• LA COMMEMORAZIONE

Fedeli defunti, si prega per loro perché il Purgatorio c’è

La Chiesa ci ricorda di pregare per quei morti che devono ancora scontare la loro pena in Purgatorio. Un luogo che non è un’invenzione medievale, ma la cui verità risulta già dall’Antico Testamento (e poi dal Nuovo) e dai primi secoli cristiani, vedi il diario di santa Perpetua del 203. Se si prega e si offrono Messe per i defunti è perché li si ritiene in Purgatorio, e li si vuole aiutare a giungere al più presto alla visione beatifica.
PRONTI ALLA MORTE, di T. Scandroglio

Il 2 novembre è la commemorazione di tutti i fedeli defunti. La Chiesa ci ricorda di pregare per i morti che, in attesa di andare in Paradiso, devono scontare la pena in Purgatorio. Questa loro condizione è dovuta al fatto che i peccati mortali che la persona ha confessato durante la sua vita terrena sono già stati rimessi in quanto alla colpa, e questo gli ha evitato l’Inferno, mentre la pena derivante dal peccato va ancora espiata. Certamente si possono limitare le pene del Purgatorio se durante la vita si fanno opere riparatorie: preghiere, Sante Messe, sacrifici volontari offerti in riparazione dei propri peccati e le indulgenze applicate a sé stessi. Tutto ciò che però non siamo riusciti ad espiare su questa terra resta da farlo nell’altra vita, appunto in Purgatorio.

Ma cos'è il Purgatorio? Una favola per far star buoni i bambini? Un'invenzione del Medioevo come dice qualcuno? Niente affatto, la verità del Purgatorio risulta dalla Bibbia, addirittura già dal Vecchio Testamento. Da sempre la Chiesa ne afferma l’esistenza mettendo in guardia dalle pene tutt’altro che leggere che esso comporta.

Facciamo un breve excursus iniziando dalla morte di Aronne. In tale occasione vennero offerti sacrifici per un mese intero. Quindi se è possibile offrire sacrifici per un defunto, vuol dire che il defunto può espiare le conseguenze dei suoi peccati, grazie ai sacrifici dei vivi, anche dopo la morte.

Nel capitolo 12 del Secondo Libro dei Maccabei si narra che Giuda Maccabeo, dopo un'importante battaglia, si accorse che sotto la tunica di ciascun caduto vi erano oggetti idolatrici: fu così che decise di pregare affinché Dio perdonasse il peccato di quei soldati. Inoltre Giuda Maccabeo fece fare una colletta e la inviò a Gerusalemme affinché fosse offerto un sacrificio espiatorio. Questo vuol dire che vi era la convinzione che si potesse pregare per i defunti, il che vuol dire anche che si era convinti che nell’aldilà ci fosse un “luogo” di espiazione. Anche nel Nuovo Testamento si trovano testimonianze preziose dell’esistenza del Purgatorio.

Mi piace qui ricordare un episodio tratto dal diario di santa Perpetua che fu martirizzata a Cartagine nel 203. Mentre si trovava in prigione, Perpetua ebbe una duplice visione. Nella prima vide suo fratello Dinocrate che era morto a sette anni. Perpetua vide il suo fratellino uscire “da un luogo tenebroso dove vi era molta altra gente; era accaldato e assetato, sudicio e pallido. Il volto era sfigurato dalla piaga che l’aveva ucciso”. Perpetua vide suo fratello che cercava, senza riuscirci, di bere ad una piscina e con ciò capì che Dinocrate stava soffrendo. Impietosita da questa visione, pregò per l’anima del suo fratellino. Il Signore ascoltò le sue preghiere e in una seconda visione vide Dinocrate perfettamente guarito, in grado di bere, capace di giocare come fanno tutti i bambini. Interpretando questa seconda visione, Perpetua scrisse: “Mi svegliai e compresi che la pena gli era stata rimessa”. Come si vede, già nei primi secoli, i santi erano certi della realtà del Purgatorio.

