• STANISLAW GRYGIEL

«Il GPII attaccato da teologi privi di fede e speranza»

«Non ci sono stati cambiamenti all’Istituto Giovanni Paolo II per gli studi sul Matrimonio e la Famiglia. L’Istituto è stato semplicemente sciolto da Papa Francesco esattamente due anni fa». «Una parola nuova nel nome dice tutto: scienze. Quali scienze? Non c’è nessuna scienza del matrimonio e della famiglia». «Cristo non predicava le opinioni sociologiche ma la Parola del Dio vivente». Da un’intervista concessa da Stanislaw Grygiel a Teologia Polityczna

A seguito del colpo di mano orchestrato da monsignor Vincenzo Paglia, che ha condotto all’approvazione dei nuovi statuti e al licenziamento dei docenti sgraditi di quello che è oggi denominato “Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia” (vedi il dossier della Nuova Bussola), Hanna Nowak ha intervistato il filosofo Stanislaw Grygiel, amico personale di papa Wojtyła e tra i docenti licenziati dell’Istituto che lui stesso aveva contribuito a fondare. Riportiamo ampi estratti dell’intervista a Grygiel, pubblicata il 18 agosto dal giornale polacco Teologia Polityczna e tradotta integralmente in inglese da Polonia Christiana.

 

Negli ultimi giorni ci sono stati grandi cambiamenti all’Istituto Giovanni Paolo II per gli studi sul Matrimonio e la Famiglia, che avete fondato insieme a Karol Wojtyła 40 anni fa. Cosa farà a fronte del suo licenziamento? Era possibile prevedere una situazione del genere?
Non ci sono stati cambiamenti all’Istituto Giovanni Paolo II per gli studi sul Matrimonio e la Famiglia. L’Istituto è stato semplicemente sciolto da Papa Francesco esattamente due anni fa. Nello stesso motu proprio (Summa Familiae Cura, 8 settembre 2017) il Papa ha sciolto l’opera di San Giovanni Paolo II con una frase e in quella successiva ha creato un suo proprio Istituto, che conserva ancora il nome del suo santo predecessore. Il nuovo Istituto si chiama Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia. Una parola nuova nel nome dice tutto: scienze. Quali scienze? Non c’è nessuna scienza del matrimonio e della famiglia. Perciò che cosa significa questo nome? Solo il fatto che la sociologia, la psicologia e le scienze affini decideranno come e cosa uno dovrebbe pensare del matrimonio e della famiglia nel neonato Istituto. A un certo punto ho chiesto di togliere il nome di San Giovanni Paolo II dal nome dell’Istituto, perché, come ho detto, non dovrebbe essere usato come una foglia di fico... La teologia morale e anche l’adeguata antropologia di Wojtyła sono state abbandonate dall’Istituto: significa allora che l’etica delle persone sposate sarà determinata dai sondaggi d’opinione? Il fatto che molte persone rubino, commettano adulterio, mentano, eccetera, ci autorizza a sciogliere i Dieci Comandamenti? […] Cristo non predicava le opinioni sociologiche ma la Parola del Dio vivente.

Era possibile prevedere gli eventi che oggi hanno scosso l’opinione mondiale? Era possibile. Le manovre dottrinali fatte durante i due sinodi sul matrimonio e sulla famiglia nel 2014 e nel 2015 non hanno lasciato dubbi sul fatto che le tendenze postmoderne del comportamento e del pensiero delle persone al di là del bene e del male hanno invaso la Chiesa attraverso teologi e pastori che, per ragioni a loro note, hanno iniziato a distorcere la Parola di Dio per adattarla a quelle tendenze. Usando parole ambigue e dichiarazioni oblique hanno scaltramente creato caos e confusione nelle menti e nei cuori di molte persone. Le parole di Cristo si sono avverate: «Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì; no, no”; il di più viene dal maligno» (Mt 5,37). Quando si entra in questo “il di più”, la credibilità del Vangelo e della Tradizione della Chiesa viene minata. […]

