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ELEZIONI AMMINISTRATIVE

Il centrodestra tiene, la Schlein cannibalizza Conte

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Le amministrative di domenica e lunedì non consegnano indicazioni rivoluzionarie. Si è votato in 596 comuni, dei quali soltanto 13 sono capoluoghi di provincia. Il centrodestra, restando unito, tiene bene, FdI gioca la parte del leone. Il Pd, a trazione Schlein, invece prende i voti che erano del M5S. 

Politica 16_05_2023
Elly Schlein

Le amministrative di domenica e lunedì non consegnano indicazioni rivoluzionarie. Si è votato in 596 comuni, dei quali soltanto 13 sono capoluoghi di provincia. Di questi 13 uno è anche capoluogo di regione (Ancona). Anzitutto non c’è stato il paventato crollo dell’affluenza perché ha votato nel complesso il 59,03% degli aventi diritto contro il 61,22% delle precedenti consultazioni.

A Brescia vince il centrosinistra, con Laura Castelletti, prima donna sindaco della storia di quella città, mentre lo schieramento di centrodestra prevale a Imperia, Treviso e Latina (quest’ultima strappata al centrosinistra). In molte città importanti come Ancona, Terni, Vicenza e Brindisi si andrà al ballottaggio fra due settimane, domenica 28 e lunedì 29 maggio. Tuttavia, il centrodestra sembra in vantaggio e il cosiddetto campo largo del centrosinistra non sembra entusiasmare gli elettori.

Ci sono infatti alcune indicazioni che sembrano emergere con chiarezza dalle urne. Anzitutto la compattezza del centrodestra che, al di là di qualche mugugno locale, appare unito e in molti grandi comuni si presenta al secondo turno con un forte vantaggio, che probabilmente verrà confermato anche nei ballottaggi. Fratelli d’Italia ha fatto la parte del leone, come accaduto anche su base nazionale nelle politiche del settembre 2022 e nelle due regioni che sono andate al voto a febbraio scorso (Lombardia e Lazio), ma non ha umiliato gli alleati. Nei comuni lombardi chiamati alle urne il Carroccio ha tenuto e Forza Italia non è crollata, nonostante le divisioni interne e l’inevitabile declino dovuto all’eclissi progressiva del carisma berlusconiano.

Considerazioni diverse il voto di ieri e domenica ispira in casa Pd e Cinque Stelle. L’Opa che Giuseppe Conte aveva lanciato alle politiche di otto mesi fa sembra essersi sgonfiata. Il centrosinistra è a netta trazione dem e i pentastellati in alcune città sono scesi a percentuali imbarazzanti, tra l’1 e il 2%. L’elezione alla segreteria di Elly Schlein ha di fatto prodotto un travaso di consensi dai grillini al Pd perché molti elettori di sinistra che si erano rifugiati sotto le insegne pentastellate perché non si ritrovavano più a loro agio nel Pd ora stanno lentamente tornando all’ovile. In fondo il massimalismo della Schlein sui temi dell’economia, del lavoro e anche sui temi sensibili rende i 5 Stelle una copia sbiadita dell’originale, appunto il Partito Democratico. E si sa che in questi casi l’elettorato tende a privilegiare l’originale anziché l’imitazione. Il Pd catalizza i consensi di quella parte di sinistra che odia Renzi, Calenda e i moderati e vuole riportare i dem alle posizioni più oltranziste, che poi sono in molti casi le stesse dei grillini. La svolta Schlein sta quindi rendendo nel complesso meno competitivo lo schieramento di centrosinistra rispetto al centrodestra, ma ne ha di fatto restituito la golden share al Pd, marginalizzando i grillini.

Fin qui i risvolti politici del voto. Per il resto un’amara riflessione s’impone e riguarda la parcellizzazione degli appuntamenti elettorali. Ogni anno ci sono realtà anche piccole che vanno al voto. Tra limitazioni imposte dalla par condicio elettorale e costante attitudine alla propaganda da parte delle forze politiche, ogni appuntamento elettorale, anche di scarso significato, viene caricato di attese e accompagnato da polemiche laceranti. E tutto questo avvelena il clima politico, accentuando la sensazione di instabilità. Infatti, ogni partito sconfitto a una elezione ha subito la possibilità di rifarsi nell’elezione successiva, che magari arriva dopo un anno. Tra politiche, europee e varie tornate amministrative la campagna elettorale è perenne. E questo non giova in alcun modo alla stabilità delle istituzioni, chiamate a governare e a prendere decisioni spesso impopolari ma necessarie per il bene del Paese. Invece la frenesia dei sondaggi e del web populismo rende sempre precaria ogni decisione politica. Sarebbe opportuno trovare una soluzione a tutto questo, in primo luogo accorpando il più possibile i turni elettorali, affinchè gli elettori possano conservare la loro tessera elettorale almeno per qualche anno, senza essere costretti a tenerla sempre a portata di mano.