a cura di Benedetta Frigerio
  • Cadute le accuse infondate

Filippine. Prosciolti i vescovi arrestati nel luglio del 2019

Quattro vescovi, un sacerdote e un religioso accusati a luglio nelle Filippine, insieme ad altre persone, di incitamento alla sedizione e calunnie online sono stati prosciolti dal Dipartimento di Giustizia per mancanza di prove. Erano ritenuti responsabili, tra l’altro, di un video diffuso su internet che accusava il presidente Rodrigo Duterte e la sua famiglia di coinvolgimento nel traffico illegale di droghe. Altre 11 persone, tra le quali due sacerdoti, padre Flaviano Villanueva e padre Albert Alejo, sono invece state rinviate a giudizio. La Chiesa filippina paga così la sua ferma critica alle politiche repressive del governo che la hanno resa invisa al presidente. Raggiunto l’11 febbraio dall’agenzia AsiaNews, Monsignor Jose Elmer Imas Mangalinao, vicepresidente del Comitato permanente per gli affari pubblici della Conferenza episcopale filippina, ha detto  di aver raccolto con sollievo il “dono felice” del proscioglimento: “il Signore ha difeso la verità che abbiamo professato sin dall’inizio di questa vicenda. Dalle nostre spalle è stata tolta una grande croce”. Monsignor Mangalinao ha precisato che la Chiesa filippina non cerca lo scontro con il governo, ma “anche se questo può portare a un confronto diretto, noi non smetteremo mai di esprimere le nostre opinioni in materia di fede, diritti umani, tutela della vita, ambiente e patrimonio culturale delle popolazioni indigene”. Monsignor Mangalinao infine ha invitato tutti a pregare per i sacerdoti della Chiesa filippina e a sostenerli nelle loro battaglie per il bene del paese. La Conferenza episcopale si era immediatamente schierata a difesa dei sacerdoti e dei vescovi denunciati definendo le accuse “oltre ogni immaginazione”.