermes Dovico
ricordo

Ipotesi su Messori che ora sa com'è andata la sua "scommessa"

Un maestro all'apparenza burbero, ma capace di grande delicatezza. E un'amicizia profonda che prosegue oltre la morte, perché radicata in quella fede che era al cuore dell'opera di Messori, avvicinando a Cristo tante anime smarrite.

Attualità 14_04_2026
Paolo Cerroni Imagoeconomica

La morte di Vittorio Messori il 3 aprile scorso mi ha colpito per vari aspetti, il più doloroso dei quali, ovviamente, è stato quello personale, poiché mi aveva onorato della sua amicizia. Per me la sua era stata un'influenza fondamentale nella mia formazione insegnandomi che il cattolicesimo non era quello in versione annacquata a cui ero stato esposto per tutta la mia adolescenza o le lezioni di catechismo in cui ci dicevano che dovevamo essere buoni ma non ci spiegavano il perché.

La lettura dei libri di Messori e dei suoi articoli nella rubrica Vivaio furono una vera rivelazione. Allora il cattolicesimo si manifestava come qualcosa di molto più bello ed esaltante della sociologia di quart’ordine a cui era stato ridotto. Credo sia importante valutare appieno il contributo che Messori ha dato al cattolicesimo recente, ispirando tantissime persone a restare salde nella vera fede, una fede non ridotta ad un approccio meramente terreno.

Egli, come tutti sanno, fu anche parte di quel mondo laicista in cui si era formato prima di avere la grazia della conversione. Nei nostri incontri, nelle nostre telefonate, abbiamo avuto l’occasione di parlare del cattolicesimo attuale, condividendo riflessioni che erano a volte amare, ma sempre improntate ad amore per la Chiesa. Un amore che le varie delusioni non avevano scalfito, ma anzi quasi rafforzato, perché a chi è in difficoltà si deve mostrare più premura rispetto a chi è sano.
Prima dei miei (allora) frequenti viaggi a Hong Kong era diventato per me una specie di rito telefonargli dall’aereoporto e intrattenerci in belle conversazioni. Ne ricordo una, non così bella, in cui mi palesava i problemi del suo cuore prima di dover affrontare una operazione chirurgica abbastanza delicata. C’era, come è umano, il timore, ma c’era anche la speranza.

Vittorio Messori era un uomo che all’apparenza poteva sembrare burbero. In realtà, come mi disse la moglie Rosanna in una occasione, era molto buono e molto generoso. Sapeva di essere stato fortunato (una fortuna meritata) perché con i proventi dei suoi libri era stato in grado di raggiungere una tranquillità economica, che certamente gli consentiva maggiore serenità nell’affrontare le sfide della vita. In una delle mie visite volle regalarmi la sua Enciclopedia della Bibbia in sei volumi, la stessa Enciclopedia che, con molti altri testi, egli usò per libri oramai classici come Patì sotto Ponzio Pilato? e Dicono che è risorto. Ora quell'opera è davanti ai miei occhi mentre scrivo queste righe, in memoria di una bella amicizia. Quasi ho timore a sfogliarla.

Avrei voluto con tutto il cuore partecipare al suo funerale. Motivi indipendenti dalla mia volontà mi hanno impedito di intraprendere il viaggio verso Desenzano del Garda. Ne ho parlato con persone a lui vicine che mi hanno detto di stare tranquillo e di pregare per lui. Eppure il non poter essere stato accanto a lui per un’ultima volta, mi lascia un senso di amarezza profondo. Mi fa pensare ai nostri scambi, anche quando parlavamo dei “miei” argomenti, la liturgia e la musica sacra. Non erano il suo campo specifico, ma lui mi ascoltava e contribuiva con il suo punto di vista, sempre prezioso. Aveva una grande delicatezza d’animo e cercava sempre di mettere a proprio agio le persone che, come me, verso di lui provavano un grande timore reverenziale.

La prima volta che ebbi l’occasione di incontrarlo di persona fu nella bella chiesa romana di Sant’Andrea delle Fratte, una chiesa mariana per eccellenza. Si presentava il suo libro Ipotesi su Maria e io ero emozionatissimo. Quello fu l’inizio di un rapporto che si evolverà nel corso del tempo per diventare una bella amicizia, sugellata dalla sua decisione di passare da un tono formale ad un tono informale nella nostra conversazione. All’inizio feci molta fatica, perché il timore reverenziale era molto forte, ma poi ci riuscii.

Ora l’autore del bestseller cattolico degli ultimi 50 anniIpotesi su Gesù, dovrebbe cambiare il titolo al suo libro in Certezze su Gesù. Nella prima lettera ai Corinzi san Paolo dice: «Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò appieno, come anche sono stato appieno conosciuto». La sua Scommessa sulla morte, ora è vinta o persa. Mi auguro che i suoi Blaise Pascal, Jean Guitton, santa Bernadette Soubirous, il beato Francesco Faà di Bruno e altri, gli corrano incontro e lo conducano alla Beata Vergine Maria per prepararlo all’incontro con Colui in cui abbiamo riposto la nostra speranza.

Vittorio Messori non era un uomo perfetto e lui non lo aveva mai nascosto. Non gli piaceva fare il “buon cattolico” a tutti i costi, come purtroppo accade in certi ambienti “cattolici”. Del resto nessuno di noi è perfetto. Possiamo recitare una parte quanto vogliamo, ma Dio vede tutto. In un salmo diciamo: «Signore, tu mi scruti e mi conosci, tu sai quando mi siedo e quando mi alzo…ti sono note tutte le mie vie». Possiamo forse ingannare qualche superficiale compagno di strada, ma non possiamo ingannare il Signore della vita. Lui decise di rivelare con molta semplicità quelle che erano state le sue cadute nella vita passata, cadute che in fondo sono quelle di tutti noi.

Non voleva apparire artefatto, credo tenesse molto all’onestà della sua opera intellettuale. Del resto, non ci aiuta chi cerca di mascherare la propria vita per impressionarci (falsamente) ma chi ci mostra le sue ferite e ci indica un modo per evitarle o per rialzarsi quando si cade. A me questo aspetto di Messori è sempre piaciuto tanto, forse perché anch’io mi riconosco come uomo (molto) imperfetto e non vivo bene l’ipocrisia di certi credenti che vogliono essere canonizzati in questa vita piuttosto che nella vita futura.

Eppure, sono d’accordo con quanto mi disse un sacerdote su Vittorio e sua moglie, che in un tempo futuro sarebbero stati meritevoli di canonizzazione. Non so se avrò la grazia di vedere questo evento, ma i presupposti ci sarebbero tutti, una coppia che ha veramente professato con grande coraggio la propria fede e che ha contribuito ad avvicinare Cristo a tante anime smarrite, come la mia. E per me, da adesso, c'è il privilegio di un amico che potrà intercedere per le mie preghiere.