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Mariologia / 2

Corredenzione, una partecipazione voluta da Dio

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L’unione di Maria con Cristo nell’opera di redenzione è partecipativa, in virtù di quanto predestinato da Dio stesso. Chi critica il titolo di Corredentrice, come mons. Staglianò, dimentica l’insegnamento cattolico sul valore della sofferenza redentrice, ponendosi in una logica protestante.

- Dossier: Maria è Corredentrice

Ecclesia 23_01_2026

Pubblichiamo di seguito la seconda parte dell’approfondimento di Mark Miravalle e Robert Fastiggi sulla corredenzione mariana (qui la prima parte).

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Ciò che manca sostanzialmente nell'analisi di mons. Antonio Staglianò è il principio fondamentale cattolico e metafisico della partecipazione. Come ha osservato Luisella Scrosati, questo principio di fondamentale importanza, che è al centro della corredenzione mariana, è assente anche nella nota dottrinale del Dicastero per la Dottrina della Fede, Mater populi fidelis. L'unione di Maria con Cristo nell'opera di redenzione è partecipativa. La sua influenza salvifica, come insegna il Vaticano II, «non nasce da una necessità oggettiva, ma da una disposizione puramente gratuita di Dio, e sgorga dalla sovrabbondanza dei meriti di Cristo; pertanto si fonda sulla mediazione di questi, da essa assolutamente dipende e attinge tutta la sua efficacia, e non impedisce minimamente l’unione immediata dei credenti con Cristo, anzi la facilita» (Lumen Gentium, 60). Partecipare o condividere l'opera di Dio non sminuisce Dio. Anche la nostra stessa esistenza è una partecipazione all'essere di Dio. Come insegna san Tommaso d'Aquino, «Dio è essere essenziale, mentre tutte le altre cose sono esseri per partecipazione» (ST I, q. 4, a. 3, ad 3). Negare la partecipazione di Maria alla Redenzione significa anche negare quella del popolo di Dio. In definitiva, si tratta di una contrapposizione tra la partecipazione attiva cattolica e la ricettività passiva protestante.

Uno dei punti più inquietanti dell'articolo del vescovo Staglianò è l'affermazione che la devozione a Maria come Corredentrice si basa sulla «persistenza subconscia di un Dio giustiziere, la cui ira deve essere placata» da una Madre più misericordiosa. Ciò costituisce un attacco ad hominem estremo alla corredenzione mariana e ai cattolici che hanno usato questo titolo, tra cui san Giovanni Paolo II, santa Teresa di Calcutta e il recente dottore della Chiesa, san John Henry Newman. È triste che un teologo associato al Vaticano ricorra a uno stereotipo così distorto del ruolo corredentore di Maria. Questo è proprio lo stereotipo che a volte viene utilizzato dagli oppositori protestanti della devozione mariana cattolica. Non è ciò che ci si aspetterebbe da un membro della Pontificia Accademia Teologica. Queste forme infondate di iperbole non contribuiscono al processo sinodale potenzialmente prezioso che sta avvenendo in questo momento riguardo al ruolo subordinato di Maria nella Redenzione. In effetti, monsignor Staglianò produce un “uomo di paglia” teologico (argomentazione fittizia) affermando che Maria, come Corredentrice, suggerisce che dobbiamo avere accesso alla misericordia di Maria per difenderci dai fulmini di una Giustizia Divina vendicativa e minacciosa. In realtà, la Tradizione cattolica e il Magistero riconoscono che la corredenzione mariana presuppone un'armoniosa unità tra la giustizia e la misericordia infinita di Gesù – manifestata nella sua storica Redenzione dell'umanità – e la misericordia cooperante della sua Madre Immacolata che, come persona umana, partecipa in perfetta obbedienza al piano predestinato del Padre Celeste.

Non è stata Maria a inserirsi nel piano di Redenzione. È stato piuttosto Dio stesso a predestinare Maria a dire sì a nome dell'intera razza umana (cfr. san Tommaso d’Aquino, ST III, q. 30, art 1). Ancora una volta, va sottolineato con enfasi che il fedele sì di Maria e la conseguente sofferenza durata tutta la vita culminarono sul Calvario nel meritorio compimento del piano redentore del Padre. Fu il Padre a predestinare che la Redenzione avvenisse in una meravigliosa unità tra Gesù, il nuovo Adamo divino e umano, e Maria, la nuova Eva immacolata e umana. Questo è biblico, patristico e magisteriale.

