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Il miracolo, l’indagine sul contadino con la gamba riattaccata

Calanda, 1640. Due anni e cinque mesi dopo l’amputazione, all’ospedale di Saragozza, della gamba destra, Miguel Juan Pellicer, devoto alla Vergine del Pilar, si risveglia con la sua stessa gamba riattaccata. Nel saggio Il miracolo, Vittorio Messori riporta testimonianze e documenti dell’epoca.

Cultura 27_03_2024

Saragozza, 1637. A Miguel Juan Pellicer, un giovane contadino, viene amputata una gamba appena sotto il ginocchio a seguito di un tragico incidente nei campi. Miguel si rivolge con fede alla Vergine del Pilar e ottiene un miracolo davvero incredibile: un giorno del 1640, a Calanda (Aragona), si risveglia con la gamba ricresciuta. Sono centinaia i testimoni che confermano, sbalorditi, l’evento. Nel saggio Il miracolo, pubblicato in una nuova edizione (Ares 2023, pp. 248), Vittorio Messori ripercorre con un’indagine particolarmente accurata i fatti e gli atti del processo, allo scopo di ricostruire quello che l’illustre vaticanista non esita a definire come il «miracolo dei miracoli», in quanto capace di ridestare la fede anche nei razionalisti più scettici.

Questa nel dettaglio la cronaca dei fatti: «Tra le dieci e le dieci e trenta della sera del 29 marzo del 1640, mentre dormiva nella sua casa di Calanda, a Miguel Juan Pellicer, contadino di 23 anni, fu “riattaccata” – subitamente e definitivamente – la gamba destra. Questa, spezzata dalla ruota di un carro e poi interamente incancrenita, gli era stata tagliata, quattro dita sotto il ginocchio, alla fine del 1637 (dunque, due anni e cinque mesi prima della sconvolgente “restituzione”), all’ospedale pubblico di Saragozza. Chirurghi e infermieri avevano poi provveduto alla cauterizzazione del moncone con il ferro rovente. Dall’inchiesta e dal processo (apertosi a distanza di solo 68 giorni e durato molti mesi, presieduto dall’arcivescovo assistito da nove giudici, con decine di testimoni e con il rispetto rigoroso di tutte le norme prescritte dal diritto canonico), dunque, risultò che la gamba di colpo reimpiantata era quella stessa che era stata tagliata e poi sepolta nel cimitero dell’ospedale di Saragozza, a più di cento chilometri da Calanda». La gamba era in effetti stata sepolta in «segno di rispetto» al corpo, destinato alla resurrezione. Dopo l’intervento di amputazione il giovane, con una gamba di legno e due stampelle, si era ridotto a chiedere l’elemosina presso il santuario di Saragozza quale “mendicante autorizzato”. Tuttavia, profondamente devoto alla Vergine del Pilar, «ogni giorno ungeva il moncone con l’olio delle lampade accese nella Santa Cappella del Pilar e così sognava di star facendo a Calanda, la sera del 29 marzo 1640, allorché si addormentò con una gamba sola e fu risvegliato dai genitori pochi minuti dopo, avendone nuovamente due».

Quando quella sera la madre di Miguel entra nella stanza dove sta dormendo il figlio «avverte una fragranza e un odore soavi e mai sentiti prima» e scorge uscir fuori dalle coperte due piedi e non più soltanto uno. Di qui corre subito a chiamare il marito in cucina ed entrambi restano attoniti e sbalorditi dinanzi all’accaduto. Una volta svegliato Miguel non ha dubbi: la Vergine ha pregato per lui il Figlio suo e ha ottenuto il miracolo, «perché, così, serva meglio la Madonna e aiuti la mia famiglia», dichiara lo stesso al processo. In tre giorni riprende pienamente la funzionalità della gamba e del piede destro mentre, a conferma del prodigio, rimane sempre «un circolo rosso dove il pezzo di gamba si era unito all’altro». Addirittura a soli tre giorni dal miracolo, l’1 aprile 1640, l’«intervento divino» viene certificato – cosa più unica che rara – da un atto pubblico redatto da un Notaio Reale giunto sul luogo in seguito all’accaduto.

Data la straordinarietà del prodigio, «il fatto che l’Inquisizione non abbia avocato a sé l’inchiesta è già garanzia di attendibilità evidente del caso». Durante il processo sono stati ascoltati 24 testimoni, tra i quali medici e infermieri, familiari e vicini di casa, autorità locali ed ecclesiastiche e perfino due osti che avevano conosciuto il giovane prima dell’amputazione della gamba e lo hanno poi rivisto dopo il miracolo. Dopo 14 sedute pubbliche nell’arco di 11 mesi, il 27 aprile 1641 una sentenza dell’arcivescovo decreta: «Non è stato un fatto operato dalla natura, ma opera mirabile e miracolosa». Di lì a poco la camera da letto di Miguel si trasforma in una cappella e nei pressi della casa dei Pellicer sorge una chiesa.

Tra i sostenitori illustri del prodigio figura anche il re Filippo IV, il quale si alzò dal trono con gli occhi pieni di lacrime: «A questo punto, signori, non è più il caso di discutere e di cavillare. È il momento in cui occorre accogliere e venerare il Mistero, rallegrandoci come cristiani». Questo riportano ancora le cronache relativamente a un miracolo che non fu minimamente strumentalizzato per fini politici dalla corona spagnola.

Grazie a El Gran Milagro, Calanda diviene «un luogo nel mondo – come scrive Messori – dove la “scommessa sul vangelo” si scioglie in quella certezza che solo un fatto oggettivo, constatabile, sicuro può garantire; una finestra verso l’Eterno».