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Ed ora Draghi sdogana direttamente l'obbligo vaccinale

Il premier Mario Draghi, in conferenza stampa, ha fugato i dubbi residui. Si va verso l’obbligo vaccinale e verso la terza dose, “Aifa ed Ema permettendo”, ha chiarito il Presidente del consiglio. Fin da subito, però, verrà esteso ad altri settori lavorativi, pubblici e privati, l’obbligo del green pass

Mario Draghi

Che la linea fosse tracciata era evidente. Ieri il premier Mario Draghi, in conferenza stampa, ha fugato i dubbi residui. Si va verso l’obbligo vaccinale e verso la terza dose, “Aifa ed Ema permettendo”, ha chiarito il Presidente del consiglio. Fin da subito, però, verrà esteso ad altri settori lavorativi, pubblici e privati, l’obbligo del green pass. Nelle ultime 48 ore è salita la tensione nella maggioranza, dopo che, in Commissione affari sociali della Camera, la Lega aveva votato contro l’obbligo del certificato verde, in sintonia con Fratelli d’Italia ed ex grillini.

Matteo Salvini ha chiesto di rivedere l’obbligo del green pass, che considera discriminatorio nei confronti di alcune categorie di cittadini, e ha rilanciato la richiesta di tamponi gratuiti e test salivari per ottenere il certificato verde. Ma il premier lo ha indirettamente bacchettato e ha lasciato intendere che non asseconderà le sue richieste sul green pass: «L’orientamento è sì, verrà esteso. Per decidere esattamente quali sono i passi da compiere e i settori che dovranno averlo prima, faremo una cabina di regia come chiesto dal senatore Salvini. La direzione è quella. La cabina di regia ci sarà perché dobbiamo decidere tante cose, tra cui l’estensione del green pass: a chi, non se. E quanto svelti». Nel mirino sembra ci siano le pubbliche amministrazioni, per le quali l’obbligo potrebbe scattare tra qualche settimana.

Per ora, però, le imminenti priorità dell’esecutivo sembrano altre: arrivare a vaccinare l’80% della popolazione entro il 30 settembre e, soprattutto nel mondo della scuola, raggiungere la quasi totalità della copertura. Il premier ha fatto sapere che il 91,5% degli insegnanti e del personale scolastico ha già ricevuto almeno una dose di siero, ma ha sottolineato che bisogna fare ancora di più e ha quindi rinnovato l’invito a vaccinarsi. Uno spiraglio lo ha aperto il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, prospettando la possibilità di un allentamento delle misure negli ambienti scolastici: «Nelle classi in cui tutti gli studenti sono vaccinati si potrà togliere la mascherina». 

Ma Draghi nulla ha detto sulle innumerevoli contraddizioni delle norme vigenti in materia di contrasto alla pandemia. Se si sale su un treno a lunga percorrenza bisogna esibire il green pass, ma il personale di bordo deputato al controllo della validità del certificato verde non è tenuto ad averlo. Stessa cosa su un aereo o a bordo di un traghetto. Per consumare il pasto in una mensa aziendale è obbligatorio il green pass, ma chi serve i pasti non è tenuto ad averlo. E, paradosso dei paradossi, sul posto di lavoro non è obbligatorio il certificato verde e dunque si può lavorare per tante ore al giorno a stretto contatto tra colleghi, ma non si può andare per mezz’ora in mensa senza green pass.

Tutte queste anomalie alimentano sfiducia e rendono ancora più incomprensibili le misure adottate. Tanto più perché i dati della pandemia, diffusi quotidianamente in modo algido e senza argomentazioni a supporto, non fotografano in alcun modo l’andamento del virus e non distinguono per tipologia i contagi e i ricoveri. E’ un vizio antico quello della contabilità sommaria e anonima in materia di Covid, che ha alimentato una narrazione distorta e fuorviante, contribuendo a disinformare anziché a rendere l’opinione pubblica effettivamente consapevole degli effetti del virus.

Come detto, però, il senso della conferenza stampa di ieri di Draghi è il giro di vite e la probabile introduzione dell’obbligo vaccinale e della terza dose. «Quando Ema e Aifa riconosceranno il vaccino come farmaco tout court, superando quindi l’attuale fase emergenziale, si andrà verso l'obbligo vaccinale», ha dichiarato il premier. Nel frattempo, la terza dose di siero verrà somministrata da fine settembre a chi ha una risposta immunitaria fragile.

Nulla, invece, sulla valorizzazione e implementazione delle terapie domiciliari. Si continua a puntare tutto su vaccinazione e ospedalizzazioni, ma non si prevengono fino in fondo i rischi di nuove ondate che potrebbero arrivare con l’apertura delle scuole, la revoca dello smart working in molte realtà lavorative e l’assalto quotidiano ai mezzi pubblici nelle ore di punta. Moltissimi casi di Covid potrebbero essere curati a casa, evitando di alimentare il terrore e il delirio emergenziale che nell’ultimo anno e mezzo hanno prodotto lockdown e paralisi delle attività. Dopo un anno e mezzo qualcuno dimostrerà di aver capito la lezione?

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