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Maria Corredentrice manifesta la totale unione al Redentore

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La sofferenza della Madre sul Calvario fu la partecipazione singolare all'opera del Figlio, non un percorso di salvezza parallelo. Per sgomberare il campo da equivoci e riduzionismi la riflessione sulla Corredenzione mariana prosegue con una serie di approfondimenti di Mark Miravalle e Robert Fastiggi, già coautori del documento dell'Associazione Mariana Internazionale, pubblicato l'8 dicembre 2025 in risposta alla Nota Mater populi fidelis.
Dossier: Maria è Corredentrice

Ecclesia 22_01_2026
Ippolito Scalza (Wikimedia Commons) By Ippolito Scalza - Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=91353067

Il 2 gennaio 2026 monsignor Antonio Staglianò, presidente della Pontificia Accademia di Teologia ed ex vescovo di Noto in Sicilia, ha pubblicato un articolo intitolato Il «no» al titolo di Corredentrice? Perché Maria ci conduce a Cristo. L'articolo è apparso sul quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), Avvenire. L'autore sostiene che il titolo di Corredentrice porta a una «distorsione» della Redenzione di Cristo. Purtroppo l'articolo presenta un grave fraintendimento del titolo mariano di Corredentrice e, in ultima analisi, mina non solo la partecipazione di Maria alla Redenzione, ma anche la partecipazione di tutti gli esseri umani alla salvezza delle anime.

Mons. Staglianò ha ragione quando afferma che Maria è «sulla soglia di casa non per offrire una strada diversa ma per (…) accompagnarci (…) tra le braccia aperte di suo Figlio». Egli presume però erroneamente che Maria, in quanto Corredentrice, ci conduca lungo un cammino separato da Cristo. Il ruolo corredentore di Maria è sempre unito a quello di Gesù perché lei è unita a Gesù da un «legame intimo e indissolubile» (arcto et indissolubili vinculo unita, Lumen gentium, 53). Mons. Staglianò parla dell’«unione intima con il Figlio» di Maria, ma non riesce a vedere che il ruolo di Maria come Corredentrice è una manifestazione della sua completa unione con Gesù, il divino Redentore, specialmente sotto la Croce.

Lumen gentium 58 ci dice che Maria «serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette (cfr. Gv 19,25), soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo materno al suo sacrificio, amorosamente consenziente all'immolazione della vittima da lei generata». Come Corredentrice, Maria in nessun modo offre «un percorso di salvezza parallelo», come sostiene mons. Staglianò. Al contrario, il suo ruolo di Corredentrice è sempre con e sotto il suo divino Figlio. Lei è la Nuova Eva, unita a Cristo, il Nuovo Adamo, nell'unico sacrificio comune del Calvario.

Eva ha dato inizio alla Caduta con il suo «no». Maria ha dato inizio alla Redenzione con il suo «sì». Corredentrice significa anche che Maria apre la strada alla Redenzione, non solo nella realizzazione storica della Redenzione, ma anche ora per noi come Madre spirituale attraverso il tempo e la storia. Come nostra Madre spirituale, ha partecipato con suo Figlio all'acquisizione delle grazie della salvezza, e ora come “Mediatrice” «continua a ottenerci i doni che ci assicurano la nostra salvezza eterna» (Lumen gentium, n. 62). Queste funzioni materne sono quelle contenute nei titoli di Corredentrice e Mediatrice di tutte le grazie.

Mons. Staglianò sostiene che chiamare Maria Corredentrice implica che il sacrificio di Gesù non fosse sufficiente. Secondo lui, il titolo di Corredentrice significa che Maria deve «co-completare» il sacrificio di Cristo con un'opera di salvezza «parallela» o «integrativa». Questa, in realtà, è una completa distorsione della dottrina cattolica della corredenzione mariana. I papi, i teologi e i santi cattolici hanno sempre inteso il ruolo corredentore di Maria come subordinato, secondario e dipendente da Cristo. Nel suo libro, La Corredentrice nel mistero di Cristo e della Chiesa, mons. Brunero Gherardini spiega: «L'opera di Cristo non è solo primaria, ma sovrana e perfetta; quella di Maria è subordinata, secondaria e strumentale» (Edizione Vivere IN, 1998, p.372).

