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MIGRANTI

In Ruanda i richiedenti asilo: sì della Corte Suprema britannica

Contro il veto della Corte Europea dei Diritti Umani, la Corte Suprema britannica dà via libera all’accordo con il governo ruandese per trasferirvi i rifugiati che bussano alle porte di Londra: è un Paese stabile, per cui il progetto non viola la Convenzione di Ginevra. Una misura di contrasto all’immigrazione illegale che dispiace solo a chi usa la richiesta di asilo come espediente.

Esteri 20_12_2022

Trasferire altrove, nel caso specifico in Ruanda, le persone che chiedono asilo in Gran Bretagna è lecito, non viola i diritti umani e la Convenzione di Ginevra sui rifugiati. A stabilirlo il 19 dicembre è stata la Corte Suprema britannica con una sentenza che dà via libera al progetto dell’ex ministro dell’interno Priti Patel, inteso a contrastare l’immigrazione illegale, di cui finora una serie di obiezioni di carattere legale avevano impedito l’attuazione. Il progetto, per la realizzazione del quale è stato stanziato un primo fondo di 120 milioni di sterline, prevede che i richiedenti asilo, ad eccezione dei minori non accompagnati, possano essere portati in Ruanda e che là la loro pratica sia esaminata.

In base all’accordo firmato il 14 aprile con il governo ruandese, le persone che otterranno asilo riceveranno per cinque anni dal governo britannico aiuti economici e altre forme di sostegno affinché possano integrarsi nella vita economica e sociale del Paese se lo desiderano. Quelle le cui richieste saranno respinte potranno presentare domanda per rimanere in Ruanda ad altro titolo oppure saranno trasferite nei rispettivi Paesi di origine, nei quali evidentemente non corrono alcun pericolo, prova ne sia che lo status di rifugiato è stato loro negato, o in altri Stati in cui hanno diritto di risiedere.

Un primo gruppo di sette richiedenti asilo sarebbe dovuto partire alla volta del Ruanda il 14 giugno, ma il volo era stato sospeso all’ultimo momento perché la Corte Europea per i Diritti Umani era intervenuta in favore di uno degli uomini a bordo, un iracheno secondo il quale nel Paese africano avrebbe corso «il rischio reale di subire danni irreversibili». Sul suo esempio, anche gli altri richiedenti asilo avevano presentato ricorso assistiti da legali e così tutti gli ordini di trasferimento erano stati revocati. «La loro partenza è stata solo rimandata, abbiamo già iniziato i preparativi per il prossimo volo», avevano assicurato le autorità britanniche.

Ma il 6 settembre è caduto il governo del primo ministro Boris Johnson. Il governo successivo guidato da Liz Truss è durato meno di 20 giorni e soltanto il 25 ottobre Rishi Sunak ha assunto la carica di premier e ha quindi formato l’attuale esecutivo. Il nuovo ministro dell’interno Suella Braverman ha subito dichiarato l’intenzione di realizzare il progetto ideato dal suo predecessore: «Abbiamo sempre sostenuto che si tratta di un provvedimento legittimo – ha commentato all’annuncio della sentenza – e oggi la corte lo ha confermato. Mi impegno a far funzionare l’accordo con il Ruanda, intendo procedere quanto prima. Siamo pronti a difendere l’iniziativa contro ulteriori attacchi legali». A sua volta il primo ministro Sunak ha accolto con favore la sentenza: «Vogliamo fare il più rapidamente possibile», ha detto, senza tuttavia presentare una tabella di marcia. 

Quest’anno la Gran Bretagna ha registrato la cifra record di oltre 40mila arrivi irregolari. Come nel resto d’Europa, solo in minima parte si tratta di persone che fuggono da guerra e violenza, ma tutte si dicono profughi e chiedono asilo. Insieme ad altri provvedimenti, il trasferimento in Ruanda servirà a scoraggiare i tentativi di entrare illegalmente nel paese abusando delle norme sull’asilo, ridurrà i tempi di attesa per i veri rifugiati sfoltendo le pratiche da esaminare e ne affretterà l’accoglienza. Inoltre salverà vite umane. Come nel Mediterraneo, la traversata del canale della Manica partendo dalle coste francesi comporta dei rischi:  la settimana scorsa quattro persone sono annegate quando il loro gommone è affondato.

Facendosi portavoce di altre organizzazioni non governative, Detention Action tuttavia ha commentato la sentenza della Corte Suprema dicendosi dispiaciuta che sia stata giudicata legittima «la deportazione di rifugiati in uno Stato autocratico che uccide la gente e pratica la tortura». Per il partito laburista il progetto è impraticabile e immorale. I legali che assistono i richiedenti asilo sostengono che sia disumano. Ma la Gran Bretagna non è il primo stato ad attuare una politica di riallocazione dei richiedenti asilo. L’ha preceduta l’Australia che “confina” gli emigranti illegali in attesa di conoscere l’esito delle loro richieste di asilo in Papua Nuova Guinea e a Nauru. In Europa, anche la Danimarca ha in progetto di trasferire i propri richiedenti asilo in stati terzi extra Unione Europea e ha avviato contatti tra l’altro anche con il Ruanda.

Il trasferimento in Ruanda – sostiene a ragione il governo britannico – non viola la Convenzione di Ginevra. L’articolo 33 della Convenzione afferma infatti: «Nessuno Stato Contraente espellerà o respingerà, in qualsiasi modo, un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate». Il Ruanda è un Paese stabile, il suo governo si è impegnato a rispettare e tutelare i richiedenti asilo che quindi saranno al sicuro. In attesa di sapere se otterranno lo status giuridico di rifugiato, saranno liberi di circolare nel Paese, ospitati a spese della Gran Bretagna nell’Hope Hostel, l’Ostello della speranza ristrutturato per l’occorrenza, dove in passato furono alloggiati alcuni sopravvissuti al genocidio dei Tutsi.

Solo chi usa la richiesta di asilo come espediente per non essere respinto e ha come obiettivo di stabilirsi in Gran Bretagna vive la prospettiva di essere trasferito in Ruanda come un fallimento e questo in effetti dovrebbe dissuaderlo dallo spendere migliaia di dollari e affrontare i disagi di lunghi viaggi clandestini. Chi davvero cerca scampo da minacce estreme può accettare serenamente di vivere in qualunque paese, tanto più se reso ospitale dalla garanzia che sia la Gran Bretagna a farsi carico di tutte le spese di accoglienza.