• VILNIUS

Il ritratto voluto da Gesù per manifestare la sua misericordia

L'immagine più diffusa di Gesù Misericordioso, realizzata da un pittore polacco, non è quella originale, che fu dipinta da un altro artista direttamente sotto la supervisione di suor Faustina. La genesi del quadro ci aiuta ad approfondire il messaggio della Divina Misericordia.
- CRACOVIA: UNA MOSTRA DEDICATA A GESÙ MISERICORDIOSO - di W. Redzioch

Molti sono a conoscenza che fu Gesù stesso, apparendo a suor Faustina Kowalska, a chiederle di far realizzare un ritratto di Lui stesso nella manifestazione della sua Misericordia, ma non tutti sanno quale sia e dove si trovi il quadro originale dipinto sotto la supervisione dalla santa mistica polacca. I più, infatti, credono che sia la celebre immagine che compare in milioni di copie sulle immaginette e sulle copertine dei pieghevoli della Coroncina della Divina Misericordia.

Quest’ultima (a destra nella foto sopra) è, in verità, un’opera del pittore polacco Adolf Hyla (1867-1965), che la dipinse alcuni anni dopo la morte di suor Faustina come ex voto al Signore, che aveva salvato lui e la sua famiglia dalla guerra. Il quadro fu realizzato a Cracovia, nel convento che era stato di suor Faustina, fra le sue consorelle e sotto la guida dell’ultimo direttore spirituale della santa, padre Józef Andrasz. Grazie all’impulso che Giovanni Paolo II ha dato alle rivelazioni ricevute dalla Santa e al culto della Divina Misericordia questa immagine, così legata al luogo che di tutto ciò fa memoria, ha avuto una diffusione sorprendente. Ed è sicuramente anche all’origine di una messe sorprendente di grazie. Tuttavia, non è questa l’immagine originale realizzata sotto la dettatura di suor Faustina. Quest’ultima (a sinistra nella foto sopra) si trova a Vilnius, in Lituania, nel Santuario della Divina Misericordia, e il committente è Gesù stesso.

Dal Diario della Mistica apprendiamo come sono andate le cose: «La sera [la notte del 22 febbraio 1931, ndr], stando nella mia cella, vidi il Signore Gesù vestito di una veste bianca: una mano alzata per benedire mentre l’altra toccava sul petto la veste, che ivi leggermente scostata lasciava uscire due grandi raggi, rosso l’uno e l’altro pallido. Muta tenevo gli occhi fissi sul Signore; l’anima mia era presa da timore, ma anche da gioia grande. Dopo un istante, Gesù mi disse: “Dipingi un’immagine secondo il modello che vedi, con sotto scritto: ‘Gesù confido in Te!’. Desidero che questa immagine venga venerata prima nella vostra cappella, e poi nel mondo intero”». Di seguito il Signore aggiunse parole di peso: «Prometto che l’anima che venererà quest’immagine non perirà. Prometto pure già su questa terra, ma in particolare nell’ora della morte, la vittoria sui nemici. Io stesso la difenderò come Mia propria gloria». Come si vede il Signore associa alla venerazione al Gesù Misericordioso gli stessi benefici per l’anima assicurati ai moribondi che preghino con devozione la Coroncina.

Nonostante il valore di queste promesse Gesù, come sempre quando ci sono di mezzo gli uomini, dovrà aspettare alcuni anni prima di vedere esaudita la richiesta. Nel frattempo, suor Faustina, spesso e gravemente inferma come capita ai mistici, è stata trasferita per il clima più favorevole a Vilnius; qui ha incontrato don Michał (Michele) Sopoćko (1888-1975), che diviene il suo confessore e sarà con lei l’altro grande apostolo della Divina Misericordia. Per inciso, don Michele dal 2008 è stato riconosciuto beato da papa Benedetto XVI: la santità è contagiosa. È grazie a lui se si trova un pittore disposto a eseguire il quadro richiesto – tale Eugeniusz Marcin Kazimirovski (1873-1939), segni particolari ateo – e se le consorelle acconsentono alla Kowalska di assentarsi quando serve dal Convento per «dettare» il prezioso Ritratto…