Il vescovo Staglianò afferma che il ruolo di Maria «è di condurre a Cristo, non di sostituirlo o di coadiuvarlo in un’opera di cui Lui solo è l’artefice». Questa affermazione ha connotazioni soteriologiche protestanti. Maria assiste Gesù nella Redenzione per la predestinazione voluta dal Padre. L'associazione di Maria con Cristo nell'opera della Redenzione non è dovuta all'insufficienza del sacrificio di Cristo, ma alla perfezione e all'amore della Redenzione di Cristo, che cerca di associare e includere l'umanità nella sua opera salvifica, in particolare la sua Madre immacolata.
L'insegnamento cattolico fondamentale di sant'Agostino non può essere negato in questo caso: «Dio ci ha creati senza di noi, ma non ha voluto salvarci senza di noi» (Sermo 169, 11, 13. Pl. 38, 923). La partecipazione attiva di Maria alla Redenzione si basa sulla libera volontà di Cristo e sul «legame intimo e indissolubile» tra Lui e sua madre.

A causa di questa unione d'amore tra Gesù e Maria, Pio XI disse: «Il Redentore non poteva, per necessità, non associare la Madre Sua alla Sua opera, e per questo noi la invochiamo col titolo di Corredentrice. Lei ci ha dato il Salvatore, Lo ha accompagnato nell'opera della Redenzione fino alla Croce stessa, condividendo con Lui i dolori dell'agonia e della morte in cui Gesù ha consumato la Redenzione di tutto il genere umano» (L'Osservatore Romano, 1° dicembre 1933, p. 1).

Nella sua lettera apostolica del 1984, Salvifici doloris, Giovanni Paolo II spiega che la piena sufficienza del sacrificio di Cristo non impedisce la partecipazione o la condivisione della sua opera redentrice, ma piuttosto la prevede: «La sofferenza di Cristo ha creato il bene della redenzione del mondo. Questo bene in se stesso è inesauribile ed infinito. Nessun uomo può aggiungervi qualcosa. Allo stesso tempo, però, nel mistero della Chiesa come suo corpo, Cristo in un certo senso ha aperto la propria sofferenza redentiva ad ogni sofferenza dell'uomo. In quanto l'uomo diventa partecipe delle sofferenze di Cristo – in qualsiasi luogo del mondo e tempo della storia –, in tanto egli completa a suo modo quella sofferenza, mediante la quale Cristo ha operato la redenzione del mondo» (Salvifici doloris, 24).

Giovanni Paolo insegna che Maria ha condiviso la passione di Cristo in modo unico mentre era lì sotto la Croce al Calvario: «... fu sul Calvario che la sofferenza di Maria Santissima, accanto a quella di Gesù, raggiunse un vertice già difficilmente immaginabile nella sua altezza dal punto di vista umano, ma certo misterioso e soprannaturalmente fecondo ai fini dell'universale salvezza. Quel suo ascendere al Calvario, quel suo « stare » ai piedi della Croce insieme col discepolo prediletto furono una partecipazione del tutto speciale alla morte redentrice del Figlio» (Salvifici doloris, 25).

Giovanni Paolo II afferma che la sofferenza di Maria sotto la Croce fu «misteriosa e soprannaturalmente feconda ai fini dell'universale salvezza». Questo è il significato della corredenzione mariana. Maria come Corredentrice «nulla detrae o aggiunge alla dignità e alla efficacia di Cristo, unico Mediatore» (Lumen gentium, 62). Il suo merito, come insegna san Pio X, era di convenienza, non di giustizia o assoluto (Enciclica Ad diem illum, 1904, Denz.-H, 3370).
Tuttavia, la sua sofferenza in unione con Cristo era «soprannaturalmente feconda per la redenzione del mondo».

1. Continua



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In occasione della solennità di Maria Santissima Madre di Dio, pubblichiamo ampi stralci dell’articolo La pretesa di esaltare il Figlio senza la Madre, di padre Serafino Lanzetta, da La Bussola Mensile di gennaio 2026, che dedica il primo piano alla Corredenzione mariana.
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ASSOCIAZIONE MARIANA INTERNAZIONALE

Maria Corredentrice, tutti gli errori della Nota vaticana

08_12_2025 Luisella Scrosati

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- IL TESTO INTEGRALE DEL DOCUMENTO DELL'ASSOCIAZIONE MARIANA INTERNAZIONALE