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GUERRE IN CORSO

Gaza e Ucraina, la verità deve precedere la pace

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La Verità è sempre premessa della pace; anche nei conflitti in Ucraina e a Gaza è madre della comprensione e della possibile riconciliazione e solidarietà.

Cultura 12_12_2023
Kiev, dopo un bombardamento (La Presse)

Ora che la maschera è caduta dalle bugie sulla effettiva natura delle guerre di aggressione della Russia e di Hamas e del loro identico esercizio di presunti diritti (per cui si sentono autorizzati a ignorare e calpestare ogni ritegno umanitario) alle conseguenze emerse, sotto gli occhi di tutti si accompagnano parecchi paradossi, segni di un voluto fraintendimento, di ostentata prepotenza o deliberata ignoranza manifestata anche da parte di loro seguaci ideologicamente o religiosamente motivati. Radio Maria e padre Livio ci parlano ogni giorno dello scatenamento di Satana che si serve di essi per far trionfare la menzogna dalla quale scaturiscono abbagli, falsità e perversità di cui è intessuta l’attuale crisi mondiale. Per cui sentiamo reclamare un “cessate il fuoco”, un “dialogo” e una “pace” che sono improponibili e inattuabili, senza la preventiva accettazione di premesse stabilite e mai ripudiate dal consorzio umano.

E la prima esige il riconoscimento e la pratica della Verità, tutta intera. Perché la Verità è sempre premessa della pace; anche in questo conflitto è madre della comprensione e della possibile riconciliazione e solidarietà. Fondate sulla Giustizia e sulla pratica della Carità, ci ricordano papi come san Giovanni XXIII e santi come Teresa di Calcutta. Proprio la Verità ci dice quanto difficile sia – però è assolutamente necessaria – la sua accettazione. Anche perché, a questo primo passo, devono seguirne altri nella comprensione delle radici storiche , culturali, sociali e religiose dei popoli.

Purtroppo, parecchie di esse, nei secoli, si sono diversificate e cementate a tal punto da divenire abitudini, consuetudini, sovente convincimenti irrinunciabili (e addirittura. false verità). Quando la via di superamento, di uscita, di convivenza umana risiede nella comprensione che la pace è un dono di Dio. E non certo per sostituirsi a Lui, come oggi stoltamente si ritiene e si opera, ma nel rendergli ubbidienza, riconoscendo quei principi che sono comuni a tutti nella natura, nella ragione e nella coscienza.  Da qui il consenso verso un’autorità sovranazionale, nei suoi limiti e nella sua perfettibilità: sapendo che anche in essa, come in ogni uomo, agisce immanente la tentazione alla ribellione, alla prepotenza, all’invidia e alla divisione, tutte essenza e insidia del Male.

Parliamo di tentazione quando piuttosto sono plateali le violazioni e le manifestazioni popolari di partigianeria, discriminazione e superbia persino nell’auspicio e definizione di una tregua d’armi e nello scambio di ostaggi e prigionieri. Non in numero eguale ma sfacciatamente a favore di una parte che privilegiata non può essere. Le trattative infatti non riguardano cose ma persone: uomini e donne, bambini e vecchi. E nessuno denuncia il vilipendio di un principio che purtroppo segue un andazzo sfacciato, ben lontano dal rispetto dell’equità. Ci riferiamo alla  partigianeria delle posizioni contro Israele dell’Assemblea generale e di quasi tutte le istituzioni e agenzie dell’Onu; la stessa esistenza privilegiata dell’Unrwa, quando esiste un’agenzia per i rifugiati di ogni parte del mondo; i finanziamenti europei, non solo dell’Ue,  all’Autorità Nazionale, alle istituzioni e Ong palestinesi; e alle loro reazioni deridenti nei libri di testo scolastici che ignorano l’esistenza dello Stato di Israele  e rappresentano l’estensione territoriale della Palestina dal Mediterraneo al fiume Giordano.  

Se ne pagano le conseguenze:  ultimo in ordine di tempo è l’oltraggio al genere umano per lo stupro e le violenze inenarrabili alle donne, non soltanto israeliane, ma di varia nazionalità, stuprate e picchiate dai miliziani di Hamas, il 7 ottobre, che sono state  ignorate nelle manifestazioni in varie città del mondo (e in Occidente in particolare) nella giornata del 25 novembre contro la violenza alle donne.

Si dirà che nelle ultime operazioni militari israeliane a Gaza non sono stati risparmiati gli ospedali e la popolazione civile, bambini specialmente, e che non pochi ebrei ortodossi o estremisti hanno agito contro civili palestinesi nelle colonie della Cisgiordania. Assistiamo al riesplodere delle polemiche accusatorie, quando era scontato prevedere che la reazione di Israele alla disumana aggressione di Hamas del 7 ottobre non poteva non avere una furiosa reazione da parte di chi fa, non del perdono e dell’amore, una divisa, ma della rappresaglia, del “dente per dente”, addirittura un principio da rispettare. Non dimenticando che il proliferare in Cisgiordania degli insediamenti israeliani è una conseguenza delle tre guerre scatenate e perdute dai paesi arabi contro Israele e dei falliti tentativi della diplomazia mondiale, nonché di due presidenti Usa, di instaurare la pace e la coesistenza di due popoli in due Stati per gli “storici” rifiuti di ogni compromesso da parte di Arafat e della leadership palestinese.

Così non può non constatarsi l’affievolimento delle speranze di pace, il riesplodere  nel mondo dell’odio antiebraico (il direttore di Radio Maria ha affermato di intravvedere in esso “un segno dell’Apocalisse” premonitore di un attacco satanico al cristianesimo), l’impegno della diplomazia occidentale volto a scongiurare una terza guerra mondiale, la riaffermazione del dovere degli estremisti musulmani, non solo dei fondamentalisti di Hamas,  sull’obbligo dell’islam di instaurare la fede musulmana su Roma e ogni terra dell’universo conquistata “per sempre” nella “santa jihad” partendo dalla Sicilia, dalla Francia, dai Balcani e da Vienna. In singolare - qualcuno ipotizza deliberata - concordia con gli obiettivi politico-strategici-religiosi di Mosca in Europa; in pratica l’asservimento agli interessi del regime putiniano che ha tratto indubbio vantaggio dal riesplodere della controversia israelo-palestinese facendo passare in secondo piano, soprattutto sui media, l’aggressione all’Ucraina, la sua invasione e devastazione, il suo persistente “martirio” voluto dai russi. Ucraina che ha fatto solitaria memoria, l’ultimo sabato di novembre, dell’Holodomor, ovvero dello sterminio per fame di parecchi milioni di suoi contadini deciso da Stalin negli anni Trenta del vicino Novecento.