Quasi come confutazione personificata dell'affermazione infondata dell'autore, non è un caso che san Giovanni Paolo II, che ha posto tanta enfasi sulla Divina Misericordia, abbia anche affermato più volte durante il suo pontificato che Maria è Corredentrice e abbia generosamente insegnato questa dottrina. Egli era anche il papa dell'alleanza dei Cuori di Gesù e Maria, riconoscendo i due Cuori uniti nell'amore reciproco e nella misericordia per il genere umano (cfr. Angelus del 15 settembre 1985).

Le premesse del vescovo Staglianò sembrano minare l'autentico insegnamento cattolico sul valore soprannaturale della sofferenza redentrice, così come fondato nel riconoscimento di san Paolo in Colossesi 1,24 che nelle sue sofferenze completa «ciò che manca ai patimenti di Cristo a favore del suo corpo, che è la Chiesa». Ancora una volta, la posizione di Staglianò sembra essere più in linea con la cristologia e l'ecclesiologia protestante solus Christus che non con i concetti pienamente cattolici che si trovano, ad esempio, nell'enciclica di Pio XII, Mystici Corporis, e nella lettera apostolica di Giovanni Paolo II, Salvifici Doloris.

Pio XII, nella Mystici Corporis (al n. 44), insegna che «la salvezza di molti dipende dalle preghiere e dalle volontarie mortificazioni, a questo scopo intraprese dalle membra del mistico Corpo di Gesù Cristo» (AAS 35 [1943], 213). Nel n. 106 della stessa enciclica, egli scrive: «Sebbene infatti il Salvator nostro con le sue durissime pene e la sua acerba morte abbia meritato alla sua Chiesa un tesoro addirittura infinito di grazie, per disposizione però della provvidenza di Dio esse solo partitamente ci vengono distribuite; e la loro minore o maggior dovizia non poco dipende anche dalle nostre buone opere, dalle quali una vera pioggia di celesti doni volontariamente largita da Dio, viene attirata sulle anime umane» (AAS 35 [1943], 245).

San Giovanni Paolo II offre una riaffermazione postconciliare dello stesso insegnamento magisteriale in Salvifici Doloris. Ancora una volta, il vescovo Staglianò sembra pensare che attribuire un valore corredentivo alla sofferenza di Maria minacci la sufficienza del sacrificio di Cristo. Giovanni Paolo II, tuttavia, confuta direttamente questa argomentazione spiegando cosa intende san Paolo, quando dice che nelle sue sofferenze completa «ciò che manca ai patimenti di Cristo a favore del suo corpo, che è la Chiesa» (Col 1,24). «Questo vuol dire, forse, che la redenzione compiuta da Cristo non è completa? No. Questo significa solo che la redenzione, operata in forza dell’amore soddisfattorio, rimane costantemente aperta ad ogni amore che si esprime nell'umana sofferenza. In questa dimensione - nella dimensione dell'amore - la redenzione già compiuta fino in fondo, si compie, in un certo senso, costantemente. Cristo ha operato la redenzione completamente e sino alla fine; al tempo stesso, però, non l'ha chiusa: in questa sofferenza redentiva, mediante la quale si è operata la redenzione del mondo, Cristo si è aperto sin dall'inizio, e costantemente si apre, ad ogni umana sofferenza. Sì, sembra far parte dell'essenza stessa della sofferenza redentiva di Cristo il fatto che essa richieda di essere incessantemente completata» (Salvifici Doloris, n. 24).

Se le sofferenze di Maria non hanno valore redentivo, allora nemmeno le nostre lo hanno. La Chiesa, tuttavia, ha giustamente insegnato che unendo le nostre sofferenze a quelle di Cristo possiamo diventare «corredentori dell'umanità». San Giovanni Paolo II, parlando ai malati dell'Ospedale Fatebenefratelli il 5 aprile 1981, li invitò a unire le loro sofferenze alla passione di Cristo come «corredentori dell'umanità». Allo stesso modo, papa Benedetto XVI, benedicendo i malati a Fatima il 13 maggio 2010, ha ricordato loro che se le loro sofferenze sono unite a Cristo essi possono «diventare, secondo il suo disegno, uno strumento di redenzione per il mondo intero». Secondo Benedetto XVI, essi diventeranno «redentori nel Redentore».

2. Continua



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