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SOCIAL NETWORK

Covid e vaccini, come la Casa Bianca censura

Dopo i Twitter Files i Facebook Files: una causa intentata dal Missouri permette di vedere le email che la Casa Bianca spediva ai vertici di Facebook. Durante la campagna vaccinale, con toni estremamente duri, i funzionari imponevano di oscurare gli utenti non allineati. Anche organi tecnici come il CDC partecipavano all'azione censoria. 

Attualità 24_01_2023

Lo Stato americano del Missouri ha fatto causa a Joe Biden dallo scorso agosto. Scienziati come Jay Bhattacharya e Martin Kulldorff (firmatari della Great Barrington Declaration), l’associazione New Civil Liberties Alliance e altri si sono uniti alla causa. L’accusa è la violazione del Primo Emendamento (libertà di espressione) per aver imposto la censura su Facebook, Twitter, Instagram, YouTube e altri social network, per silenziare le voci critiche alla politica anti-pandemica governativa. Invocando la legge sulla libertà di informazione, il governo ha dovuto pubblicare le email che riguardano il caso. Si tratta di una documentazione che si aggiunge alla scoperta dei “Twitter Files” che, alla fine dell’anno scorso, hanno rivelato quanto l’informazione su Twitter fosse deliberatamente manipolata su impulso della Casa Bianca, del Partito Democratico, dell’Fbi e di altre agenzie del governo. Le email pubblicate durante il caso Missouri vs Biden, invece, scoprono un altro pezzo di verità: gli ordini impartiti ai social network, soprattutto a Facebook, da parte della Casa Bianca e del Centro per la Prevenzione e il Controllo delle malattie (CDC) nel 2021, durante la campagna vaccinale.

Due sono gli aspetti particolarmente impressionanti che emergono da questa nuova documentazione. Il primo è il tono, imperioso, ultimativo, a volte intimidatorio, dell’amministrazione americana quando si rivolge ad una compagnia privata, esigendo che si comporti come un organo di informazione governativo. Il secondo è nel contenuto del materiale censurato: non incitazione alla violenza o promozione di false cure (pericolose per la salute), bensì teorie contrarie alla linea del governo, anche se provenienti da fonti autorevoli.

Robert Flaherty, direttore della Strategia Digitale della Casa Bianca, ha scritto una serie di email a Facebook esigendo (più che chiedendo) uno zelo maggiore nella lotta contro i “disinformatori”. Ad esempio, il 14 marzo 2021, mandava una email con una minaccia implicita: «State nascondendo la palla» e allegato c’era un link a un articolo del Washington Post sulla ricerca condotta da Facebook sulla "diffusione di idee che contribuiscono all'esitazione da vaccino". Il dirigente del social network provava a difendersi: «Credo che ci sia un malinteso». «Non credo si tratti di un malinteso», incalzava Flaherty. «Siamo seriamente preoccupati che il vostro servizio sia uno dei principali fattori di esitazione nei confronti dei vaccini, punto e basta. (…) Vogliamo sapere che ci state provando, vogliamo sapere come possiamo aiutarvi e vogliamo sapere che non state facendo un gioco di prestigio». Facebook gli rispondeva il 21 marzo seguente con un elenco di decisioni prese per la “rimozione della disinformazione sul vaccino” e soprattutto: “riduzione della diffusione virale di contenuti che scoraggiano la vaccinazione che non contengono disinformazione perseguibile” (corsivo nostro).

Questo è il vero salto di qualità: non è stata solo una lotta contro la disinformazione. È stata una lotta contro chi si è opposto alla linea ufficiale del governo, anche se non si trattava di disinformazione. L’obiettivo era incoraggiare la vaccinazione. Chi era contrario, anche con argomenti fondati, doveva essere almeno parzialmente oscurato.

In un’altra email molto dura, del 9 aprile 2021, sempre Flaherty scrive a Facebook parlando anche dell’informazione sul voto: «Nel contesto elettorale, avete testato e messo in atto un cambiamento algoritmico che ha promosso notizie e informazioni di qualità sulle elezioni. (…) Lo avete fatto, però, solo dopo un'elezione in cui avete contribuito ad aumentare lo scetticismo e un'insurrezione che è stata organizzata, in gran parte, dalla vostra piattaforma. E poi l'avete spento di nuovo. Voglio delle garanzie, basate sui dati, che non farete la stessa cosa anche in questo caso». Quindi Facebook, un social non un editore, un privato non un servizio pubblico, viene apertamente accusato da un funzionario governativo di non essere stato abbastanza zelante nell’imporre la censura sui contenuti, sia per le elezioni presidenziali del 2020, sia per il Covid. Con buona pace del libero dibattito democratico.

Pochi giorni dopo, il 14 aprile, lo stesso uomo della Casa Bianca si chiedeva come mai qualcosa fosse ancora sfuggito alle maglie della censura: «Il post più importante sui vaccini oggi» è Tucker Carlson «che dice che non funzionano: Voglio sapere come funziona la “riduzione”». Dal social network rispondono che stanno provvedendo: «Stiamo eseguendo ora questa operazione».

Facebook non è stato l’unico contattato dalla Casa Bianca per fare il lavoro sporco della censura: email simili sono indirizzate anche a Google (proprietaria di YouTube) e Whatsapp (che è sempre di Meta, proprietaria di Facebook). Flaherty chiedeva infatti di “limitare la diffusione di contenuti virali” su Whatsapp: una app di messaggistica privata, da utente a utente.

All’operazione di censura ha partecipato attivamente anche un organo tecnico quale il CDC, come risulta dalle email ottenute dalla rivista Reason. Il Centro era in contatto costante con Facebook e dava indicazioni su cosa fosse scientifico e cosa andasse invece censurato, o limitato nella diffusione. Dava una guida pratica su cosa poter dire, insomma. Fra le informazioni censurate, anche gli effetti avversi ai vaccini (compresi quelli raccontati per esperienza personale) e i consigli a non vaccinarsi per determinate categorie di persone, fra cui bambini e guariti.

Per ironia della sorte, fra gli argomenti proibiti da non diffondere c’era anche l’ipotesi che il virus fosse uscito da un laboratorio cinese. Mentre Facebook e CDC si scambiavano email riguardo questa forma di “disinformazione”, nel maggio 2021, la teoria è stata considerata definitivamente come “plausibile” sia da Fauci che dalla stessa Oms. La realtà si muove, la censura non sempre riesce a starle dietro.