Non possiamo rendere conto di quali e quanti rifacimenti ci sono voluti per giungere alla sua definizione finale, con Kazimirovski seccato da questa monaca incolta – nell’arte, e non solo – che si permetteva di intralciare la sua creatività e con Faustina, d’altro canto, che, perfino di fronte all’opera compiuta scoppiò a piangere, temendo di mancare di rispetto a Dio, perché «il Signore, quello vero» e vivo che lei fortunata già vedeva in questa terra «è molto, molto più bello!». Ma Gesù la consolò. «Non nella bellezza dei colori né del pennello sta la grandezza di questa Immagine, ma nella mia Grazia». Quell’azione di grazia di cui gode il cristiano nel respiro sacramentale.

I due principali sacramenti sono rappresentati nel dipinto nei raggi che dipartono dal sacro cuore di Gesù, che Lui stesso illustra a Faustina come segue: «Il raggio pallido, bianco, è l’Acqua battesimale che giustifica le anime. Il raggio rosso è il Sangue eucaristico che è la vita stessa delle anime». E conclude: «Beato colui che vivrà alla loro ombra», con riferimento al Manto sempre aperto, accogliente e protettivo di Maria e della Chiesa. E qui viene da aggiungere che in barba a quelle che furono le persecuzioni iconoclaste, – una delle tante forme in cui gli uomini nel corso dei secoli hanno voltato le spalle al Cielo – Lassù sono evidentemente care le immagini sacre: strumenti che comunicano, che trasmettono la grazia – come dice Gesù a suor Faustina – e ci ricordano al tempo stesso che Dio trinitario è tre volte Persona, che la Madonna è persona, che gli Angeli sono ugualmente persone interessate alla relazione con noi, a partire dalla relazione personale con ciascuno.

Poi Gesù disse qualcosa di inaudito a proposito del ritratto, qualcosa che più di ogni altra ne rivela il valore, l’unicità: «Il mio sguardo da quest’immagine è tale e quale al mio sguardo dalla croce». Contemplando questa immagine possiamo, dunque, contemplare anche noi, oggi, il Crocifisso nel Venerdì santo di Gerusalemme. E un recente studio, riportato da David Murgia nel libro Suor Faustina & il Volto di Gesù Misericordioso, ha dimostrato che il Volto del Cristo di Vilnius e il Volto della Sindone hanno le medesime proporzioni. Ma c’è dell’altro: il Signore con queste sue parole, riferite a questo quadro e al suo significato ci dice inequivocabilmente che sulla Croce, nonostante sia stato trafitto, deriso, umiliato… c’è un Gesù Misericordioso. Ci dice che anche nelle situazioni più estreme della vita qual è la Croce, la Misericordia di Dio non ci abbandona. Solamente così, con uno sguardo così, la Croce poteva essere un atto d’amore.

In seguito, nella rivelazione dell’8 ottobre 1936, Gesù spiegherà alla sua fedelissima discepola polacca che per beneficiare della sua Misericordia e inondare il mondo di grazie, dobbiamo semplicemente avere fede in Lui, rimettere la nostra libertà con pieno affidamento nella divina Volontà: «La tua grande fiducia verso di Me, mi costringe a concederti continuamente grazie». Per questo il Signore ci esorta a dire: «Gesù, confido in Te!», facendolo anche scrivere in calce al quadro.

Gesù è pronto a darci le sue grazie anche adesso, nonostante i nostri tradimenti, le apostasie di quest’epoca oscura. Ha detto ancora a suor Faustina, con sguardo al futuro: «Quando i castighi per i peccati verranno per tutto il mondo… l’unico rifugio sarà la fiducia nella Mia Misericordia». E, con un ultimo riferimento al ritratto, avvalorando una volta ancora che l’immagine sacra è già di per sé divina presenza, ha aggiunto questa esortazione: «Permetti a tutti di procurarsi questa immagine per le loro case perché verranno ancora delle prove. E io proteggerò da ogni sorta di sventura quelle case, intere famiglie e tutti coloro che terranno questa immagine di Misericordia in profonda riverenza».
 

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