Il lavoro da casa fa bene alla fertilità, i risultati di uno studio
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Gli adulti che lavorano da casa almeno un giorno a settimana hanno una fertilità maggiore. È quanto emerge dallo studio Work from Home and Fertility che interessa 38 Paesi. Quali i possibili motivi di questo legame? Vediamone alcuni.
Lavorare da casa fa bene alla fertilità. Nello studio di carattere scientifico Work from Home and Fertility, pubblicato il 9 marzo scorso, scopriamo che «la fertilità effettiva dal 2023 al 2025 e la fertilità futura pianificata sono più elevate tra gli adulti che lavorano da casa almeno un giorno alla settimana e, per le coppie, sono ancora più elevate quando entrambi i partner lavorano da casa. La fertilità stimata nell'arco della vita è maggiore di 0,32 figli per donna [pari ad un 14,3% in più] quando entrambi i partner lavorano da casa uno o più giorni alla settimana rispetto al caso in cui nessuno dei due lo fa».
In merito all’Italia gli autori dello studio hanno verificato che l’Italia è il fanalino di coda in Europa in quanto a lavoro da remoto: 24% del totale. Gli stessi hanno previsto che se raggiungessimo la quota di smart-working di Canada e Regno Unito (rispettivamente 53% e 54%) avremmo 12.800 nascite in più, che corrisponde ad un +3,5% rispetto al totale. Calcolando che tra il 2023 e il 2024 ci sono state circa 9 mila nascite in meno, lo smart-working potrebbe contribuire non solo a tamponare le perdite, ma addirittura ad invertire la rotta. Insomma pare proprio, ma la prudenza è d’obbligo, che ci sia una correlazione positiva tra lavoro flessibile e incremento demografico. Una nota importante. La ricerca è stata condotta a livello globale. Lavorare da casa per molti Paesi in via di sviluppo significa anche e soprattutto avere un lavoro agricolo svolto vicino a casa. Anche in questo caso il tasso di fertilità ne risente positivamente.
I dati, dedotti dalla comparazione con un campione che lavora tutti i giorni in presenza, sono stati raccolti in 38 Paesi attraverso la Global Survey of Working Arrangements. Interessante è anche la correlazione tra spesa pubblica a sostegno della prole e fertilità. Prendiamo il caso degli USA: «Questo tipo di spesa pubblica contribuisce alla fertilità totale negli Stati Uniti per un importo di 0,08 figli per donna. Si tratta di un valore considerevolmente inferiore al contributo stimato del lavoro da casa (WFH) pari a 0,13 figli per donna». In sintesi, sarebbe meglio dirottare le risorse pubbliche, previste per la natalità, per incentivare il lavoro da remoto. Altra prova che sono migliori gli interventi statali caratterizzati dalla sussidiarietà – che lo Stato faciliti il lavoro da casa – rispetto all’ausiliarietà – ti riconosco una somma di denaro per ogni figlio che avrai.
È interessante poi che «i partecipanti al sondaggio […] apprezzano molto l'opportunità di lavorare da casa per parte della settimana. Interpellati direttamente, gli intervistati affermano che la possibilità di lavorare da casa due o tre giorni a settimana vale in media il 5% del loro reddito». In pratica, gli intervistati sarebbero anche disposti a guadagnare il 5% in meno se ci fosse la possibilità di lavorare da remoto.
Quali i motivi che legano smart-working e fertilità? «In primo luogo […] facilitando la conciliazione tra la cura dei figli e il lavoro retribuito, i lavori da casa inducono le donne e i loro partner a scegliere un livello di fertilità più elevato». I ricercatori vogliono dire che il lavoro da casa, a motivo della flessibilità dell’orario di lavoro, aiuta a seguire i figli e quindi, sapendo che si può lavorare da casa, si è maggiormente disposti ad avere figli. Il lavoro da casa offre maggiori sicurezze in tal senso. Inoltre, aver cura dei figli direttamente a casa grazie alla flessibilità dell’orario di lavoro fa decrescere i costi di babysitter e di spostamento verso e dal luogo di lavoro. Nel lungo periodo tali risparmi sono considerevoli.
In secondo luogo «la disponibilità di lavori da casa aumenta la fertilità ampliando le opportunità attuali e future di scegliere lavori compatibili con la genitorialità». Chi vuole figli è più facilitato ad averli perché oggi, a differenza del passato, può scegliere quei lavori che si possono svolgere anche da remoto per alcuni giorni della settimana. Questa disponibilità di lavori è quindi un altro fattore che aiuta la fertilità.
Un terzo motivo potrebbe essere individuato nel fatto che il lavoro da casa aumenta il tempo non lavorativo passato tra le mura domestiche, perché sottratto allo spostamento verso e dal luogo di lavoro, e quindi parallelamente crescono le occasioni di intimità per la coppia. Inoltre, chi lavora da casa è complessivamente meno affaticato e stressato e questo aiuterebbe il rapporto di coppia. I ricercatori non hanno fatto cenno a questo motivo molto probabilmente per la seguente ragione: «A parità di almeno un giorno di lavoro da casa a settimana, ulteriori giorni di lavoro da casa non sono associati a una maggiore fertilità». Evidentemente l’aspetto scriminante per decidersi ad avere figli o più figli non è dato dalla quantità e qualità di tempo passato insieme dai membri della coppia, ma è la possibilità di gestire meglio i bambini, condizione che, per gli intervistati, si potrebbe realizzare con almeno un giorno alla settimana in cui si lavora da casa. Ciò sarebbe sufficiente per scegliere di allargare la famiglia.