Molti intellettuali sono stati licenziati dall’Istituto per la loro reazione alle voci che erano alternative alla Tradizione che seguivano. Questi eventi possono essere trattati come un momento simbolico, un sintomo tangibile di queste trasformazioni a cui la Chiesa istituzionale sta cedendo?
Sì, possono. Possono e dobbiamo trattarli come tali. Sono convinto che quello che è successo all’Istituto è legato ai cambiamenti che potrebbero essere introdotti dal prossimo Sinodo pan-amazzonico. Potremmo porci una domanda: “La Chiesa, che ha guardato l’uomo alla luce della verità rivelata in Cristo, può anche guardare l’uomo, quasi allo stesso livello, alla luce delle culture locali (per esempio, quella amazzonica) o la Chiesa dovrebbe rimanere in una luce evangelica e predicare ciò che sa vedere?”. L’abolizione dell’Istituto Giovanni Paolo II è divenuto un segno che ha svelato i pensieri di molti cuori. Alcuni docenti sono stati allontanati dall’Istituto, alcuni docenti che leggono Amoris Laetitia alla luce della fede della Chiesa radicata nel Vangelo e nella Tradizione […].Quando Cristo dice che chiunque lascia sua moglie e vive con un’altra donna commette adulterio, nessuna interpretazione, anche da parte del più intelligente teologo o ministro, può cambiare il significato della parola “chiunque”. Se diciamo che in questo o quel caso qualcuno non commette adulterio, perché giustificato da questo o quello, significa che allo stesso tempo diciamo che Cristo non sapeva quello che diceva, perché non sapeva cosa c’è in un essere umano […].

[…] come vede il ruolo della Chiesa polacca negli studi sul pensiero di Giovanni Paolo II e sulla sua divulgazione?
Penso che i nostri vescovi polacchi dovrebbero aver cura e assicurarsi che dipartimenti dedicati alla filosofia di Karol Wojtyła e all’insegnamento di Giovanni Paolo II vengano istituiti e operino nei seminari e nelle università […].

Nel difficile momento di oggi le Chiese locali hanno bisogno di vescovi che professino coraggiosamente la loro fede in Cristo e dicano un forte “No!” al diavolo. Le recenti dichiarazioni dell’arcivescovo di Cracovia Marek Jędraszewski, che ha espresso il suo “No” evangelico all’ideologia dell’arcobaleno deformato, incoraggiano e danno speranza non solo ai polacchi. Molti cardinali e vescovi di altri Paesi si sono schierati con lui, vedendo in lui un degno successore dei cardinali Adam Stefan Sapieha e Karol Wojtyła. Dio non abbandona mai il suo popolo: Lui gli dona sempre dei pastori capaci di affrontare le sfide in cui [tutti i fedeli] potrebbero imbattersi. L’arcobaleno dell’alleanza tra Dio e l’uomo ha sette colori sacramentali. Sono la vita della Chiesa. Tutti questi colori ci parlano dell’amore che si rivela e si realizza in loro. Togliere un colore dall’arcobaleno gli impedisce di essere un’epifania della luce dell’Amore di Dio, diffusa in sette colori. Il falso arcobaleno porta il caos nell’amore umano, che riflette l’Amore che è Dio.

Una sera San Giovanni Paolo II mi dette una lettera scrittagli da un noto teologo. Mi disse: “Leggila e dimmi cosa ne pensi”. Quel teologo consigliava a Giovanni Paolo II di cambiare l’etica dei rapporti sessuali coniugali, perché, se non l’avesse cambiata, molte persone avrebbero lasciato la Chiesa. Subito dopo aver letto la lettera dissi bruscamente: “Ciò è stupido!”. Dopo un momento di silenzio il Papa disse semplicemente: “Sì, è vero, ma chi glielo dirà?”. Allora, senza dire una parola, andò in cappella e rimase lì da solo.

