• LE CANONIZZAZIONI

Da Newman a Giuseppina Vannini, la Chiesa ha 5 nuovi santi

Ieri mattina, in piazza San Pietro, papa Francesco ha presieduto il rito della canonizzazione del cardinale John Henry Newman (significativa la presenza del principe Carlo), convertitosi dall’anglicanesimo, di Giuseppina Vannini, dell’indiana Mariam Thresia Chiramel Mankidiyan, della brasiliana Dulce Lopes Pontes e della svizzera Margherita Bays. Presente anche, con la sua famiglia, la donna americana miracolata grazie alle preghiere a Newman mentre era incinta.

Il cardinale John Henry Newman è santo e con lui Giuseppina Vannini, Mariam Thresia Chiramel Mankidiyan, Dulce Lopes Pontes e Margherita Bays. Ieri mattina, in piazza San Pietro, papa Francesco ha presieduto il rito della canonizzazione dei cinque beati.

LA FONDATRICE DELLE FIGLIE DI SAN CAMILLO

Giuseppina Vannini è l’unica italiana, romana per la precisione. Dopo mille difficoltà nella vita consacrata per via della sua gracile salute, decisivo fu l’incontro con padre Luigi Tezza. Insieme a lui, fondò la Congregazione delle Figlie di San Camillo e si distinse per il servizio offerto agli infermi durante tutta la sua esistenza.

MARGHERITA BAYS E LA POTENZA DELLA PREGHIERA

Di nazionalità svizzera invece Margherita Bays, figlia di contadini e che svolse l’attività di sarta per tutta la vita. Alle prese con una vita familiare difficile, la terziaria francescana elvetica, come ha detto papa Francesco nella sua omelia, “ci rivela quant’è potente la preghiera semplice, la sopportazione paziente, la donazione silenziosa”.

SUOR DULCE, UN’ALTRA MADRE TERESA

Ascende agli onori degli altari anche Dulce Lopes Pontes, della Congregazione delle Suore Missionarie dell’Immacolata Concezione della Madre di Dio. Una storia, la sua, che ricorda quella di Santa Madre Teresa di Calcutta per l’impegno in favore degli ammalati e la fondazione di un ospedale ricavato dal pollaio del suo convento. Ad assistere alla canonizzazione della prima santa nata in Brasile, una delegazione ufficiale arrivata da Brasilia e guidata dal vicepresidente Mourao, ma non il presidente Bolsonaro, che all’ultimo ha preferito annullare il viaggio annunciato lo scorso luglio.

SUOR MARIAM THRESIA, SANTITÀ DALL’INDIA

Le tante bandiere con la ruota di Asoka presenti in piazza e nelle vie adiacenti sin da prima mattina segnalano i tanti indiani arrivati a San Pietro per celebrare la canonizzazione della loro connazionale Mariam Thresia Chiramel Mankidiyan. Fondatrice della Congregazione della Sacra Famiglia e considerata apostola di quest’ultima, la sua memoria nel Paese resta viva non solo fra i cattolici, ma anche fra gli indù ed è particolarmente venerata fra le coppie con problemi di fertilità.

NEWMAN, IL SANTO STIMATO DA RATZINGER (E DAL PRINCIPE CARLO)

Nella calda mattinata di ieri, tantissimi anche gli oratoriani e le suore di San Filippo Neri. Il loro confratello John Henry Newman diventa il terzo santo inglese - dai tempi dello Scisma anglicano - dopo Tommaso Moro e John Fisher. A sugellare il coinvolgimento nazionale per questo evento è arrivata anche la presenza in piazza San Pietro di Carlo, principe del Galles, che per l’occasione ha pubblicato un editoriale sull’Osservatore Romano, nel quale ha riconosciuto che “le persone di tutte le tradizioni che cercano di definire e difendere il cristianesimo si sono scoperte grate per il modo in cui egli ha riconciliato fede e ragione” e che “coloro che cercano il divino in quello che potrebbe apparire come un ambiente intellettuale sempre più ostile trovano in lui un forte alleato che ha sostenuto la coscienza individuale contro un soverchiante relativismo”.

È significativo, inoltre, che in un passaggio del suo articolo l’erede al trono dei Windsor abbia fatto accenno al clima contemporaneo di cattolicofobia, affermando che “in questo tempo in cui abbiamo assistito a fin troppi attacchi gravi da parte delle forze dell’intolleranza nei confronti di comunità e individui, tra cui molti cattolici, a ragione delle loro credenze, egli è una figura che ha difeso le proprie convinzioni malgrado gli svantaggi di appartenere a una religione ai cui seguaci era negata la piena partecipazione alla vita pubblica”.

Newman si convertì al cattolicesimo dall’anglicanesimo quando era già un famoso professore a Oxford. Fu il beato Domenico Barberi, un passionista in missione in Inghilterra, a battezzarlo all’età di 44 anni. La sua conversione fu il naturale approdo della sua continua ricerca della verità aiutata dall’obbedienza alla retta coscienza. Leone XIII gli concesse la porpora e il teologo britannico scelse come motto “Cor ad cor loquitur” (il cuore parla al cuore), una frase di San Francesco di Sales.

Fu Benedetto XVI, suo grande estimatore, a proclamarlo beato a Birmingham nel 2010. Durante il pontificato benedettino le opere del pensatore britannico vennero ulteriormente riscoperte e l'interesse innescato in quegli anni non ha conosciuto tregua fino ad oggi. Lo dimostrano, ad esempio, le pubblicazioni in uscita su di lui proprio in concomitanza con la sua canonizzazione: il volume “Il cuore parla al cuore. John Henry Newman e i Papi” della Lev, “Scorciatoie verso Dio” di Robert Cheaib per Tau (che ricorda come Ratzinger lo considerasse “il più grande personalista dai tempi di Agostino”), “Il primato di Dio e la formazione dell’uomo” edito da Scholé.

Il cardinale prediletto da Leone XIII non viene solo letto e studiato, ma continua a essere venerato dai fedeli di tutto il mondo. Lo dimostra la storia di Melissa Villalobos, una donna americana che, incinta del sesto figlio (uno l’aveva perso per un aborto spontaneo), rischiò di morire per il distacco della placenta e in piena emorragia rivolse le sue preghiere all’allora Beato inglese, pronunciando queste parole: “Per favore, cardinale Newman, ferma le perdite di sangue”. Subito dopo, la crisi si fermò e il bambino venne al mondo senza problemi. Quest’evento, ritenuto inspiegabile da una commissione medica, è stato giudicato miracoloso dalla Congregazione per le Cause dei Santi e ha consentito la canonizzazione del grande teologo. Ieri, Melissa Villalobos, il marito e i loro sette figli erano in piazza San Pietro e hanno potuto salutare papa Francesco durante la cerimonia in cui è diventato santo il ‘loro’ cardinale.

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