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ISRAELE

Gerusalemme, governo in crisi e la profezia della volpe

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Prime crepe nel governo Netanyahu, dopo le nuove proteste di massa contro la riforma della giustizia. Il ministro della Difesa Yoav Gallant ha avviato consultazioni "personali" con l'opposizione. Intanto una volpe viene avvistata al Monte del Tempio: una profezia di rinascita.

Esteri 01_08_2023
L'esecutivo Netanyahu riunito

Mentre le piazze e le strade di Tel Aviv e di Gerusalemme sono invase, per la trentesima settimana consecutiva, da cittadini che protestano contro la riforma della giustizia voluta dal governo, e mentre aumentano le diserzioni da parte dei riservisti dell’esercito che si rifiutano di prestare servizio, in questi ultimi giorni, la tenuta dell’esecutivo, guidato da Benjamin Netanyahu e appoggiato da partiti di estrema destra, tra i più oltranzisti della recente storia d’Israele, mostra le prime crepe. Sì, proprio così. Il governo Netanyahu forse sta per terminare la sua corsa.

Un messaggio chiaro e inequivocabile è stato lanciato da Yoav Gallant, ministro della Difesa, che ha "avviato delle personali consultazioni" per sondare la disponibilità dei partiti di opposizione a formare un governo di unità nazionale. Gallant avrebbe maturato questa decisione dopo aver fatto il possibile, prima della votazione per l'approvazione della prima parte della riforma della giustizia, di convincere il ministro della Giustizia, Yariv Levin, ad accettare una mediazione o il rinvio della legge. L’obiettivo è duplice: trovare un accordo con l'opposizione e individuare una possibile soluzione alla crisi provocata dai riservisti dell'IDF. Questo comporterebbe l'allontanamento dall'esecutivo del ministro della sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, e del ministro delle finanze Bezalel Smotrich, figure controverse che guidano rispettivamente i partiti di estrema destra, Otzma Yehudit (Potere ebraico) e il Partito sionista religioso. Gallant vuole riportare al governo, sia Yair Lapid, già primo ministro e leader del Yesh Atid, un partito centrista e laico, che Benny Gantz leader di Unione Nazionale. L’attuale ministro della Difesa, dopo aver invitato i capi dell'opposizione a partecipare ad un governo, si è dichiarato disponile a lasciare il suo posto di ministro, pur di salvare lo Stato d'Israele da questa deriva autoritaria del governo Netanyahu.Gallant è molto preoccupato per la spaccatura che si sta verificando nel Paese e soprattutto nelle forze armate; le divisioni tra i militari, in particolare, rappresentano una minaccia concreta per la sicurezza nazionale. Il suo obiettivo è evidente: rompere con Ben Gvir e con tutti gli altri rappresentanti dell’estrema destra presenti nella coalizione.

Una domanda circola tra i politici, i militari e i semplici cittadini: chi è il primo ministro nell'attuale governo? È Netanyahu oppure Levin e Ben-Gvir? È evidente che quest’ultimi fanno pressioni sul primo ministro affinché, oltre a portare avanti il ​​resto del piano di revisione giudiziaria, prosegua sulle altre questioni della loro agenda politica, restrizioni nei confronti dei palestinesi e realizzazione di nuovi insediamenti nei territori della Cisgiordania. Proposte queste, che vedono il premier Netanyahu riluttante, infatti in recenti dichiarazioni ha indirettamente invitato i partiti della coalizione ad un più ampio consenso sia sulla giustizia che sugli altri temi divisivi.

Nel frattempo, sabato scorso, si è svolta un'altra manifestazione: i dimostranti, oltre duecentomila, partiti dalla stazione ferroviaria di Savidor, lungo Kaplan Street, hanno raggiunto il cuore di Tel Aviv. Altri manifestanti si sono radunati nei pressi dell'abitazione del primo ministro Benjamin Netanyahu ad Azza Street a Gerusalemme. Durante queste trenta settimane di proteste, più di due milioni di contestatori sono scesi in piazza, utilizzando le più svariate forme di opposizione al governo.

Che Gallant, e non solo lui, sia preoccupato è un dato di fatto, viste le oramai numerose provocazioni da parte del ministro Ben- Gvir. Ultima, in ordine di tempo, la visita alla moschea di al-Aqsa, nel giorno del Tisha Be'Av, che ha provocato l’immediata condanna degli Stati Uniti, tramite il portavoce del Dipartimento di Stato. Gli Usa hanno riaffermato la posizione dell’Amministrazione americana: la difesa dello status quo di tutti i luoghi santi di Gerusalemme. Qualsiasi azione unilaterale che metta a repentaglio l’attuale equilibrio è del tutto inaccettabile. La visita di Ben-Gvir nella Spianata delle Moschee ha anche suscitato la condanna dell'Autorità palestinese e di paesi arabi come Giordania, Egitto, Arabia Saudita e Turchia.

Ma recentemente, a Gerusalemme, è accaduto un evento particolarmente curioso che richiama alla mente antiche profezie: nella ricorrenza del Tisha Be'Av, il giorno in cui gli ebrei di tutto il mondo ricordano la distruzione del primo tempio, per mano dei babilonesi nel 586 a.C., e del secondo nel 70 d.C. ad opera dei romani, una volpe è stata avvistata mentre camminava indisturbata lungo la parete meridionale del Monte del Tempio. Nel libro delle Lamentazioni 5,18 c'è scritto: «È perché il monte di Sion è desolato che vi scorrazzano le volpi». Gli ebrei ritengono che se le profezie di distruzione sono state soddisfatte, dovranno ora avverarsi i vaticini del profeta Zaccaria che annunciano la ricostruzione del Tempio. La comparsa delle volpi indicherebbe quindi la fine delle sofferenze del popolo di Israele e l'inizio della rinascita, come è spiegato nel Talmud, attraverso la storia del rabbino Akiva, una grande autorità della tradizione ebraica citato come uno dei primi fondatori dell'ebraismo rabbinico, che ride alla presenza delle volpi nel Tempio distrutto (Talmud Makkot 24b).