• DAGLI USA

E Weigel dà del vandalo a Paglia

«I vandali saccheggiano Roma di nuovo». Un titolo inequivocabile che ben spiega la dura requisitoria di George Weigel, biografo di Giovanni Paolo II, nei confronti di coloro che stanno distruggendo l'eredità dell'Istituto Giovanni Paolo II su matrimonio e famiglia.

George Weigel

George Weigel, biografo di Giovanni Paolo II, uno dei più noti intellettuali e commentatori cattolici americani ha pubblicato un articolo sferzante sui lavori in corso all’Istituto Giovanni Paolo II e dintorni. Lo scrittore statunitense si chiede: “C'è un cappello rosso nel futuro dell'arcivescovo Vincenzo Paglia? Se è così, sarà come una ricompensa per aver gambizzato studiosi con impeccabili credenziali accademiche e probità personale, profondamente amati dai loro studenti”.

Il titolo dell’articolo, pubblicato da Catholic World Report, è altrettanto bruciante: “I vandali saccheggiano Roma…di nuovo”. Ed è giustificato dall’incipit: “Un esercizio di crudo vandalismo intellettuale è in corso a Roma dal 23 luglio: quello che era originariamente noto come il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per il matrimonio e la famiglia è stato perentoriamente ma sistematicamente privato dei suoi professori più illustri, e i suoi corsi centrali di teologia morale sono stati cancellati. Allo stesso tempo, accademici noti per essere contrari all'insegnamento di Humanae Vitae, sui mezzi appropriati per regolare la fertilità, e all'insegnamento di Veritatis Splendor sugli atti intrinsecamente malvagi vengono nominati per insegnare all'Istituto ristrutturato, che è ospitato presso la Pontificia Università Lateranense – l’istituto di istruzione superiore del papa. Milleseicento e nove anni dopo il primo sacco vandalico di Roma, i vandali ci sono di nuovo; anche se questa volta il vandalo principale indossa lo zucchetto di un arcivescovo”.

“C'è una storia qui, e vale la pena rivisitarla” per far capire gli antefatti in maniera più chiara, scrive Weigel; e spiega che la divisione reale dopo il Concilio Vaticano II è stata quella fra “due gruppi di teologi riformisti precedentemente alleati, un gruppo dei quali sembrava determinato ad abbracciare la modernità intellettuale e i suoi vari scetticismi in pieno; mentre l'altro era impegnato a dare fondamento a un'autentica riforma cattolica fondando lo sviluppo teologico nella Chiesa tradizione vivente”. Questa sarà la "Guerra della successione conciliare", di cui Weigel parlerà in un prossimo libro, “L'ironia della storia cattolica moderna”. Una guerra che avrà, e  ha avuto, conseguenze reali nella vita della Chiesa cattolica.

Questo scontro, secondo l’autore cattolico, “ha portato allo sviluppo del trimestrale teologico internazionale, Communio, come contrappunto all'ultra progressista Concilium. Ha portato alla fondazione di Ignatius Press e al grande rinnovamento della teologia anglofona influenzata da Henri de Lubac e Hans Urs von Balthasar. Ha portato a battaglie per il controllo delle facoltà nei dipartimenti di teologia di tutto il mondo. E, dopo un decennio e mezzo di contese, portò all'elezione di Karol Wojtyła, che come Giovanni Paolo II avrebbe nominato Joseph Ratzinger Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede”.

La resistenza al magistero di Giovanni Paolo II (un magistero influenzato, ovviamente, dall'allora cardinale Ratzinger) fu profondamente “radicata e aspra tra quei progressisti autodidatti che immaginavano di aver vinto la Guerra di Successione Conciliare e tuttavia improvvisamente si ritrovarono, dopo il secondo conclave del 1978, tagliati fuori nel grande gioco della politica ecclesiastica - anche se continuarono a mantenere una presa salda sulla maggior parte delle nomine di facoltà teologiche e su molte pubblicazioni teologiche”. 

Come reagì Giovanni Paolo II? Non eliminò le facoltà progressiste delle università romane. “Piuttosto, la sua strategia fu quella di incoraggiare fondazioni più nuove e dinamicamente ortodosse come la Pontificia Università della Santa Croce (ora, probabilmente, la più interessante dal punto di vista intellettuale delle scuole romane) e creare nuovi istituti di istruzione superiore nelle università esistenti”.

Secondo Weigel, che lo conosceva bene, Giovanni Paolo II aveva un obiettivo:  “Favorire il genuino rinnovamento della teologia cattolica secondo la mente del Vaticano II - e non secondo le menti di Immanuel Kant, G.W.F. Hegel, Ludwig Feuerbach e Karl Marx”. Papa Wojtyla era  “tranquillamente fiducioso che una buona coniazione - una buona teologia - alla fine avrebbe scacciato una cattiva coniazione etica, poiché quest'ultima mandava in rovina la vita umana e conduceva la gente nella confusione e nella miseria”.