Anche da altri episodi possiamo essere certi di cosa insegnava da subito la Chiesa. Nel II secolo, un vescovo dell’Asia Minore di nome Abercio compose prima di morire il suo epitaffio, che dice: “Queste cose dettai direttamente io, Abercio, quando avevo precisamente settantadue anni di età. Vedendole e comprendendole, preghi per Abercio”. Anche un antico autore cristiano, Tertulliano, scrisse: “Nel giorno anniversario facciamo preghiere per i defunti”. E sant’Agostino: “Non si può negare che le anime dei defunti possono essere aiutate dalla pietà dei loro cari ancora in vita, quando è offerto per loro il sacrificio del Mediatore [cioè la S. Messa], oppure mediante elemosine”.

È evidente che se si prega e si fanno dire Messe per i defunti è perché li si considerano in Purgatorio perché se fossero in Paradiso non avrebbero bisogno di nulla, avendo la gioia eterna della visione beatifica. Mentre se fossero all’Inferno nulla potrebbe dargli sollievo a causa della pena eterna.

L’esistenza del Purgatorio è quindi una certezza della nostra bella Fede cattolica. Ma adesso ci si potrebbe chiedere: ma quanto sono gravi le pene del Purgatorio? Certamente queste pene non sono cosa da poco. Potrebbe innescarsi questa tentazione soprattutto tra i pigri: “Beh, forse per la mia vita mediocre non andrò subito in Paradiso, mi accontento di fare un po’ di Purgatorio”. Questo mirare al ribasso si traduce però in catastrofe. Se si mira al Paradiso, c’è speranza di andare in Purgatorio, ma se si mira al Purgatorio si rischia seriamente di scivolare piano piano all’Inferno. Come avviene per gli scolari: se si mira all’otto, c’è la speranza di arrivare alla sufficienza, ma se si mira direttamente alla sufficienza, il rischio bocciatura è tutt’altro che ipotetico.

E le pene del Purgatorio sono tutt’altro che leggere. Sono due: del danno, alle anime viene ritardata la visione di Dio; e del senso, le anime sono punite con il “fuoco” corporeo. Scrisse sant’Agostino: “Colui che invecchiò nel peccato, impiegherà maggior tempo ad attraversare quel fiume di fuoco e, nella misura della sua colpa, la fiamma accrescerà il castigo”. E sant'Alfonso Maria de’ Liguori ha affermato che il fuoco che brucia i dannati all’Inferno è lo stesso che purifica gli eletti nel Purgatorio: l’unica differenza è che il primo dura in eterno, mentre il secondo è temporaneo.

Ovviamente bisogna anche considerare che nel Purgatorio ci sono anche delle gioie. Innanzi tutto, la certezza della salvezza eterna, che nella vita terrena neanche i buoni hanno, come ci testimonia la vita di molti santi che, nonostante l’evidente santità, non si ritenevano degni del Paradiso. Poi, il fatto che è impossibile peccare, mentre finché siamo in vita non si sa se si cadrà in peccato. In Purgatorio invece abbiamo la certezza di poter amare per sempre il Signore, senza più offenderlo. Inoltre le anime sante del Purgatorio hanno la consolazione delle nostre preghiere, sofferenze offerte e le indulgenze lucrate per loro, che alleviano, abbreviano o addirittura eliminano totalmente le pene.

Per questo non possiamo "abbandonare" i nostri cari che potrebbero essere nel Purgatorio ed è molto bello lucrare per loro l'indulgenza plenaria. Questo è possibile ogni anno dalle 12.00 del 1° novembre a tutto il 2 novembre per coloro che visiteranno una chiesa oppure il camposanto dal 1° all’8 novembre ovviamente rinunciando totalmente al peccato anche veniale e poi con le solite condizioni che sono fare la Comunione, pregare secondo le intenzioni del Sommo Pontefice (ad esempio, un Padre nostro e un’Ave Maria) e confessarsi anche non nel giorno stesso, ma un po’ di tempo prima o dopo. L’anno scorso la Penitenzieria Apostolica, a causa delle difficoltà di spostamento poste dalle autorità pubbliche con la scusa della pandemia da Covid, stabilì che la possibilità di lucrare le indulgenze per i defunti fosse prorogata per tutto il mese di novembre. Anche quest’anno tale possibilità è stata confermata. Approfittiamone abbondantemente, i nostri cari ce ne saranno grati e una volta in Paradiso si ricorderanno di noi e ci renderanno il favore che gli abbiamo fatto abbreviando le loro sofferenze attuali.

* Sacerdote

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