Qual era l’intenzione di Giovanni Paolo II quando fu fondato l’Istituto? Su quali valori lo stavate costruendo? Come ricorda le sue prime conversazioni al riguardo con Karol Wojtyła?
San Giovanni Paolo II era ben consapevole del fatto che il destino della Chiesa dipende da ciò che è nel matrimonio e nella famiglia e che anche il destino del mondo ne è determinato di conseguenza. Nelle nostre conversazioni a Cracovia e poi a Roma ci siamo scambiati riflessioni antropologiche e teologiche sull’amore coniugale e familiare, che dovrebbero modellare la teologia e la filosofia coltivata nella Chiesa. Nell’amore coniugale-familiare, che è stato concepito nell’atto della creazione dell’universo e dell’uomo da parte di Dio nel Suo Figlio, è rivelata la Verità: il Logos del Dio vivente, che noi chiamiamo, sit venia verbo, la dottrina della Chiesa (Mc 5,33-34) […].

Che cosa significano le proposte della nuova ideologia e fino a che punto sono una vera minaccia per la Chiesa e per la famiglia nel lungo periodo?
[…] Nelle ideologie postmoderne parole come amore, libertà, giustizia, pace, tolleranza appartengono solo alle opinioni create su offerte di mode transitorie, che sono governate dal principio: “Fai quello che ti piace!”. Oggi vale la pena ricordare le parole profetiche di Vladimir Soloviev contenute nel suo libro Anticristo, pubblicato nel 1899, secondo cui quando l’Anticristo apparirà assumerà la forma di un pacifista, vegetariano, ecologista ed ecumenista. La famiglia si disintegrerà? Sono sicuro di no. Perché? Perché la Verità, a cui una persona umana è affidata, e quindi anche il matrimonio e la famiglia, non si disintegrerà. Dio non può essere distrutto da nessuna opinione su di Lui. Quindi c’è Qualcuno a cui tornare e nel Quale è possibile rinascere a nuova vita.

[…] in che modo un potere così forte e parallelo nella Chiesa è riuscito ad affermare una visione che attacca le caratteristiche vitali della stessa Chiesa?
È una domanda difficile. Cristo ha messo in guardia i Suoi discepoli dal non avere una vigilanza intellettuale e orante (cfr. Mt 26,41). Molti fattori hanno contribuito al suo indebolimento. […]Come un leone ruggente il Maligno si aggira intorno alla nostra speranza, aspettando un momento opportuno per attaccare. L’Istituto è stato attaccato da teologi e ministri che mancavano di speranza e di fede. Hanno smesso di credere alla grazia che viene dal vivere nella santità del sacramento del matrimonio e credono che questo sia un ideale impossibile da realizzare. Sono loro che hanno sostituito la dimensione verticale della metafisica e, a fortiori, della teologia morale e dell’adeguata antropologia di Wojtyła con il piano orizzontale di sociologia, psicologia e scienze affini. Il nuovo nome dell’Istituto mostra una nuova base di pensiero sul matrimonio e la famiglia, il che significa una diversa percezione dell’amore e della libertà.

Perché una prestigiosa scuola cattolica, quando c’è una crisi universitaria, chiama “sviluppo” la sua riformulazione, copiando di fatto schemi delle università laiche? Perché il pragmatismo soppianta il kerygma?
Questa è un’ottima domanda. Grazie per averla fatta. L’esperienza mi dice che il pragmatismo soppianta il kerygma ovunque la voce decisiva appartenga a persone che sono state corrotte in un modo o nell’altro dalla “debolezza della carne” (cfr. Mt 26,41), ed è per questo che non vegliano e non pregano. Vogliono giustificare il male che hanno fatto, perché non credono che l’unico rimedio al peccato sia la misericordia di Dio. Credono solo nel potere della politica e del possesso. Quindi non sorprende che la loro idea di misericordia sia solo nel distribuire il pane e con questa misericordia vogliono giustificarsi. Nella loro misericordia pragmatica confondono le persone sulla [vera] misericordia che è la Parola redentrice del Dio vivente. Il dono della verità è misericordia per l’uomo. L’uomo dovrebbe cercare il Suo regno e il resto gli sarà dato (cfr. Mt 6,33). […]