Per Weigel l'Istituto per il matrimonio e la famiglia di Giovanni Paolo II fu il perno di questo sforzo per creare alternative vibranti all’insegnamento della teologia cattolica moderna che era diventata sempre più bizzarra, fino a quando Giovanni Paolo II arrivò al soglio di Pietro. “E nei suoi primi decenni di lavoro, l’Istituto Giovanni Paolo II fece esattamente ciò che il suo fondatore papale voleva che facesse: aiutò a favorire un rinascimento della teologia morale cattolica, recuperando e sviluppando la tradizione dell'etica della virtù, esplorando con cura e compassione le questioni spesso aggrovigliate del vivere l'amore casto in varie vocazioni, e creando un gruppo di teologi morali in tutto il mondo che desideravano che il loro lavoro intellettuale aiutasse a convertire i mondi tardo-moderni e post-moderni, piuttosto che assecondare la tarda modernità e la post-modernità mentre si dirigevano verso la decadenza e l'incoerenza”.

L'Istituto Giovanni Paolo II a Roma, in quanto fulcro di numerosi istituti affiliati in tutto il mondo, è stato uno strumento chiave per approfondire l'accoglienza da parte della Chiesa dell'enciclica di Giovanni Paolo sulla riforma della vita morale, “Veritatis Splendor”. “E questa fu l'offesa che coloro che, con loro grande sorpresa e rabbia, stavano perdendo la Guerra di Successione Conciliare, non avrebbero tollerato. Perché se il loro progetto doveva essere ripreso, Veritatis Splendor e il suo insegnamento sulla realtà degli atti intrinsecamente malvagi dovevano scomparire” .

Weigel a questo punto non modera i termini. “Quindi questi uomini testardi e, a quanto pare, spietati, aspettavano il loro tempo. Negli ultimi anni hanno continuato a perdere ogni serio dibattito sulla natura della vita morale, sulla moralità della vita coniugale, sulla disciplina sacramentale e sull'etica dell'amore umano; e i più intelligenti tra loro lo sanno, o almeno temono che sia così. Quindi, in una bizzarra ripetizione della purga antimodernista delle facoltà teologiche che seguì l'enciclica Pascendi del 1907 di Pio X, ora hanno abbandonato il dibattito e fatto ricorso a bullismo e forza bruta per ottenere ciò che non erano riusciti ad avere con il dibattito e la persuasione accademica”.

Lo scrittore americano descrive le decisioni della scorsa settimana come una “indecorosa resa dei conti” e dubita che l’Istituto Giovanni Paolo II rinnovato avrà qualche somiglianza con ciò che Giovanni Paolo II voleva che fosse. “150 studenti dell'Istituto hanno firmato una lettera dicendo che i cambiamenti in atto distruggeranno l'identità e la missione dell'istituto; nelle attuali circostanze romane, hanno circa le stesse possibilità di essere ascoltati di quante ne ebbe il maresciallo Mikhail Tukhachevsky durante la purga di Mosca nel 1937-38”.

Naturalmente Weigel trova ironico all’estremo che “questi atti stalinisti di brigantaggio intellettuale contro l'eredità teologica e pastorale di papa San Giovanni Paolo II siano stati compiuti dall'arcivescovo Vincenzo Paglia, che nel 2017 è venuto all'attenzione internazionale per aver commissionato un affresco omoerotico nell'abside della cattedrale di Terni”.  

Weigel illustra l’ascesa di Paglia, prima con Giovanni Paolo II, e adesso con papa Bergoglio in termini non elogiativi: “chierico ambizioso” che ha praticato “anni di sicofantia”.  “La nomina di Paglia a Gran Cancelliere dell'Istituto Giovanni Paolo II - una posizione per la quale non aveva e non ha qualifiche riconoscibili - fu sconcertante quando accadde due anni fa. Ma ora anche questo viene messo a fuoco: si sta comportando esattamente come coloro che hanno manipolato i Sinodi del 2014, 2015 e 2018, vale a dire un'altra cabala di chierici ambiziosi (e, francamente, non così brillanti) che hanno perso continuamente i dibattiti e poi hanno cercato una compensazione con la brutalità e le minacce”.

La descrizione del clima vaticano di Weigel è dirompente, ma accurata: parla di un'atmosfera solforosa, febbrile ed estremamente cattiva, con più di un soffio di panico. Nota che “Questo non è il modo in cui le persone si comportano quando credono di essere al potere fermamente, e che probabilmente rimarranno tali. Chi ama immaginare di aver preso il sopravvento nella Guerra della successione conciliare teme il futuro? Loro dovrebbero. Perché, come sapeva Giovanni Paolo II, la verità vincerà sempre, anche se ci vorrà del tempo, perché l'errore è senza vita e ottenebrante”.