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Farmaci gratis ai trans, uno schiaffo a verità e salute

Diventano a carico della sanità pubblica i farmaci ormonali per coloro che si identificano come trans. A stabilirlo due determine dell’Aifa pubblicate il 30 settembre (ma risalenti al 23), quasi in contemporanea con una decisione simile dell’Emilia Romagna. Provvedimenti che sono un’offesa ai malati veri e che recheranno danni alle stesse persone per le quali sono stati pensati

Diventano a carico della sanità pubblica, dunque di tutti i contribuenti, i farmaci ormonali per le persone che si identificano come trans. Prima la notizia riguardante l’Emilia Romagna. Poi - a stretto giro - quella sulla decisione dell’Aifa, valida per l’intero Paese, pubblicata il 30 settembre in Gazzetta Ufficiale (e con effetto dal giorno successivo), ma con le relative determine aventi la data del 23 settembre. Un uno-due, letteralmente, micidiale, che è stato salutato dalle associazioni Lgbt come una “rivoluzione”.

Partiamo dall’Agenzia italiana del farmaco. Si tratta di due differenti determine, una pensata per le donne e l’altra per gli uomini che non si sentono più tali. Nella prima si stabilisce che «i medicinali testosterone, testosterone undecanoato, testosterone enantato, esteri del testosterone» sono «erogabili a totale carico del Servizio sanitario nazionale per l’impiego del processo di virilizzazione di uomini transgender [biologicamente femmine, ndr], previa diagnosi di disforia di genere/incongruenza di genere formulata da una equipe multidisciplinare e specialistica dedicata».

La seconda determina è speculare alla prima, cambiando solo il sesso di riferimento e i prodotti da assumere: «I medicinali estradiolo, estradiolo emiidrato, estradiolo valerato, ciproterone acetato,   spironolattone, leuprolide acetato e triptorelina» diventano a totale carico dell’Ssn «per l’impiego nel processo di femminilizzazione di donne transgender [biologicamente maschi, ndr]». Da notare che l’Arcigay dell’Emilia Romagna, attraverso il coordinatore Marco Tonti, esulta anche per l’uso ufficiale della parola “transgender” nella determina nazionale dell’Aifa, che «contribuisce a superare una situazione normativa che considera ancora purtroppo la chirurgia il punto di riferimento principale». In pratica, questi farmaci potranno essere ricevuti gratuitamente sia durante il cosiddetto “periodo di transizione” (in cui gli ormoni iniziano a cambiare le caratteristiche secondarie del corpo) sia nel caso in cui la persona decida di proseguire l’opera di stravolgimento, sottoponendosi a un intervento chirurgico.

Sebbene il danno riguardi quindi l’intero territorio nazionale, vale la pena spendere qualche altra parola sull’Emilia Romagna. Ricordate la legge regionale sull’“omotransnegatività” (neologismo, alla fine, sostituito nel titolo) approvata lo scorso anno nel cuore di una notte d’estate? Ebbene, è per dare seguito alle indicazioni generali di quella legge che la Giunta Bonaccini ha deciso il 30 settembre (poco prima che le determine dell’Aifa divenissero di dominio pubblico) di erogare gratuitamente i farmaci alle persone «con disforia di genere».

Nella decisione della Giunta di centrosinistra si cita infatti l’articolo 5 della suddetta legge, che nei primi due commi prevede: «1. Il Servizio sanitario regionale, i servizi socio-assistenziali e socio-sanitari sostengono e promuovono iniziative di informazione, consulenza e sostegno sulle tematiche specifiche che coinvolgono le persone gay e lesbiche, transessuali, transgender e intersex. Le medesime iniziative sono offerte ai genitori e alle famiglie. 2. La Regione promuove gli interventi di cui al presente articolo in coerenza con il Piano sociale e sanitario regionale, con il Piano regionale per la promozione della salute e prevenzione e con gli altri strumenti di programmazione e pianificazione di settore».

L’attuale questione dei farmaci ci dice dunque che la Scalfarotto-Zan all’emiliana continua a dare i suoi frutti, non esattamente benefici. «Le terapie ormonali sostitutive gratuite per “cambiare sesso”? Si tratta di una scelta meramente ideologica ed è gravissimo il fatto che possano essere coinvolti anche i minori», ha commentato giustamente Maura Catellani, consigliere regionale della Lega. La decisione della Regione Emilia Romagna va cioè nel senso opposto al «diritto alla salute» e all’«orizzonte di civiltà» di cui ha parlato, con toni trionfali, la vicepresidente Elly Schlein.

La situazione è tanto più assurda se si pensa che periodicamente le cronache riferiscono di tagli ai fondi per la cura di malattie (vere), disabilità e altre necessità sanitarie degli italiani. Ricordiamo che anche la gestione del Covid-19 è stata resa più difficile - vedi per esempio il ridotto numero di posti letto - dai tagli alla sanità fatti dai governi (di ogni colore politico) negli anni passati.

Provvedimenti come quelli dell’Aifa e dell’Emilia ci dicono, contro ogni buonsenso, che il corpo e il sesso biologico sono ormai trattati come una malattia. Quando, invece, è il disagio mentale legato alla mancata identificazione (molto spesso temporanea) con il proprio essere maschio o femmina che andrebbe superato e curato con competenza e compassione. Come ricorda un documento del 2016 dell’American College of Pediatricians (Acp), «la sessualità umana è un tratto biologico binario oggettivo: “XY” e “XX” sono marcatori genetici sani - non i marcatori genetici di un disturbo», mentre «la convinzione di una persona di essere ciò che non è rappresenta, nel migliore dei casi, un segnale di pensieri confusi. Quando un ragazzo biologicamente maschio e per il resto sano crede di essere una ragazza, o una ragazza biologicamente femmina e per il resto sana crede di essere un ragazzo, c’è un problema psicologico oggettivo, che ha sede nella mente, non nel corpo, e come tale dovrebbe essere trattato».

È noto che nella popolazione “trans” sono altissime le percentuali di problemi piscologici, tentativi di suicidio, Aids, ecc. E ciò non dipende certo, come sostiene la vulgata dominante, dalla presunta “transfobia”, ma dal rifiuto della sapienza creatrice di Dio. Rifiuto spesso originato da cause dolorose (come testimoniano ex gay ed ex trans, rinati grazie a Gesù) ed esacerbato dall’odierna società dei “diritti”, che pretende di rimediare fornendo risposte sbagliate.