• EDITORIALE

E meno male che erano tecnici

Conti sbagliati, stime inattendibili, emendamenti privi di relazione tecnica. Il giudizio della Corte dei Conti sull'ultimo quadrimestre del governo Monti è impietoso, ma desta qualche timore il fatto che le misure per la crescita sono oggi affidate alle stesse persone.

Mario Monti

Ce l’avevano raccontata proprio bella la storia del Governo Monti. Nato per salvare l’Italia, per restituirle credibilità internazionale, per risanare i conti pubblici, per onorare l’impegno del pareggio di bilancio inserito in Costituzione. E via di questo passo.

La realtà di quel Governo, la racconta ora la Corte dei Conti. L’organo di controllo giurisdizionale si è riunito lo scorso 2 maggio e ha prodotto una “Relazione sulla tipologia delle coperture adottate e sulle tecniche di quantificazione degli oneri relative alle leggi pubblicate nel quadrimestre settembre - dicembre 2012”. Da leggere, dall’inizio alla fine. In sintesi, la Corte rileva: il frequente rinvio a provvedimenti secondari di attuazione; continue variazioni di leggi anche recenti, con riflessi sull’attendibilità delle stime circa gli effetti finanziari recati dalle norme; approvazione di emendamenti privi della relazione tecnica o per i quali la relazione tecnica risulta essere stata vistata negativamente dal Ministero dell’economia; utilizzazione a fini di copertura di cespiti, come i proventi dei giochi e le accise sugli idrocarburi, il cui gettito è calante e le cui stime appaiono per conseguenza non affidabili; impiego in modo improprio di fondi di tesoreria per coprire oneri di bilancio.

La Corte si è soffermata, in particolare, su due provvedimenti: la legge n. 213, che contiene disposizioni di carattere ordinamentale, quali quelle sui controlli della Corte dei conti sugli enti locali e sui costi della politica, e istituisce un Fondo rotativo per sostenere gli enti locali in dissesto finanziario; la legge n. 221 in materia di sviluppo (la terza dell’anno); e la cosiddetta legge di stabilità per il 2013.

Il decreto sviluppo viene definito un “provvedimento disorganico”, che contiene i più disparati interventi; molti emendamenti approvati in sede parlamentare sono privi di relazione tecnica o registrano un visto negativo. Le norme di carattere fiscale non recano tetti massimi alle minori entrate da esse generate e risultano prive di clausole di salvaguardia (per fronteggiare un minor gettito più marcato rispetto alle stime); generalmente, nelle relative valutazioni d’impatto, si trascura di considerare l’effetto della singola agevolazione sugli andamenti di settori correlati.

Relativamente alla legge di stabilità 2013 – un unico articolo di 561 commi, che pone le basi per la previsione economico-finanziaria dell’anno in corso – la Corte si sofferma sul piano ordina mentale e la “smantella”: “non realizza la manovra – si legge nella relazione - collocata o anticipata com’è nei decreti-legge e finisce con lo svolgere o un ruolo attuativo di decisioni già prese o meramente distributivo di risorse raccolte. Inoltre essa risulta calibrata essenzialmente sul primo anno, senza un respiro pluriennale; l’estrema eterogeneità dei suoi contenuti, non si pone in linea con le prescrizioni della legge di contabilità, che ne prevede un contenuto snello e di manovra”.

Sulle disposizioni di carattere fiscale, la Corte afferma che “il profilo della quantificazione degli oneri è decisamente da migliorare, soprattutto per gli aspetti tributari” e segnala, rispetto alla valutazione della tassa sulle transazioni finanziarie (cd. Tobin tax), che “le previsioni di gettito sembrano ottimistiche”.

I “nodi” vengono sempre al pettine. In questo caso i “nodi” di un Governo nato contro la volontà popolare, che si è distinto per il suo contributo all’impoverimento della società italiana. La chiusura di centinaia di imprese al giorno, la disoccupazione, specie giovanile, che dilaga, l’impegno a pagare per i prossimi vent’anni gli interessi sul debito pubblico, ne sono la prova. Il giudizio su quel Governo è ora “certificato” da un organo terzo, che boccia proprio le parti tecniche.

Resta un punto, che è politico e che riguarda l’attualità, che non si può non rilevare. Corresponsabili dell’azione di quel Governo, così ben descritta dalla Corte dei Conti, sono i principali partiti che l’hanno sostenuto. Quegli stessi partiti l’hanno poi liquidato e sostituito con un accordo di “larghe intese”, senza dire una parola sull’esperienza passata. Ci si è limitati a sostenere che ora si tratta di affrontare un’altra “fase”. Quella della crescita. Nonostante i seminari che svolgono all’interno di Monasteri, la domanda che viene spontanea è: chi ha concorso a produrre queste macerie, sarà in grado di occuparsi della crescita?